Gestione risorsa acqua ed esigenze del territorio: Puglia e Molise

“Serve un maggiore dialogo tra i ministeri interessati alla gestione della risorsa acqua per accelerare i tempi delle scelte e delle loro concrete realizzazioni.” A chiederlo è Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), intervenuto ad un confronto sul Blog del M5S.

“Dopo anni di attesa – prosegue – è finalmente e concretamente avviata a soluzione la vicenda del trasferimento di importanti quantitativi d’acqua, altrimenti e colpevolmente destinati a mare, dal Molise alla Puglia, incrementando le potenzialità agricole del Tavoliere: si parla di 50 milioni di metri cubi, che permetteranno di irrigare ulteriori 25.000 ettari con importanti ricadute economiche ed occupazionali. Salutiamo con orgoglio di sistema e soddisfazione questa novità, che vede soggetti attivi i Consorzi molisani guidati dall’Ing. Napoli e il Consorzio per la bonifica della Capitanata ma anche la visione strategica delle amministrazioni regionali guidate dai Presidenti Toma ed Emiliano. La collaborazione fra istituzioni è fondamentale ovunque e ancora di più al Sud, ma non possiamo tacere che, per mancanza di accordo fra le Istituzioni coinvolte, non sono tuttora utilizzabili, a fini irrigui, le acque del bacino di Campolattaro in Campania, il più grande invaso del Centro Italia. Non solo – insiste il DG di ANBI – la capacità degli invasi nel Sud Italia, il più infrastrutturato del Paese, è fortemente ridotta dagli interrimenti, il cui escavo è rallentato anche per l’equiparazione dei materiali di risulta a rifiuti industriali, con tutti i conseguenti costi di smaltimento. Serve, dunque, uno snellimento normativo, ma anche un cambio di passo per infrastrutturare il Pese tutto con invasi capaci di abbinare funzioni di prevenzione idraulica a quelle di riserva idrica. Ancora qualche anno fa – prosegue Gargano – si quantificava in 9 miliardi di euro, il fabbisogno necessario per un piano nazionale invasi; si tratta ora di avviare un processo, evitando la polverizzazione degli investimenti, ma puntando su interventi di sistema, che superino le logiche regionaliste, perché l’acqua non conosce confini amministrativi; oltre a ciò, vanno completate le troppe infrastrutture idriche incomplete: un’autentica offesa alle esigenze del territorio. Per questo, ANBI presenterà un Piano Strategico di infrastrutture indispensabili per garantire regolarità negli apporti irrigui e quindi reddito agricolo, ma anche sviluppo del made in Italy agroalimentare, evitando le conseguenze del crescente andamento torrentizio dei corsi d’acqua, dovuto ai cambiamenti climatici. Viviamo in una società sempre più idroesigente – conclude il Direttore Generale di ANBI – A fronte di un’agricoltura, che ha ridotto, grazie soprattutto alle innovazioni tecnologiche adottate dai Consorzi di bonifica, le proprie necessità a meno del 50% del fabbisogno idrico del Paese, crescono gli appetiti d’acqua di cui, però, nessuno parla. L’irrigazione altresì non è solo un fondamentale asset produttivo, ma anche ambientale, mantenendo la risorsa all’interno del ciclo vitale e restituendola non di rado qualitativamente migliore di come prelevata”.

(Riccardo Alfonso)

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