“Crossing Bridges”, il libro di Francesco Paolo Tanzj

Francesco Paolo Tanzj (foto La voce di New York)

Seduto alle 11 di mattina al News Bar Cafè, tra la 12esima strada e University Place nel West Village di Manhattan, l’autore Francesco Paolo Tanzj sorseggia un espresso seduto al tavolo esterno del bar. Questa è la prima volta che ritorna a New York dall’inizio della pandemia nel 2020, ci dice, e lo fa appena dopo aver pubblicato il suo nuovo libro  Crossing Bridges,  nel quale esprime il suo amore  per il fascino della Grande Mela attraverso una raccolta di poesie e racconti.

“Sentivo il dovere di tornare a New York, per renderle omaggio”. Tanzj ha una figlia che da anni vive a New York, fa l’architetto. Quindi è tornato per visitare lei, i nipoti ma anche rivedere tutte le strade, i cantieri e i ponti che hanno ispirato il suo libro.

New York, come la definisce Tanzj nella sua opera, è come la nuova Roma erede dell’Impero Romano; una città globale, cosmopolita, dove si riuniscono persone provenienti da qualsiasi paese. I suoi ponti, come il più famoso che unisce Brooklyn a Manhattan, rappresentano strutture impressionanti non solo per la loro architettura, ma anche dal punto di vista simbolico. Come si può intendere dal titolo del libro, “Crossing Bridges” parla proprio dei “ponti” o legami creati
paradossalmente in una città conosciuta per il suo caos e la sua cacofonia.

“Ho scritto il libro con il desiderio di poter oltrepassare i ponti,” spiega Tanzj. I ponti che ci separano tutti con differenze etniche, razziali e culturali, esistono in tutto il mondo ma, a New York, c’è sempre la speranza nell’unità. Tanzj spera che, come nella sua amata città americana, altre comunità possano imitare la sua formula d’unione nel melting pot. “New York non è l’America, New York è il futuro cosmopolita”, aggiunge Tanzj.

Lo scrittore è nato e cresciuto a Roma, poi si è trasferito nella pace bucolica di Agnone, la città delle campane, provincia di Isernia, dove per anni faceva il professore di storia e filosofia al Liceo Scientifico Giovanni Paolo I. Molta della sua scrittura, infatti, è stata influenzata da autori americani come Hemingway e Kerouac della Beat Generation. Da giovane, Tanzj fu preso dalla curiosità di esplorare il mondo. Trascorse anni viaggiando per l’Europa in autostop.

“Viaggiare ti allarga la mente. Scopri nuove facce, ascolti conversazioni e suoni
differenti”.

Proprio i suoni sono tra le caratteristiche che Tanzj preferisce di New York: quelli delle ambulanze ogni cinque minuti, il rumore dei carrelli della spesa dei vagabondi, i sussurri al cellulare in lingue straniere, il tacchettio delle scarpe. Gli sono mancati questi suoni, anche quelli più banali. La casa, spiega Tanzj, non è solo un posto ma un sentimento: “dove noi ci sentiamo bene, è casa nostra”. Tanzj si considera un cittadino del mondo. Per lui, la globalizzazione contribuisce ad aprirci la mente, comprenderci l’un con l’altro per promuovere il mutuo rispetto.

Nonostante non crede necessariamente in un Dio, l’autore si descrive un “ateo
cristiano”, ovvero un ateo che crede nell’amore verso il prossimo.

Il Manhattan Bridge visto da Brooklyn (Foto di Terry W. Sanders)

Malgrado la sua devozione alla comunicazione, Tanzj non è un grande ammiratore
dei social media. A parte WhatsApp e la sua e-mail, Tanzj preferisce carta e
penna. Lo scrittore non prova risentimento verso le nuove tecnologie e riconosce
che potenzialmente potrebbero essere di grande aiuto per unire le nazioni, ma
“temo che possano ridurci tutti a persone asociali”. Come diceva Popper nel
suo racconto “Cattiva Maestra Televisione”, la tecnologia va usata bene. Tanzj
vorrebbe vedere un mondo nel quale i social possano “condividere, non dividere”.
Per l’autore la grammatica evolve e si trasforma, come la parola computer presa in
prestito dall’Inglese. Nei suoi anni del liceo, l’inglese era ancora un’opzione
superflua, una scelta comune per studenti ai licei classici affascinati dalle lingue.
Oggi invece, osserva Tanzj, il “Globish”, ovvero l’Inglese globale semplificato,
permette a chiunque di comunicare ed esprimersi su piattaforme online.

East River Park, New York 2021 (Foto di Terry W. Sanders)

Tanzj iniziò a scrivere “Crossing Bridges” durante i tempi più severi della
pandemia, spese molto tempo rinchiuso in casa ad Agnone con la sua cagnolina
Draghetta, distraendosi dall’isolamento con la scrittura e alcuni progetti
casalinghi. Poco tempo dopo, la Casa Editrice Graus accettò di pubblicare questa
sua ultima opera letteraria. Nella sua permanenza a New York, Tanzj si è dedicato
a rivedere tutti i suoi luoghi preferiti, incontrando il direttore della New York
Public Library menzionata nel suo libro e salutando i membri dell’Istituto
Italiano di Cultura di New York.

Non aggiungendo altro, Tanzj si alza dal tavolo lasciando quel che rimane della
sua sigaretta nella tazzina di caffè vuota. Camminando verso Union Square in
silenzio, mi accorgo di quanto lo scrittore si goda visibilmente tutti i suoni della
città da lui tanto amata.

Lara Dreux (La Voce di New York)
su segnalazione dell’autore

Precedente I 17 obiettivi dell’Onu-Agenda 2030 in giro per Roma Successivo Torna il molisano Iannacone su Rai3 con "Che ci faccio qui"