Gli auguri di Gaspero Di Lisa

Questo anno bisestile, giunto alle sue ultime ore, si farà ricordare per le tante indesiderate restrizioni, imperativamente imposte alle nostre consuetudini e stili di vita. L’ampio campionario delle richiamate privazioni si protrarrà (per effetto dell’ultimo decreto del Governo) fino alla Befana, che – a sua volta – arriverà con ritualità inusuali. Viene naturale e spontaneo, pertanto, lamentarsi del vissuto disagio e, a compensazione delle sofferenze patite, saccheggiare il vocabolario, per congedare il 2020 in malo modo, mentre riserveremo dolci parole di benvenuto al 2021! Ripetiamo la storia di sempre: attribuiamo alle stelle la colpa di quanto avviene sulla Terra! Siamo certi della colpevolezza delle congiunture temporali e della innocenza dell’uomo, che di esse è soggetto, artefice e protagonista? Quanto è accaduto: ci è stato mandato da Giove o è effetto di nostri comportamenti?

La mente ci riporta reminiscenze di letture omeriche, narranti la situazione critica, in cui versava l’esercito greco sotto le mura di Troia, per le morti causate dalla peste. Allora fu interrogato l’indovino Calcante, che così sentenziò: la colpa era “… dell’oltraggio che al sacerdote (Crise) fè poc’anzi Atride…”! Anche noi dobbiamo interrogare un indovino sulla causa dei nostri mali? O è sufficiente ammettere che la colpa è nostra, perché abbiamo oltraggiato aria e acqua, terra e mare, ambiente e natura, considerati elementi ininfluenti per la nostra vita, illimitatamente capaci di soddisfare ogni nostra bisogno o desiderio? Se siamo causa di molti mali, prepariamoci a subirne gli effetti: saremo le prime vittime di azioni avventate e irresponsabili, in quanto vettori e destinatari dei virus, con la capacità di globalizzare le epidemie, rendendole pandemiche.

Per queste amare considerazioni (che non devono tradursi in pessimistiche previsioni di stati di irrimediabilità e irreversibilità), giunti alle porte del Nuovo Anno, col sincero desiderio di farci gli auguri (non verbali e rituali a cui molte volte non riusciamo a rinunciare) di prospettive nuove, di visioni innovative della economia, dello sviluppo, della politica e del perseguimento di mete di autentica e peculiare sviluppo e crescita civile, dobbiamo pensare e sperare in una “ripresa” (coi fondi a debito che pagheranno i nostri figli e nipoti) non delle abusate e “malsane” vie dello sfruttamento delle risorse disponibili, quanto – piuttosto – della utilizzazione oculata e della salvaguardia avveduta di esse, in quanto del territorio e delle sue risorse siamo usufruttuari, “ ci sono state date in uso”, e abbiamo il dovere di riconsegnarle alle generazioni future migliorate, per consentire ad esse la crescita e il benessere, oggi messo in forse. Ognuno si impegni a proporre e praticare sentieri e strade nuove lastricate, non delle buone intensioni di circostanza, ma progettate secondo le norme garantiste di quel bene comune, che si traduce in bando alle prevaricazioni, alle illegalità e agli egoismi dei più forti, ecc.

La priorità delle esigenze di tutti sia la luce del cammino e ognuno – con tale spirito – faccia la sua parte, per quanto di competenza personale! consapevole delle responsabilità e relazioni sociali, che appartengono al livello di civiltà conquistato, ma richiedono un graduale e continuo avanzamento, per la crescita sociale ordinata, organica, armoniosa, integrale, pacifica e democratica. Auguriamoci – quindi, e non solo a parole – un anno rinnovato e ristrutturato secondo i canoni della democrazia, della solidarietà e della sussidiarietà, secondo scienza e coscienza, in quanto criteri ottimali per la sostenibilità e il benessere dell’uomo. Queste modalità favoriranno la prevalenza dell’intelligenza sulla furbizia, della rettitudine sulla slealtà, dell’onestà sulla corruzione, della lealtà sulla infingardaggine.

E’ una utopia? Certamente sì, se pensiamo di raggiungere mete nuove continuando a percorrere strade vecchie, che si sono rivelate incapaci di evitare e superare le ricorrenti crisi e garantire la continuità del perseguimento di mete di autentico sviluppo. E la ripresa sia non il ritorno a vecchie abitudini, ma ricerca di vie nuove. Auguri. 

Gaspero Di Lisa 

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