Il Molise spiegato dal professor Di Nuoscio

Il professor Enzo Di Nuoscio

“Il Molise, la regione più giovane d’Italia, istituita solo nel 1963, la più piccola, quella con il minor numero di abitanti, due sole province, con tre deputati e due i senatori che la rappresentano in Parlamento, ultima in molte classifiche per condizione socio-economica, si è svegliata e da Cenerentola è diventata Principessa”. Inizia così la pagina che lo storico giornale “America Oggi”, punto di riferimento della comunità italiana negli Stati Uniti, dedica alla più piccola regione del Mezzogiorno. Il pezzo, scritto da Maria Teresa Rossi, evidenzia con una certa enfasi come il Molise sia diventato una delle mete turistiche più in crescita nell’estate italiana 2021, registrando un aumento di presenze del 300 per cento rispetto allo scorso anno, quando il New York Times lo inserì tra i “52 Places to go”. Il riconoscimento da parte del prestigioso quotidiano americano può essere messo in collegamento con la riscossa del Molise? Si tratta solo di un fuoco di paglia dovuto al boom di tutte le località italiane a causa della pandemia e della forte riduzione dei viaggi all’estero?

“L’Italia aveva un tesoro e non lo sapeva? Un territorio di 4.438 chilometri quadrati, con paesaggi naturali incontaminati, montani e marini, oasi Wwf, riserve naturali, un parco fluviale, montagne dove sciare d’inverno e una costa di 36 chilometri per assaporare pienamente l’estate, si svela come luogo ricco di storia, culla della civiltà sannita e romana, con tanti borghi antichi, dove sopravvive l’Italia autentica che piace agli americani – scrive ancora l’articolista. “Il Molise, terra di emigrazione, fino a poco tempo fa difficile da indicare con coordinate esatte a chi la raccontava nel mondo, custodisce con fierezza un importante patrimonio storico, archeologico e antropologico, orgogliosa di tradizioni popolari che continuano, come la transumanza e di antiche arti, come la produzione delle campane di Agnone, che risuonano in tutto il mondo e dell’antico strumento della zampogna, fino alle apprezzate tradizioni eno-gastronomiche – conclude la Rossi nell’introduzione, introducendo l’intervista con Enzo Di Nuoscio, molisano doc, professore di Filosofia della scienza all’Università del Molise e docente di Metodologia delle scienze sociali presso l’Università Luiss di Roma.

“Professor Di Nuoscio, cos’è la filosofia della scienza e come entra nel racconto del fenomeno Molise?” è la prima domanda rivolta al professore universitario.

“La filosofia della scienza propone una riflessione sul metodo scientifico, per cercare di capire quali sono i meccanismi attraverso i quali avanza la scienza e più in generale la conoscenza umana. Indagando le procedure conoscitive, la filosofia della scienza cerca di potenziare la capacità di problem solving dei singoli e di una società nel suo complesso. Essa favorisce la costruzione di una mente critica che possa gestire le informazioni ed eviti di cadere nella trappola, sempre in agguato, di aderire a credenze false o infondate. E questo è un rischio che si corre costantemente nella web society. La riflessione sul metodo scientifico aiuta inoltre a ricostruire le ragioni degli altri, soprattutto quando sono molto lontane dalle nostre ed è per questo che può essere di aiuto per raccontare quello che sta succedendo al Molise, che era uno dei posti d’Italia meno conosciuti, pressoché ignoto al turismo di massa, essendo privo di città d’arte e poco competitivo per il turismo balneare. Il suo isolamento e l’essere tagliato fuori dalle grandi vie di comunicazione ha poi fatto il resto. È un territorio scoperto in questo tempo di pandemia, da un turismo che ha maturato nuove forme di sensibità”.

Di Nuoscio indica nelle infrastrutture, a cominciare dai trasporti e da quelle telematiche, le principali criticità e auspica politiche sempre più efficaci nel promuovere le risorse, archeologiche e paesaggistiche, che fino a qualche anno fa erano state un tesoro nascosto. Il professore, nato a Frosolone, ricorda Sepino, uno degli insediamenti romani più famosi, che si è conservato bene nel tempo, evidenziando che il paese di Sepino ha dato anche i natali a Vincenzo Tiberio, un grande scienziato italiano che ha scoperto la penicillina 35 anni prima di Fleming. Poi il Museo Paleolitico di Isernia, uno degli insediamenti archeologici più importanti a livello europeo. “Tutto ciò è stato finora scarsamente valorizzato, per i ritardi della politica che non ha capito l’importanza di investire su queste risorse – osserva Di Nuoscio. “Ora le cose cominciano ad andare nella giusta direzione, ma siamo solo all’inizio”.

La successiva domanda della giornalista: “La visibilità che il Molise oggi assume contribuisce a costruire una nuova consapevolezza identitaria?”.

“Assolutamente sì e fa capire che insieme ai luoghi e alle tradizioni più note di questo Paese dai 100 volti che è l’Italia, c’è anche un altro tipo di cultura e di identità – continua Di Nuoscio. “La nuova visibilità favorisce una migliore collocazione del Molise nel panorama italiano, con tutte le sue peculiarità. Le campagne mediatiche per il Molise, in buona parte non pianificate a tavolino, sono state molto efficaci e hanno contribuito a far conoscere una identità che viaggia bene, non solo in Italia”. Il professore aggiunge che le istituzioni possono fare molto per capitalizzare questo interesse, i comuni stanno già facendo quello che possono. “Finora è forse mancato un progetto complessivo sulla cultura, identità e sviluppo turistico del Molise – spiega il docente. “L’Università del Molise ha avuto un ruolo importante, è la principale istituzione culturale della Regione che, attraverso la ricerca e la didattica, ha dato un contributo alla conoscenza di questo territorio, offrendo sempre una generosa collaborazione con le istituzioni politiche e un prezioso contributo per lo sviluppo del Molise”.

L’altra domanda: “L’interesse per il Molise oggi rappresen- ta un fenomeno sociale o una moda estemporanea?”

La risposta: “Le mode sono fenomeni superficiali che durano poco, non si radicano nelle pratiche sociali, né nei modi di fare delle persone. Se la riscoperta del Molise non è una moda ma un fenomeno sociale più profondo, legato a un bisogno dei turisti di aggiungere esperienze diverse alla propria vita, lo vedremo con il tempo. Io sono ottimista. Penso ci sia il bisogno di sentirsi parte di una comunità. Cesare Pavese ha scritto che ‘Un paese, vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo e anche quando non ci sei, resta ad aspettarti’. Credo che anche questo bisogno antropologico dell’uomo contemporaneo abbia spinto a cercare il Molise, i suoi borghi, le sue persone e a far entrare nella propria vita una nuova ricchezza esistenziale”.

L’analisi tocca il tema dell’emigrazione. “Se questa regione ha potuto produrre tante intelligenze, se si è potuta elevare di un livello di istruzione che nel secondo dopoguerra sfiorava un diffuso analfabetismo, lo deve anche ai sacrifici e alla dura fatica di quelle generazioni che presero la via dell’emigrazione per dare un futuro migliore ai propri figli e alla propria terra. È soprattutto per questo motivo che il Molise ha un forte legame con gli emigrati che a loro volta conservano nel tempo un rapporto intenso con la terra di origine. Oggi è impossibile pensare all’identità di questa regione senza riconoscere come parte fondamentale della sua storia, il ruolo che ha avuto l’emigrazione e il legame ancestrale che ancora oggi lega questa terra ai Molisani emigrati in tutto il mondo.

L’intera intervista su: https://www.osservatorioroma.com/leggi-news.php?k=171.

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