Il Molise e la bufera della pandemia

Davvero il tempo che viviamo a causa del diffondersi del Covid-19 è molto difficile e addirittura problematico per diversi aspetti come abbiamo sottolineato già nelle scorse settimane.

Non avendo neppure una conoscenza chiara della natura del virus che si sta diffondendo, abbiamo solo la possibilità di ridurne l’espansione con l’autoisolamento e di limitare i decessi con le terapie disponibili e con un utilizzo razionale delle strutture sanitarie di cui disponiamo.

I molisani stanno rimanendo a casa in maniera giudiziosa e responsabile ovviamente per tutelare se stessi e per rispettare la salute altrui, soprattutto quando questa è già debole come negli anziani.

Tutti avremmo dovuto in ogni caso capire che per i suoi gravi risvolti di natura sanitaria, psicologica, economica, culturale e sociale non era e non è tuttora pensabile di poter fermare il Paese bloccando per lunghissimo tempo ogni attività.

Vivendo in una piccola regione come il Molise ed essendo la pandemia giunta da noi un po’ più tardi che in alcune regione dell’Italia settentrionale, occorreva fare tesoro dell’esperienza altrui per riflettere su come affrontare al meglio il diffondersi dell’epidemia anche da noi.

Come tanti altri avevamo avanzato subito la costituzione di un’equipe articolata e composta da persone altamente qualificate a strutturare un piano efficiente d’interventi atti a bloccare subito il più possibile il diffondersi del virus.

Non staremo qui a riproporre i suggerimenti già avanzati in proposito perché si trovano ancora sui media e sui social nei quali sono stati inseriti.

Quello che ci saremmo aspettati al riguardo era il massimo coinvolgimento di soggetti con competenze qualificate in merito e l’elaborazione immediata di un programma di azione ben definito.

Si è proceduto al contrario secondo la logica dello Working progress che ci ha portato in poche settimane agli attuali 222 infettati e a 13 decessi.

Negli ultimi giorni poi i focolai di talune case di riposo hanno determinato una situazione che per diverse ragioni sta diventando ingestibile, come è del tutto evidente dopo quanto accaduto soprattutto a Cercemaggiore e ad Agnone.

Oggi abbiamo davvero un’insufficienza acclarata sia rispetto al materiale di protezione che nell’articolazione delle strutture necessarie al ricovero in previsione di un aggravarsi della situazione in particolare per ciò che riguarda la terapia intensiva.

Sul piano sanitario, dopo un grazie grande come una montagna agli operatori del settore ed a quanti più in generale si stanno adoperando per la tutela della popolazione ad ogni livello, siamo stanchi di sostenere che una ristrutturazione razionale della rete ospedaliera pubblica rispetto alla pandemia in atto non può essere improntata a piani improvvisati o a calcoli di natura economica o politica, ma solo e unicamente ad un’ottimale tutela dei cittadini molisani che ancora non ci sembrano salvaguardati adeguatamente.

Da quanto leggiamo si avverte francamente nell’aria la sensazione che in Molise rispetto al diffondersi del virus si stia procedendo nelle decisioni politiche e amministrative in modo approssimato, superficiale e confuso mentre, nonostante da più parti ci siano stati tanti suggerimenti per un piano razionale d’interventi, nella nostra regione le scelte non obbediscono ancora a criteri di un’azione efficace e, pur avendone avuto il tempo, non si riesce ancora a definire una programmazione capace di tutelare la salute della popolazione.

Anche le ultime decisioni del Consiglio regionale, con i conseguenti precipitosi spostamenti notturni di anziani da Agnone e Cercemaggiore, non ci prospettano ancora la definizione precisa ed articolata di quale debba essere l’utilizzo della rete ospedaliera disponibile e di come si intenda dotarla subito dei mezzi adeguati a far fronte ai problemi che viviamo.

Tra l’altro vorremmo ricordare come già da molto in quasi tutte le strutture sanitarie siano stati sospesi diversi servizi ordinari di natura diagnostica e terapeutica.

Leggiamo di un’attenzione mielosa di tanti sugli anziani e le loro attuali difficoltà come se non avessimo affrontato il tema della loro assistenza con una grande approssimazione ed usiamo questo termine solo in maniera eufemistica.

Una volta usciti da questa terribile tempesta virale, ci sarà il tempo e la volontà, almeno ce lo auguriamo, di affrontare in futuro i gravi problemi che sottendono errori madornali in questa regione e nell’intero Paese relativamente ai temi della sanità, dell’assistenza agli anziani e dell’organizzazione strutturale e metodologica del processo educativo che oggi stanno manifestando crepe profonde.

Dovremo anche parlare dei tanti silenzi assordanti che su tali questioni ci sono nell’aria.

Anche il Molise, come il resto dell’Italia, è bloccato e ci sono categorie sociali che già oggi presentano grandi difficoltà economiche.

Ci piacerebbe che quanti hanno la responsabilità e il dovere di affrontare e risolvere i problemi che abbiamo di fronte lo facciano con assoluto senso di responsabilità circondandosi di persone competenti e confrontandosi umilmente con la popolazione e con quanti operano da esperti nel settore sanitario.

Tutto dev’essere fatto in ogni caso con celerità senza più navigare a vista perché i tempi del lockdown non potranno essere infiniti.

Umberto Berardo

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