Gli svarioni del governatore e il Molise delle favole

Nei giorni scorsi è stato presentato l’ennesimo logo turistico del Molise. Nulla di esaltante: una scritta colorata. Forse vergata solo per affermare che il Molise esiste. Perché a questo siamo ormai arrivati. Del resto meglio una scritta policroma che quel po’ di visibilità che arriva quando questo territorio finisce nelle cronache più ignominiose. L’ultima notizia che ha sfondato sui media nazionali riguarderebbe schiere di molisani vaccinato senza averne diritto. Un primato diviso con la Sicilia. Addirittura, per il Molise, si parla di un migliaio di persone. Tutto “molto pittoresco”, come diceva un personaggio di Montesano di qualche anno fa.

Il logo naturale, però, è che questo è un posto per le favole. Quasi sempre dal finale amaro. Anche per quanto riguarda i loghi turistici. Ne abbiamo visti a frotte. E peccato che negli anni scorsi troppi marchi abbiano generato aspettative mai esaudite. Come se un logo possa cancellare le continue ignominie che macchiano la nostra povera regione.

Prendiamo l’ultima, appunto, che è addirittura doppia. E’ finita persino sul quotidiano La Repubblica. Riguarda non solo la notizia dei vaccinati di straforo (almeno così sembrerebbe), ma soprattutto la conseguente gaffe del governatore molisano Toma. Che infatti ha meritato il titolo (altro che logo). Scrive il quotidiano romano: “Il presidente del Molise Donato Toma affronta lo scandalo dei furbetti del vaccino, quasi mille molisani che avrebbero usufruito del vaccino senza che gli spettasse, e ha voluto giurare di non averlo avuto prima di altri. Inciampando nei verbi: ‘Lo giuro, a  me non è stato.. oculato’.  E ha chiesto a tutti i consiglieri di fare altrettanto, un giuramento d’onore”. Cioè tutti avrebbero dovuto dire che non è stato loro “oculato”.

Allora, mettiamoci d’accordo: proviamo a promuovere il Molise come una regione che vi farà divertire involontariamente (e amaramente per i molisani), soprattutto per le uscite degne dell’avanspettacolo, come tante avvenute nel passato (“Oggi ci conoscono di più grazie al terremoto” scolpì un assessore subito dopo l’ecatombe di San Giuliano di Puglia). Se a ciò uniamo i soliti inflazionati caciocavalli, che nemmeno hanno dna molisano (“silani”, quindi calabresi, perché nemmeno per quelli esiste un’identità regionale), allora possiamo rimarcare che il quadro è completo. Meglio il Molise che non esiste, immerso in un’aura onirica di sogni e di favole. O no, caro Toma?

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