Effetti neoliberisti

Nei giorni scorsi i mass media italiani erano tutti concentrati sulle manovre per l’elezione del Presidente della Repubblica, poi sul suo giuramento, sul Festival di Sanremo e sull’apertura delle olimpiadi invernali a Pechino.

Saranno stati pure eventi di rilievo, ma non potevano né dovevano essere usati come mezzi di distrazione di massa lasciando passare in secondo piano i tanti problemi reali della popolazione e talora gli stessi decessi sul lavoro o quelli per la pandemia.

Pochi, come si dice in gergo, si accorgevano che la casa stava bruciando; ciò nonostante cercavano ipocritamente di tenere nascoste le fiamme.

Gli spazi attinenti agli aspetti essenziali della vita quotidiana dei cittadini potevano essere trovati in qualche pagina interna dei quotidiani o negli organi di contro informazione.

“Effetto Lagarde” titolava qualche giornale economico riferendosi alle dichiarazioni della presidente della Banca Centrale Europea che nella conferenza stampa di giovedì 3 febbraio lasciava i tassi invariati, ma dichiarava a mercati aperti che l’inflazione sarebbe rimasta alta più a lungo del previsto.

Se vogliamo dirla tutta con chiarezza, le dichiarazioni non certo molto ponderate della Lagarde hanno sicuramente contribuito a scatenare la tempesta sui mercati borsistici europei, ma come sempre siamo davanti ad un fenomeno che non è altro se non l’effetto di un’economia speculativa che è figlia del peggiore neoliberismo mai conosciuto le cui logiche di competizione e sopraffazione sembrano aver pressoché annullato ogni spirito di condivisione proprio di tanti filoni della cultura cattolica e marxista.

Viviamo ormai in una società plutocratica nella quale le grandi multinazionali e i poteri finanziari contano più delle istituzioni politiche che, al servizio delle grandi lobbies, stanno distruggendo la democrazia insieme ai fondamentali principi illuministici della libertà, dell’eguaglianza e della fraternità.

Un sistema economico, che con la speculazione finanziaria e i paradisi fiscali si è inventato tanti modi eticamente inaccettabili per costruire ricchezza monetaria piuttosto che rafforzare con investimenti intelligenti un sistema di produzione razionale e funzionale alla qualità generalizzata della vita, non può che creare sistematicamente queste crisi che generano ovviamente difficoltà soprattutto ai cittadini più indifesi nel potere di acquisto come sono i lavoratori e soprattutto i disoccupati.

Il differenziale decennale Btp/Bund venerdì 4 febbraio è balzato a quota 152 punti base.

Il tasso d’inflazione in Europa del 5,1% a gennaio, generato per metà da un aumento del 93,5% delle bollette energetiche, ha spiazzato la BCE, ma ovviamente sta rialzando lo spread e provocando una raffica di vendite di titoli di Stato soprattutto in Paesi dal forte debito pubblico come l’Italia e la Grecia.

Gli investitori istituzionali trovano ovviamente tutti gli escamotage per mettersi al sicuro, mentre i lavoratori dipendenti e le famiglie povere fanno fatica a stare dietro al carrello della spesa e i piccoli risparmiatori vedono assottigliarsi le già minuscole somme che hanno accantonato per integrare salari e pensioni insufficienti.

In Italia l’inflazione ha toccato il 4,8% e non era così alta dal 1996.

Gli stessi beni alimentari di prima necessità sono aumentati in un anno del 3.8%.

Il ridotto potere di acquisto della maggioranza della popolazione sta generando una recessione grave nel settore commerciale.

Stiamo constatando con amarezza e disappunto che questo Stato ha permesso alle società di distribuzione del gas e dell’energia elettrica di eludere con decisione unilaterale la possibilità per gli utenti di rimanere nel mercato tutelato teoricamente ancora possibile fino al gennaio 2024; questo ha permesso già con il mese di dicembre 2021 a quasi tutte le società aumenti sconsiderati fino al 100% del prezzo del metano da riscaldamento ma anche di quello per autotrazione.

Sono logiche che obbediscono alla ricerca di profitti vergognosi insiti nei sistemi economici neoliberisti.

Adesso è davvero il caso di ricordare a chi dovrebbe rappresentare gli interessi e i bisogni dei cittadini quanto suona beffarda in questi giorni la litania pubblicitaria “il metano ti dà una mano” con cui anni fa ci ossessionavano sistematicamente.

In termini di parametri di equità la soluzione a questi problemi dei cittadini non è sicuramente la rateizzazione sul pagamento delle bollette tanto decantata dai partiti politici, ma la capacità del governo nazionale e dell’Unione Europea di contrattare in maniera adeguata il prezzo delle materie prime e di riaffermare per gli utenti un mercato tutelato che li difenda dalla definizione selvaggia dei prezzi relativi ai beni essenziali.

Parliamo al riguardo dei prodotti energetici, ma le stesse determinazioni debbono aversi evidentemente per tutti i beni di prima necessità quali quelli farmaceutici, alimentari, per l’igiene della persona, per la sanità e per i trasporti pubblici.

Se tale situazione di stallo dovesse permanere a lungo, è del tutto evidente che la stessa ripresa economica che si stava affacciando sarebbe rallentata.

In tale contesto, aggravato dalla pandemia ancora in atto, un governo che voglia guardare davvero al bene comune e dare in particolare ai più indifesi quella vita dignitosa di cui ha parlato nel suo insediamento il Presidente della Repubblica deve uscire dalle logiche inique dell’ultima finanziaria e porre in essere provvedimenti che diano tranquillità esistenziale alla popolazione.

Fuori dalle sirene di diversi partiti che chiedono ancora unicamente scostamenti di bilancio forieri di ulteriore debito pubblico, un esecutivo che abbia veramente a cuore il bene dell’intera collettività ha necessità di pensare con immediatezza ad una politica fiscale che abbia il coraggio di abbattere l’evasione e di definire una patrimoniale per i redditi elevati.

La riduzione della spesa corrente deve guardare poi all’eliminazione di sperperi scandalosi nella retribuzione di molti incarichi e funzioni.

Gli stessi decreti per i superbonus nel settore edilizio, per il reddito di cittadinanza o per i sostegni non possono essere pensati senza riferimenti al reddito complessivo delle famiglie ed a controlli preventivi e tempestivi evitando di far finire fondi pubblici anche nelle tasche di illustri benestanti che vi accedono senza farsi alcuno scrupolo come abbiamo potuto apprendere dalle indagini della Guardia di Finanza.

Le stesse imposte, come ad esempio l’IVA, non devono essere solo differenziate rispetto al genere dei prodotti, ma anche ove possibile diversificate in ragione del reddito familiare che va accertato con criteri più efficaci rispetto a quelli dell’ISEE controllando ogni genere di introito con tutti i sistemi incrociati di cui disponiamo.

Esemplificando per essere chiari fino in fondo, una politica ispirata all’equità non può prevedere ad esempio un’IVA sul metano da riscaldamento o sull’energia elettrica con la stessa percentuale per un anziano con una pensione minima e per un manager super retribuito.

L’Italia inoltre da anni manca di un serio progetto per giungere ad una maggiore autonomia energetica né finora si conoscono progetti davvero apprezzabili al riguardo.

Dobbiamo augurarci anche che il progresso nella crescita economica che sembrava farsi strada non si arresti, ma sia capace di generare un mercato del lavoro che riduca la disoccupazione e crei contratti di lavoro sicuri incrementando i salari la cui crescita nel secondo semestre del 2021 si è fermata intorno al 2%.

Senza l’immediatezza di decisioni urgenti il pericolo sta nel fatto che il Paese possa precipitare su una china davvero pericolosa.

Al di là degli applausi tributati dal Parlamento a quelle che sono state delle vere dichiarazioni programmatiche di Mattarella, poiché in tutta sincerità questo esecutivo di unità nazionale definito da molta stampa come quello dei migliori non credo abbia la volontà e la responsabilità di porre mano a provvedimenti come quelli sopra indicati, credo che il popolo italiano debba smettere di piangersi addosso, di rifugiarsi nell’astensione elettorale e soprattutto di scegliere il disimpegno finalizzato alla ricerca di favori o per quieto vivere; al contrario penso vi sia la necessità di darsi un po’ di quel coraggio necessario per eliminare tutte le storture di formazioni politiche ormai votate alle logiche neoliberiste e tornare a ridare spazio alle lotte collettive in grado di orientare l’organizzazione sociale ed economica verso la giustizia sociale.

È davvero ora di uscire dalle piazze virtuali per tornare a vivere nell’agorà con spirito di responsabilità, di proposta e di progettazione cercando di disegnare un mondo diverso dove ogni essere vivente abbia piena dignità.

(Umberto Berardo)

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