Giuseppe Pistilli, una vita al Corriere dello Sport

Giuseppe Pistilli era nato il 18 settembre 1939 a Campobasso. E’ stato vicedirettore del “Corriere dello Sport” nonché firma di punta del giornale per oltre quarant’anni. Era iscritto all’Ordine dei giornalisti, come professionista, dal 1964.
Nato in una famiglia campobassana votata all’arte, molto legato alla sua terra (d’estate era a Termoli, il suo luogo di villeggiatura), professionalmente è nato e cresciuto al “Corriere dello Sport”, dove è entrato appena diciannovenne, da studente di giurisprudenza.
Ricordava Pistilli. “Dividevo il mio tempo tra gli studi e il giornale ed entrando a far parte molto giovane di una redazione giornalistica avevo la possibilità di formarmi all’ombra delle migliori firme del giornalismo sportivo.
Pubblicai quindi in tre anni un buon numero di articoli maturando una discreta esperienza per fare poi il definitivo salto di qualità con i mondiali di calcio del 1962″.
Durante i mondiali di calcio del 1962, Luciano Oppo, direttore del “Corriere delle Sport” inviato in Cile, gli affidò, a lui nemmeno praticante ed appena 23enne, il compito di scrivere i suoi servizi, suscitando il malcontento dei più quotati colleghi.
Da allora quel valido apprendista, ha fatto strada, incentrando la carriera su due elementi: l’amore per lo sport e per il giornalismo.
“Da ragazzo – raccontava Pistilli – giocavo a calcio e a tennis e passavo il mio tempo in famiglia dove mio nonno si dilettava in miniature e mai madre amava dipingere. Vivendo quindi in un ambiente molto legato all’arte, ho sempre avuto la tentazione di voler esprimere qualcosa e accanto all’amore per lo sport è nato in me il desiderio di scrivere e queste due passioni sono poi cresciute insieme”.
Pistilli ha steso anche un bilancio della professione, con le sue inevitabili trasformazioni. “Il giornalismo è cambiato con il diffondersi del mezzo televisivo ed è mutato di conseguenza il modo di raccontare la notizia che deve essere presentata andando oltre le immagini. L’avvento del computer ha modificato poi quelli che erano i meccanismi tecnici del quotidiano e rispetto al passato il lavoro di redazione è diventato molto più impiegatizio. Penso comunque che il vero giornalismo si apprenda ancora nel giornale. E’ lì infatti che si fa la scuola pratica, un affascinante
apprendistato che ti consente di scoprire giorno dopo giorno i segreti di questo mestiere”.
“In questi ultimi anni – continuava Pistilli – la nostra categoria si è inflazionata poiché con la crescita abnorme di radio e televisioni private molti principianti, sprovvisti di alcuna cognizione tecnica, hanno avuto la possibilità di pronunciarsi sui fatti salienti della cronaca italiana. Questo paragiornalismo ha raggiunto la sua massima entità in quello che è il ramo più frequentato, il giornalismo sportivo, dove è inevitabile che si creino dissapori tra chi pratica lo sport e colui che lo interpreta”.
Pistilli, da maestro appassionato del mestiere, ha puntato l’indice anche sul disamore crescente per gli spalti di uno stadio. “Le cause sono molteplici e tutte nel loro insieme contribuiscono ad allontanare la grande platea dallo spettacolo calcistico. La gente fugge dagli stadi perché ha paura e alla luce dei tristi episodi che vediamo la domenica sugli spalti un genitore preferisce non mandare il proprio figlio in curva.
L’aumento costante dei prezzi d’ingresso non consente poi alla famiglia media di poter assistere ad un incontro di calcio e con l’abbondanza di offerta televisiva lo spettatore ha un rigetto e non cerca più quelle sensazioni che provava andando allo stadio.
Un altro particolare secondo me importante al quale molti non danno il giusto risalto è il fatto che i giovani d’oggi sono meno sedentari di noi, praticano e seguono sport diversi dal calcio e c’è quindi una concorrenza che preoccupa. Molta gente, inoltre, stanca della città preferisce passare il fine settimana in montagna rinunciando così a seguire la propria squadra del cuore”.
Il giornalista molisano ha spesso ricordato anche i grandi campioni conosciuti in tanti anni di esperienza professionale. “Da quando seguo il calcio ho sempre apprezzato in un giocatore la determinazione e la capacità agonistica e i due personaggi che ho maggiormente ammirato hanno fatto di queste caratteristiche le loro armi vincenti.
Come atleta ricordo con piacere Gigi Riva, un uomo di grande temperamento che interpretando lo sport in maniera giusta ha sempre rispettato l’avversario dando in campo tutto se stesso. Il fatto che da lombardo si sia innamorato della Sardegna ci da infatti la reale dimensione di questo grande personaggio che ha dato molto allo sport italiano. Ricordo invece come dirigente un uomo di grande volontà, Giampiero Boniperti, che dopo essere stato un duro in campo è diventato, grazie alla sua spiccata competenza calcistica, uno dei migliori presidenti che il calcio italiano abbia mai avuto”.
Giuseppe Pistilli è scomparso il 20 marzo 2018 a Roma. “Forche Caudine” ha partecipato ai funerali in Trastevere.

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