Giornata internazionale delle persone con disabilità (3 dicembre)

Nel nostro Paese si stima ci siano 4.360.000 persone con disabilità e, più in generale, nel mondo ci sono circa 650 milioni di individui che vivono con una o più disabilità, il 10 per cento della popolazione mondiale. Oltre un terzo delle persone con disabilità in Italia vive da solo, pur in assenza o con parziale autonomia (dato che sale drasticamente tra gli ultra 65enni per i quali la quota è pari al 42,4 per cento). Ma una persona su cinque dichiara di avere gravi difficoltà in almeno una attività quotidiana (dall’uso del telefono, al prendere farmaci, dal gestire le proprie risorse economiche, al prepararsi i pasti, fare la spesa o svolgere le attività domestiche).

In particolare secondo uno studio dell’Istat, in Italia le persone affette da problematiche legate sia alla vista che all’udito sono circa 189 mila. Si tratta di persone che oltre a vivere costantemente immerse nel buio e nel silenzio, sono costrette ad una condizione di isolamento perché spesso alla disabilità sensoriale si assommano anche altre minorazioni di tipo motorio, intellettivo o neurologico. Per la quasi totalità delle persone sordocieche (nell’86,7 per cento dei casi) uscire di casa rappresenta un problema a volte insormontabile, spingendole verso una non voluta condizione di completo isolamento, anche affettivo. Si tratta di dati allarmanti che confermano una condizione di vulnerabilità che coinvolge un numero elevato di persone, le quali non possono contare neanche sull’aiuto di un familiare.

A questo si aggiunge che sebbene con una risoluzione in sede europea il Parlamento abbia invitato gli Stati membri a riconoscere specifici diritti e tutele alle persone sordocieche, attraverso l’approvazione di un’adeguata legislazione, in Italia non è ancora stata pienamente attuata la legge 107/2010 che riconosce la sordocecità una disabilità unica e specifica. Sono inoltre numerose le persone con disabilità che sono in attesa del riconoscimento anche della Lis e della Lis Tattile che permetterebbe loro di abbattere le barriere della comunicazione.

Tutti fattori che rendono ancora più complessa e piena di ostacoli la vita di queste persone precludendo loro quasi totalmente la possibilità di una dimensione sociale attiva e, di fatto, negando quanto sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità riconosciuti e sottoscritti dal nostro Paese, con lo scopo di promuovere, proteggere e assicurare il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti e di tutte le libertà da parte delle persone con disabilità.

“In occasione di questa importante Giornata vogliamo ribadire come il diritto all’inclusione nella società delle persone con disabilità dovrebbe essere una priorità di tutti sia attraverso un passo in avanti a livello normativo con la piena attuazione della legge 107/2010, sia con interventi, servizi e ausili atti a garantire condizioni di vita migliori e maggiore livello di partecipazione sociale – spiega il presidente della Lega del Filo d’Oro Rossano Bartoli. “Il riconoscimento della Lis e della Lis Tattile inoltre consentirebbe ad una persona sordocieca di beneficiare di un interprete cui potersi avvalere ad esempio in condizioni di emergenza, come ad un pronto soccorso. Questo sarebbe un sostegno fondamentale per gestire la propria vita”.

Inoltre, se si va ad analizzare quante sono le risorse che il nostro Paese impegna per la spesa destinata alla disabilità, si scopre che nel 2016, sono stati spesi circa 28 miliardi di euro, il 5,8 per cento del totale della spesa per la protezione sociale. La spesa pro capite, a parità di potere di acquisto, nel nostro Paese è di 457 euro annui, che colloca il nostro Paese a metà della graduatoria dei Paesi dell’UE-28, dopo quelli del Nord-Europa. In particolare, il modello di welfare italiano si caratterizza per una tipologia di interventi basati sui trasferimenti economici invece che sui servizi: su 28 miliardi di spesa quasi 27 miliardi sono trasferimenti monetari, pari al 96,4 per cento della spesa totale.

“Il fatto che il principale strumento di sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie sia rappresentato dal sistema dei trasferimenti monetari, sia di tipo pensionistico sia assistenziale, fa sì che in assenza di servizi e assistenza formale da parte del sistema sociale, il peso maggiore della cura e dell’assistenza ricada inevitabilmente sulle famiglie o si usufruisca di servizi generici e non specializzati per prendersi cura delle persone con disabilità spesse volte molto complesse da gestire” – aggiunge Bartoli.

L’auspicio è che avvenga, guardando al futuro, un reale cambio di paradigma per passare da una cultura dell’handicap a una della disabilità, ricordando come l’ambiente e il contesto circostante possano influire nell’autonomia e nel diritto all’inclusione nella società. Una vera e propria rivoluzione culturale in grado di portare un cambiamento pari a quello che all’inizio del secolo scorso ha fatto sì che oggi si possa dare per scontato che ci sia l’acqua o la corrente elettrica nelle case. Così tra dieci anni, l’auspicio è che sia diffusa la presenza delle rampe di accesso agli edifici, di segnali sonori negli attraversamenti per strada, o la lingua dei segni nei programmi tv, solo per fare alcuni esempi.

In occasione di questa importante Giornata internazionale, come stabilito dal programma di azione mondiale per le persone disabili, istituito nel 1981 dall’Assemblea generale dell’Onu, registriamo anche le dichiarazioni di Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni, in prima fila per i diritti dei disabili. “Dopo anni di attesa per l’aggiornamento dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e del Nomenclatore tariffario, la revisione è avvenuta nel 2017, ma questi servizi risultano erogati in modo non corretto: poiché l’acquisizione risulta spesso non conforme alla richiesta effettuata sulla base di disabilità specifica e vi è una forte disparità di trattamento fra le diverse patologie, in violazione del principio di uguaglianza”.

“Il ministero non ha effettuato la revisione dell’atto che nel 2017 aggiorna Lea e Nomenclatore ausili e protesi in cui non si tiene conto delle esigenze individuali delle diverse disabilità e di conseguenza regioni e presidi, che non possono procedere in modo corretto – continua Gallo. “La legge prevede un aggiornamento annuale di Lea e Nomenclatore ausili e protesi, e sono trascorsi già due anni dall’ultima revisione, chiediamo al ministro Roberto Speranza, quanto tempo ancora dovranno attendere i disabili per vedere riconosciute richieste che chi è in uno stato di fragilità non può più vedere senza risposte?”.

L’associazione Luca Coscioni, realtà promotrice della libertà di ricerca scientifica è da sempre attiva contro ogni forma di discriminazione grazie alla creazione dell’app “No Barriere” – uno strumento gratuito che facilita la segnalazione di tutte le barriere architettoniche nelle città italiane – e alle numerose battaglie legali a difesa delle persone con disabilità. L’ultima in ordine cronologico porta la data del 2 dicembre, quando da parte dell’associazione è partita una nuova diffida nei confronti della Regione Basilicata, a seguito delle segnalazioni di persone con disabilità che non riescono ad accedere ad ausili di cui hanno bisogno come ad esempio le carrozzine con unità posturale. Diffida già effettuata in passato, alla stessa e tutte le regioni perché stavano per indire bandi di gare non nella piena osservanza di legge. L’associazione grazie all’azione dei suoi legali riuscì a bloccare tali procedure errate, ma dopo 2 anni la situazione è peggiorata.

In questo giorno l’associazione rinnova le richieste alla politica, una serie di punti già state anticipati anche al Presidente Giuseppe Conte:

– realizzare la piena attuazione della “Convenzione onu sui diritti delle persone con disabilità del 2006”, garantendo l’applicazione dei Piani di Eliminazione delle barriere architettoniche sul territorio con inclusione dell’eliminazione di barriere architettoniche anche per gli esercenti attività commerciale privata;

– istituire l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, nelle modalità esattamente previste dalla Convenzione Onu non secondo le modalità attuali;

– procedere affinché le tipologie di ausili contenuti nel Nomenclatore tariffario, destinate ai bisogni più delicati e complessi, non siano acquistate e fornite per mezzo di gare d’appalto nelle modalità previsto dalla nuova normativa che non tiene conto delle diverse disabilità;

– far sì che venga istituito un Comitato “super partes” sui Livelli essenziali di assistenza che non sia composto da rappresentanti delle Regioni.

– sollecitare provvedimenti per la piena equivalenza in ogni sede della firma digitale alla firma autografa.

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