Emilio Gentile e le preziose lezioni di storia

Emilio Gentile è sicuramente uno di quei molisani che fanno onore alla propria terra. Nato a Bojano 73 anni fa, storico di fama internazionale, allievo di Renzo De Felice, è professore ordinario di Storia contemporanea all’università “La Sapienza” di Roma. Ha pubblicato oltre una quarantina di libri. Ed ogni suo evento diventa un successo. Come è avvenuto nei giorni scorsi al teatro Faraggiana di Novara, tutto esaurito per la sua “Lezione di storia”. Emilio Gentile è oggi considerato il più autorevole storico del fascismo.

Il quotidiano “La Stampa”, nell’edizione di Novara, ha dedicato grande spazio all’iniziativa. Riportando alcune osservazioni dello storico molisano. Ad esempio: “Mussolini non era rivoluzionario, non era capitalista e considerava i Fasci di combattimento sorti nel 1919 qualcosa di temporaneo. Il Popolo d’Italia non era l’organo ufficiale dei Fasci che hanno come segretario Attilio Longone e poi un altrettanto poco conosciuto Umberto Pasella. Tutto questo è molto lontano da quello che sarà il fascismo e Mussolini dopo il 1921”.

Lo storico si sofferma proprio sul 1921, sulle elezioni che portano 35 deputati fascisti nelle liste dei blocchi nazionali voluti da Giovanni Giolitti. “Mussolini pensa di addomesticare lo squadrismo armato, di fermarlo e fare un patto di pacificazione con il partito socialista. Firma questo patto, gli squadristi si ribellano e lo accusano di essere un traditore. Ci vorrà un compromesso, con il cedimento di Mussolini nel novembre del 1921, per dare vita al Partito nazionale fascista che è un partito armato, un partito milizia che non ha ancora Mussolini come capo ufficiale. Il segretario è Michele Bianchi. Mussolini non è ancora il duce, lo diventerà soltanto, forse qualcuno si stupirà, nel 1926 dopo che è stato portato al potere dalla marcia su Roma voluta da Bianchi e dagli altri squadristi”.

Gentile ricorda anche il molisano Roberto Farinacci, che nel febbraio 1925 verrà nominato segretario generale del Partito nazionale fascista. “Solo quando Mussolini possederà il pieno controllo degli organi dello Stato e potrà anche sostituire Farinacci con un segretario come Augusto Turati, più prono alla sua volontà, diventerà effettivamente il duce incontrastato. La storia dovrebbe prendere atto che sono cambiate molte cose rispetto a ciò che si sapeva finora tra Mussolini e il fascismo – osserva ancora Gentile.

Lo storico ricorda che ci fu una sottovalutazione costante del pericolo fascista. Cita Gaetano Salvemini, che nel maggio 1923 si augurava che il fascismo durasse ancora qualche mese per evitare che andasse al governo Giolitti o addirittura Turati

Racconta anche di una sua personale scoperta circa il 25 luglio 1943, dimostrando con documenti inediti che la riunione del Gran Consiglio non fu affatto drammatica, dove tutti si scagliarono contro Mussolini. Tutti, invece, furono d’accordo nel chiedere al Re di riacquistare il comando delle forze armate.

Gentile è convinto che il fascismo sia crollato definitivamente nel 1945 con le sue caratteristiche, cioè “partito armato, regime totalitario, politica imperialista, razzismo e antisemitismo”. Ricorda, però, che esistono ancora gruppi e movimenti “che si richiamano spesso a un fascismo mitologico, razzista, totalitario o semplicemente immaginario, una sorta di comunità mistica che si basa sul culto di Mussolini ma che per fortuna non sono mai riusciti a mettere in pericolo la democrazia repubblicana”.

Gli domanda l’intervistatore della Stampa: bisogna avere paura di questi neofascisti?

“Avrei paura soprattutto di quei democratici che non coltivano più l’ideale ma solo il metodo democratico perché se oggi esistono ancora i neofascisti significa che non c’è stata efficace opera di democratizzazione delle coscienze, della società italiana – conclude lo storico di Bojano.

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