De Rita-Gentile, “scontro” molisano sul 25 aprile

Il sasso nello stagno l’ha gettato il sociologo romano d’origine molisana Giuseppe De Rita (padre di Venafro, anni della guerra vissuti a Frosolone). In un’intervista al quotidiano La Nuova Sardegna, in modo provocatorio, il fondatore del Censis ha in sostanza detto che il 25 aprile è una festa che ai giovani non dice nulla. “La verità è che, fatta eccezione per quelli che per età lo hanno vissuto a suo tempo, cioè al tempo della Liberazione, il 25 aprile è una celebrazione superata. L’Italia non ha più bisogno di ricordare l’antifascismo per evitare il fascismo – ha detto l’autorevole intellettuale, tra i più lucidi lettori della società italiana.

Giuseppe De Rita con Sergio Mattarella
(foto Francesco Ammendola
Ufficio stampa della Presidenza della Repubblica)

Il molisano (di Bojano) Emilio Gentile, tra i massimi storici contemporanei, non concorda, come ha riportato il Messaggero. Il professore ha osservato: “Trattare così sbrigativamente, come anticaglia, una tappa fondamentale della vicenda italiana mi sembra sbagliato. Se davvero i giovani non hanno alcun interesse per il 25 aprile, e quel passaggio storico non dice loro niente, vuol dire che tra i giovani dilaga l’ignoranza, non vuol dire che il 25 aprile oggi vale poco. È stata la festa non dell’antifascismo, ma della Liberazione con la quale si è restituita la democrazia agli italiani. Queste cose bisogna saperle e studiarle sempre di più”.

Chi ha ragione? Forse entrambi. È vero che il 25 aprile, purtroppo, costituisce più una tappa della memoria che non un’occasione per ribadire valori imprescindibili per la nostra democrazia. E che molti giovani votati al disimpegno non solo ignorano le vicende salienti della guerra, ma le trovano un argomento superato. Responsabilità anche della scuola nozionistica, con programmi che spesso “rincorrono” il Novecento. Tuttavia non si può generalizzare, dal momento che altri giovani ribadiscono l’impegno per la difesa di quei valori.

Insomma, il 25 aprile resta una festa divisiva, come del resto molte delle ricorrenze civili.

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