Il Mes? Attenzione ai facili entusiasmi

Com’era ampiamente prevedibile, il Mes è lì, confezionato come un’occasione da cogliere al volo. Un manicaretto accattivante, almeno nelle sembianze, su un tavolo ben apparecchiato. I più golosi si facciano sotto. Ma davvero tanta bontà di Dio è senza contropartite?

Partiamo dai termini dell’accordo. La linea di credito è da 240 miliardi di euro. A tali risorse potranno accedere tutti gli Stati membri dell’area euro per un importo pari al 2 per cento del Pil di ognuno. Per l’Italia si tratta di poco più di 36 miliardi. La linea sarà attiva dall’1 giugno prossimo. Si parla, quindi, di “finanziamenti a condizioni molto favorevoli”, con un tasso di interesse dello 0,1 per cento e con scadenze lunghe, visto che il prestito avrà una durata massima di 10 anni.

L’unico requisito per accedere alla linea di credito – questo almeno assicura l’Eurogruppo nella nota diffusa – sarà che gli Stati membri dovranno utilizzare tale linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta.

Tutto bene, quindi?

Non proprio. Per più di qualcuno, di fronte a quel bel cesto di lucide mele c’è il rischio che qualche nazione – l’Italia? – possa personificare Biancaneve. Insomma, cautela.

Attenzione, però. Una consapevole e seria diffidenza verso il Mes non dovrebbe trovare ragione negli scontati atteggiamenti euroscettici, già sfornati in queste ore da economisti alla Becchi o alla Borghi. Cioè “il rischio di ritrovarsi la Troika in casa quando l’emergenza coronavirus sarà finita”. O dagli immancabili slogan d’occasione della presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, la quale parla di “raffinata trappola per topi” o del leader leghista Matteo Salvini, il quale bolla lo strumento come “strada pericolosa e priva di certezze”. O da alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, che lo etichettano come “uno strumento inadeguato sia per la quantità di risorse che può mettere in campo, sia perché continua a essere insidioso nelle potenziali condizionalità future”. Anche se, come c’hanno già insegnato in passate occasioni, la coerenza dei grillini tra il dire e il votare i provvedimenti non è sempre così salda.

Perché allora il Mes potrebbe non convincere?

Innanzitutto perché si tratta di un prestito, per quanto – per lo meno in apparenza – a buone condizioni. Va comunque ad appesantire un debito pubblico che rischia di sfondare quota 160 per cento nel rapporto con il Pil, cioè 25 punti circa più di oggi. E questa condizione accende tanti timori internazionali.

Ad esempio, Darren Williams, capo economista di AllianceBernstein, ha dichiarato che nel lungo termine l’elevato livello di indebitamento dell’Italia è certamente una preoccupazione. Con il previsto 160% di debito, raggiungeremo un livello molto simile a quello della Grecia nel 2010. Gli esiti – Europa o non Europa – saranno pesanti: rischio insolvibilità, probabile taglio delle pensioni e patrimoniale. Ciò equivarrà allo sgretolamento definitivo del ceto medio, soprattutto alla pesante svalutazione degli appartamenti e a tante fughe all’estero da parte di chi produce reddito in questo Paese, imprenditori in primis.

Certo, il precedente della Grecia, che negli anni scorsi ha fatto ricorso al prestito Salva-Stati, non è dei più esaltanti: manovre “lacrime e sangue”, taglio della spesa pubblica, riforma delle tasse, ricapitalizzazione delle banche. Nonostante ciò, le previsioni del crollo del Pil nel 2020 diffuse nei giorni scorsi dalla Commissione europea vede l’Italia al secondo posto (meno 9,5 per cento) con, al primo posto, indoviniamo chi? La Grecia, naturalmente, con il 9,7.

Un altro fattore che rafforza la diffidenza: dopo anni di tagli indiscriminati alla sanità, tra l’altro tradizionale terreno di ruberie, a chi andranno questi soldi che faranno nuovamente debito? Probabilmente proprio a quei privati che hanno semidistrutto il settore sanitario pubblico, un tempo eccellenza internazionale.

Insomma, più che a preoccupare la Troika, spaventa il fatto che questi soldi finiscano nelle tasche di quegli imprenditori senza scrupoli, molti dei quali già inseguiti dalle magistrature di tutta Italia. La faccenda delle mascherine ha già servito l’antipasto.

Non bisogna poi dimenticare che i soldi presi in prestito prima o poi dovranno essere restituiti. Ma, una volta spesi (se non buttati), dove prenderemo le risorse per restituirli? Faremo nuovi prestiti?

(Pierino Vago)

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