Covid, il primato della coscienza


E’ volato un anno dallo schianto del Coronavirus sul mondo, da quando cioè questo drago imbestialito, ci sta sprofondando in una voragine di lutti e malinconie. Un anno, durante il quale però abbiamo saputo rintracciare ed esercitare, nel silenzio, l’arte della speranza, con la visione di una immensa pianura verso la quale ci stiamo ancora avventurando.  Proprio un anno fa, irruppe minaccioso il Decreto della CEI, con cui venivano sbarrate le porte dei templi, vietate le messe feriali, festive, matrimoni, funerali. Proibita pure la “Mensa fraterna” a Guardialfiera e la novena di San Giuseppe. Un tonfo al cuore. Ma l’isolamento dovuto al virus, trasformò tante nostre case in tanti rifugi di preghiera e di ritrovata fratellanza.

Dalla fine di maggio le chiese sono state riaperte; sono stati ripristinati riti e officiate cerimonie. Ma quel conforto liturgico soffocato dal blackout primaverile 2020, non è stato recuperato con la stessa esperienza esaltante di prima. Le chiese soffrono adesso di un vuoto angosciante; s’intravede una paralisi spirituale pandemica. Si percepisce attorno una sensazione di paura. Sembra di aver paura di Dio! Dell’Eterno il quale in questi momenti dolorosi, s’affanna per rianimarci dalla nostra tristezza. E ci sussurra, col suo linguaggio umile e discreto: che aperte ed amabili sue le sue case e che corazza e tenerezza, è dispensata a chi vi abita con confidenza” (Sal. 84-83).

Nel nostro passato remoto, fiaccati dalla guerra e dalla fame – a piedi scalzi – ci arrampicavamo per irti sentieri verso il Santuario della Difesa a Casacalenda e, a lingua scivolante, giungere fino al trono della Vergine, e lì noi, con una fonte di forza, a supplicare il suo soccorso. Non si avvertiva paura, neppure sotto il fischiare rasente dei cannoni, posizionati  appena più in su, sul colle di Gesù Redentore, verso Guardialfiera. Era quello il nostro abbandonarci a Dio: Era la Fede dei semplici!

Ora, in presenza di inarrestabili contagi-covid e di decessi che falciano impietose anche molte giovani esistenze, durante questa stentata novena a San Giuseppe – tra l’insostenibile terrore, e in viaggio con il vaccino – quanto benefico potremmo ricavare in un prurito di vangelo, per grattare l’infallibile triplice esortazione: “chiedete, cercate, bussate”. E, per chi crede, quanto soave e consolante sarà poi il picchiare, in chiesa, la porticina del tabernacolo, avendo raccolto la sua sollecitazione: “venite da me, venite o voi tutti impauriti e stanchi , ed io vi consolerò, io vi salverò! David Maria Turoldo – sacerdote, teologo, filosofo, poeta fecondo di un cristianesimo ripieno di ansia e di comprensione – coglie così il punto d’innesto tra l’umanità e la divinità: “Sei tu o Cristo il nostro rifugio, la patria, la tenda, la nostra amicizia, lo scrigno sicuro. E noi, dentro il tuo cuore facciamo convento”.

(Vincenzo Di Sabato)

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