Il brigantaggio “letto” da Di Rienzo

Eugenio Di Rienzo, dal 2006 professore ordinario di Storia moderna presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, ha dato alle stampe “Il brigantaggio postunitario come problema storiografico”, D’Amico editore, importante saggio su uno dei periodi più travagliati della storia del nostro Mezzogiorno.

Al volume dedica una lunga recensione Paolo Mieli sul Corriere della Sera dell’8 dicembre 2020.

In sostanza l’autore, come evidenzia Mieli, “partendo da Giustino Fortunato, Francesco Saverio Nitti e passando per Benedetto Croce, Gioacchino Volpe fino a Rosario Romeo, Giuseppe Galasso e ai loro epigoni… ritiene che il brigantaggio fu sì un fenomeno banditesco, ma ‘anche’ una ‘rivolta politica contro il processo di pauperizzazione del Mezzogiorno che l’unificazione comportò’.

Come ricorda ancora Mieli, “riprendendo le tesi contenute in un saggio di Paolo Pezzino (“Risorgimento e guerra civile”), contenuto nel volume “Guerre fratricide. Le guerre civili in età contemporanea” a cura di Gabriele Ranzato (Bollati Boringhieri), Eugenio Di Rienzo sostiene che il brigantaggio può essere analizzato correttamente solo a patto di evidenziarne le caratteristiche di mobilitazione politica. Fu una guerra civile ma — come sostenne quasi un secolo fa, nel 1931, Gino Doria — probabilmente fu un prosieguo della guerra di fazione tra due Italie meridionali. Quella dei ‘galantuomini meridionali’ — collusi con la camorra napoletana, la delinquenza comune, le mafie pugliesi, lucane, calabresi — e quella dei ‘galantuomini legittimisti’ sostenitori e finanziatori dell’insorgenza antiunitaria.

Come si legge nella presentazione del volume, “due ceti sociali che, dal 1860 fino almeno al 1868, si trovavano, gli uni contro gli altri armati, nella lotta intestina per l’acquisizione o la conservazione di margini di potere economico e politico, tra le cui fila l’opportunismo e l’amore della ‘roba’, per citare il titolo di una novella di Giovanni Verga prevalessero, molto spesso, soprattutto nel fronte dei novatori, sulle motivazioni ideali”.

Un contributo importante quello di Di Rienzo, che s’inserisce in un appassionato dibattito che ha illustri esponenti anche in Molise.

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