Covid, fase2, sulla mobilità Roma rischia seriamente il caos

“Diverse ipotesi sono allo studio”. E’ questa la frase che si legge spesso negli articoli che trattano il tema della mobilità a Roma nella Fase 2 dell’emergenza coronavirus. E quando le soluzioni sono ancora allo studio, vuol dire che l’argomento è particolarmente complesso.

Il problema di fondo è che la mobilità a Roma non funziona da anni. E queste settimane di “tutti a casa” hanno cambiato volto alla città rendendola, senza traffico, quasi irreale: i pochi bus hanno coperto le tratte in tempi brevissimi. Una sorta di miraggio, che ha avuto tra gli esiti anche un’aria visibilmente più pulita.

Ora le riaperture, ovviamente necessarie, rischiano però di palesare il nervo scoperto proprio nel trasporto pubblico. Ma non solo. Per logica e per sicurezza sanitaria gli autobus, che sono già pochi, dovranno ridurre i passeggeri anche del 70 per cento. Anche molti taxi non potranno avere a bordo più di due persone. Una parte degli utenti di mezzi pubblici potrà optare per il mezzo privato, automobile in primis, andando però ad accentuare il traffico. Un’altra quota, ma ovviamente minore, potrebbe ricorrere a biciclette e monopattini. L’unica soluzione per attenuare l’inevitabile caos, però, resta quella di avere meno gente possibile in giro. Più o meno lasciare a casa più della metà dei romani.

Gioca a favore del piano il fatto che studenti e professori continuino a non andare a scuola. Un altro “aiutino” potrà assicurarlo lo scaglionamento di entrare e uscite dai luoghi di lavoro, con la previsione di utilizzare anche il sabato. Ma un aspetto essenziale sarà quello di continuare a garantire il telelavoro a più gente possibile. Anche perché, specie con gli accessi regolati ai mezzi pubblici e alla metropolitane (con il personale Atac che già si lamenta perché non vuole fare una sorta di “sceriffo” delle tante situazioni difficili che sicuramente non mancheranno), i ritardi saranno all’ordine del giorno.

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