Cosa ci aspetta con la legge di Bilancio

Mentre il Covid continua, purtroppo, ad occupare la massima parte delle cronache quotidiane, cominciano a circolare le bozze della legge di Bilancio 2021, quest’anno quanto mai complicata.

La manovra dovrebbe aggirarsi intorno ai 40 miliardi – per l’esattezza si parla di 37,9 miliardi – includendo nuovi e vecchi impegni di spesa. Anche in questo caso, un po’ come sta avvenendo nel dualismo tra emergenza sanitaria ed economica, c’è da trovare la quadra tra aiuti sociali e sostegno agli investimenti per le aziende.

La crisi impone indubbiamente protezione ai cittadini e immissione di liquidità in una logica keynesiana. A livello internazionale è stato riconosciuto all’Italia un discreto lavoro sul fronte dell’impegno di “cura” del disagio sociale, in particolare attraverso la cassa integrazione e i bonus. Certo, è una strada che non si può praticare all’infinito e senza gli aiuti alle imprese, cioè non facendo ripartire il Paese, l’area del disagio rischia di allargarsi.

Del resto il governo finora ha immesso oltre 100 miliardi nell’economia real. Ed altri ne immetterà, specie quando i soldi del Recovery Fund finalmente arriveranno con la bella stagione. Intanto, per i mesi che ci attendono, occorrerà continuare a far ricorso ai mercati che, seppur con tassi vantaggiosi e a scadenza ventennale o trentennale, fanno ulteriormente lievitare il debito pubblico. Insomma, i soldi sono quasi tutti a deficit: il maggior indebitamento è per ora facilitato dall’allentamento del patto di stabilità. Ma prima o poi ciò costituirà un enorme problema, specie quando il patto di stabilità sarà ripristinato, probabilmente nel 2023.

Cosa prevede, per sommi capi, la legge di Bilancio? Molte risorse andranno, appunto, alla protezione sociale. Innanzitutto sono previsti altri cinque miliardi per la cassa integrazione e quattro miliardi in più per il reddito di cittadinanza, ma spalmati in dieci anni (196 milioni per il 2021, poi intorno ai 475 milioni per ogni anno a venire). Come noto, il numero dei beneficiari del reddito di cittadinanza è esploso e l’impegno dei 7,3 miliardi andrà sicuramente oltre.

Va poi ricordato che il governo ha inserito in manovra la proroga al prossimo 31 marzo del blocco dei licenziamenti.

Per gli aiuti a fondo perduti non c’è molto: per tutto il 2021 sono stati stanziati quattro miliardi.

Altri 800 milioni per il 2021, messi a disposizione dal ministero del Tesoro, dovrebbero finire “ai territori”, cioè in quegli immancabili rivoli a disposizione dei parlamentari per i propri “feudi elettorali”. Altri 400 milioni sono già pronti per il 2022.

Sono 5,5 i miliardi destinati all’assegno unico per i figli: parrebbe una buona notizia, ma comporta l’azzeramento di tutte le detrazioni per i minori a carico.

Per la riforma del fisco ci sono 2,5 miliardi, ma non partirà prima del 2022.

Causa i forti impegni per la spesa sociale, al tessuto produttivo resta poco. Viene rifinanziato il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Poi c’è la conferma dello sgravio del 30 per cento per tutti i dipendenti nel Mezzogiorno. Si rinnova il piano di decontribuzione per gli under 35, che prevede tre anni di sgravio al 100 per cento fino a 6mila euro, anni che diventano quattro per le assunzioni nel Mezzogiorno.

Tra le altre spese, un “pacchetto scuola”: 200 milioni per autobus e altri mezzi che utilizzano gli studenti, 150 milioni per gli scuolabus, fondi per la scuola digitale e le risorse per l’assunzione di 25mila insegnanti di sostegno.

Il Fondo sanitario sale a 121 miliardi, con risorse aggiuntive soprattutto per i tamponi rapidi presso medici di base e pediatri. Fondi aggiuntivi per il personale sanitario, compresa un’indennità professionale specifica con 235 milioni complessivi.

Confermati, infine, i numerosi bonus, da quello per bici e monopattini elettrici a quello bebè, fino alla card cultura per i giovani.

Gli interventi dovranno alleviare un’economia in forte sofferenza, con un Pil 2020 che potrebbe toccare il meno 11-12 e un rapporto debito pubblico/Pil attorno al 160 per cento.

Anche sul fronte del lavoro si teme che quando finirà il blocco dei licenziamenti, almeno un milione di lavoratori dipendenti del settore privato resti senza occupazione e senza reddito. Una “bomba sociale” che, si spera, verrà attenuata dall’estate, così come avvenuto quest’anno.

Non va meglio per il lavoro autonomo, con gli studi professionali che, sebbene aperti, soffrono la stasi generale.

(Domenico Mamone)

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