Covid, il 95% dei contagi in Molise con la seconda ondata

Tra gli ultimi ad essere stroncati dal Covid, anche un ex consigliere regionale, Luigi Terzano, 68 anni. Ma nel triste elenco di chi non ce l’ha fatta, anche persone giovani, come Mirko, 38 anni, morto qualche giorno fa nell’ospedale di Termoli. I posti in terapia intensiva sono ormai saturi, tanto che è stata attivata da giorni la Cross, la Centrale remota operazioni soccorso sanitario, che prevede i trasferimenti in elicottero di pazienti in altre regioni. Operazioni che stanno avvenendo con particolare intensità, destinazione Lazio, Campania, Puglia e persino Toscana ed Emilia-Romagna.

Il Molise, nel silenzio pressoché generale – del resto non è una novità per questo piccolo territorio – è in piena bufera coronavirus, tanto che uno dei suoi senatori, Fabrizio Ortis, chiede al Governo nazionale di sostituirsi a quello regionale in base ai poteri sanciti dall’art. 120 della Costituzione.

Fino al 23 settembre 2020 la più piccola regione del nostro Mezzogiorno, meno di 300mila residenti di cui molti abitanti fuori dal territorio regionale, soprattutto a Roma, nel Nord Italia e all’estero, era stata abbastanza risparmiata dalla pandemia: i contagi complessivi, a quella data, erano 623, i decessi “appena” 23. Questione soprattutto di fatalità. Ma negli ultimi cinque mesi, i nuovi casi sono stati ben 9.560 con 318 morti. Praticamente il 95 per cento di contagi e decessi è dovuto alla seconda ondata, come ricorda Il Fatto Quotidiano.

Negli ultimi due mesi, i ricoverati sono raddoppiati.

Il cosiddetto “Basso Molise”, cioè la costa adriatica e il primo entroterra, è flagellato dalla variante inglese. Tutti gli ospedali sono in sofferenza, pieni anche di pazienti giovani. Mancano i posti, ma anche i medici.

Analogamente alla Calabria, il vero dramma è un servizio sanitario pubblico pieno di criticità non nuove, ma determinate dai debiti, dal malaffare e dai tagli economici. Anche qui c’è l’ospedale pronto ed efficiente, il “Vietri” di Larino, ma stranamente chiuso. Sarebbe potuto diventare l’unico ospedale Covid della regione, ma non è stato fatto. Tanto che, come in periodi bellici, ora è necessario montare un ospedale da campo, 24 posti letto gestiti dalla Croce Rossa a Termoli. Un modulo di terapia intensiva di 10 posti dovrebbe partire a Campobasso dal 3 marzo e dieci giorni dopo altri moduli a Termoli e ad Isernia. Parallelamente ci si sta rivolgendo alla sanità privata.

In queste condizioni, ben trentatré Comuni su 136 sono in zona rossa.

I numeri delle vaccinazioni sono risibili: come ricorda Ortis, “nelle ultime 48 ore sono state somministrate poco più di 400 dosi al giorno, che permetteranno alla popolazione del Molise di raggiungere l’immunità forse tra vent’anni”.

“La palese inadeguatezza della classe politica e dirigente, nel gestire l’emergenza, non sarà dimenticata dai molisani – scrive Luigi Valente, coordinatore politico di Azione Molise, in una lettera indirizzata ai giornali. Secondo Valente, durante un anno di Covid in Molise, ciò che si poteva e doveva fare non si è fatto. “Coloro che dovevano lavorare in sinergia per il benessere dei molisani, hanno gareggiato a delegittimarsi a vicenda, provocando un disastro sanitario evitabile”.

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