I morti italiani non sono numeri

Una delle motivazioni, la principale, che ci ha spinto a lanciare l’iniziativa a sostegno della didattica a distanza nelle scuole – compresa la petizione-record che vede oltre 150mila adesioni – è la salvaguardia anche di una sola esistenza, da sottrarre alla falce del Covid. Se, come scrive l’Istituto superiore di sanità, all’interno delle aule scolastiche trae origine circa il 2 per cento dei contagi (non tenendo conto, naturalmente, degli assembramenti davanti alle scuole e nei mezzi pubblici), ciò equivale – tenendo presente l’indice Rt e i conseguenti contagi soprattutto familiari – a diversi decessi ogni settimana. Quantizzarli, lo ripetiamo, non ha senso: anche salvare una sola vita è un dovere civile.

Tutto ciò, infatti, s’inserisce in un numero complessivo (ufficiale) di vittime della pandemia in Italia – finora oltre 75mila – che è da primato in Europa; l’indice di letalità addirittura ci pone al terzo posto nel mondo. I morti per Covid in Italia, in media, sono il doppio di quelli in Germania e negli Usa, il 50 per cento in più di quelli francesi, superiori persino agli Stati più poveri dell’Europa.

I tantissimi decessi non possono essere totalmente attribuiti all’indice di vecchiaia, vicino a quello di tanti Paesi europei. Né banalizzati in un freddo numero che testimonia un’ecatombe. Si tratta di una somma di umanità e di esperienze di cui siamo orfani. Di un patrimonio di valori che scompare per un assurdo virus. E questa strage rappresenta anche la conferma di un “modello italiano” da riformare radicalmente a cominciare dal rilancio della medicina territoriale e del sistema sanitario in generale. Ma anche di una politica che deve recuperare l’efficienza (quanti errori clamorosi in questi mesi, dai ritardi nelle vaccinazioni antinfluenzali alla perdita dei tracciamenti, ma anche quanti vuoti nella comunicazione dei dati) e soprattutto la dignità, lontano da ricatti e teatrini quotidiani sempre più distanti dalle istanze sociali ed economiche del cittadino comune.

I tabù ideologici alzati da qualche ministro su questa vicenda della scuola in presenza, pari ad oltre 30 milioni di nuovi contatti al giorno (citazione del professor Battiston), la dicono lunga sulla distanza tra Paese reale e rappresentanti delle istituzioni. Appesantire il quadro sanitario equivale non solo ad aggravare il numero dei deceduti e delle sofferenze, ma anche a rendere più cupa – accentuando ansie e timori – la condizione economica e sociale del Paese, con migliaia di imprese che stanno chiudendo ogni giorno. Tornare sulle proprie posizioni di arroccamento ideologico è, alle volte, indice di intelligenza.

Scrive bene Carmelo Palma su Strade: “Un Paese che non ha il coraggio e l’onestà di interrogarsi su tutti questi morti ‘in più’ è destinato irrimediabilmente a continuare a causarli”.

(Domenico Mamone)

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