Covid, ma davvero c’è da fidarsi dei numeri?

La diffusione quotidiana dei numeri riguardanti il Covid accende spesso più di un dubbio. Innanzitutto si tratta di cifre che non possono essere prese per oro colato per un semplice fattore: dipendono esclusivamente dal numero dei tamponi eseguiti. E da quando i tamponi molecolari sono stati affiancati da quelli rapidi nel calcolo, le cose si sono complicate ulteriormente. Inoltre le cifre globali lasciano sicuramente fuori tanti asintomatici, proprio perché manca un’attività sistematica di monitoraggio e di tracciamento.

Insomma, anche il numero totale dei contagiati è fuorviante: quanti asintomatici, ma anche persone che non sono state registrate (o non si sono fatte registrare) dovrebbero far parte del calcolo?

Ecco, allora, che l’attività settimanale di analisi dei dati presenta sicuramente molte falle. Ad esempio, l’analisi dei numeri da lunedì 15 a domenica 21 febbraio, racconta di 87.435 casi contro gli 85.210 dei sette giorni precedenti. Nelle tre settimane precedenti i numeri erano abbastanza simili: 83.734, 86.272, 85.564. Ma in base a quanta intensità nella ricerca dei positivi?

Questi dati non costituiscono un semplice esercizio matematico. Su tali cifre si basa la Cabina di regia per il suo rapporto settimanale incentrato sull’incidenza dell’infezione. C’è di più: l’Rt, che determina provvedimenti di apertura e di chiusura, è addirittura frutto dei numeri di due settimane prima, quindi oltre che oggetto di dubbi per la quantità reale, anche di perplessità per una situazione decisamente passata.

Certo, i numeri in modo molto orientativo possono essere utili per i trend. Sappiamo, così, che l’Abruzzo ha registrato il più alto incremento di casi in percentuale (oltre il 40 per cento), seguito dalla Lombardia intorno al 20 per cento. Poi Emilia-Romagna (16.6), Toscana (14,4), Marche (9,9), veneto (8,4), Piemonte (8,1), Basilicata (5,1). È altrettanto vero, però, che nelle zone dove si osserva un calo (ad esempio Umbria, con 230 casi settimanali per 100mila abitanti, e Molise, con 193 casi), la situazione non è certo rosea.

Discorso a parte dovrebbe essere fatto per il numero dei morti, l’elemento più freddo in questo rituale matematico. Sicuramente questa tragedia non può essere liquidata con una semplice cifra: quando, tra qualche giorno, supereremo i 100mila, non mancherà un retorico rituale di attenzione. Che invece andrebbe riservata ogni santo giorno.

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