Il Molise sul “Fatto quotidiano”, ma non per virtù

“Molise, il pastrocchio del presidente Toma: azzera la giunta ed elimina i dissidenti per votarsi la legge di Bilancio con l’aiuto del segretario”!. Questo il titolo del pezzo uscito il 2 maggio sul Fatto quotidiano. L’attacco: “E dove non poté nemmeno Caligola, riuscì invece Donato Toma, presidente berlusconiano del Molise, la regione che non esiste”. Sì, perché ormai l’etichetta è questa.

L’articolo racconta dell’operazione compiuta dal governatore molisano di “azzerare la Giunta regionale, mandare a casa in un colpo solo cinque assessori, e al loro posto nominare un esecutivo di due soli componenti, lui stesso e Maurizio Tiberio, suo segretario particolare tuttofare”.

Ed ancora: “Succede in Molise, consueto laboratorio privilegiato per sperimentare in vitro tutte le più impronunciabili alchimie politiche, economiche e da oggi anche istituzionali, al riparo dai riflettori della stampa, dell’opinione pubblica e spesso degli organi di controllo”.

E l’articolista insiste parlando di “terra di nessuno”, dove può persino accadere che “si modifichi la legge elettorale con effetto retroattivo, mettendo fuori gioco gli avversari scomodi nel bel mezzo della partita e modificando la composizione del Consiglio regionale. Un vulnus da non crederci, così imbarazzante da far quasi scomparire l’oggetto dei moniti di queste ore della presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia sulla Costituzione presidio di legalità anche in tempi d’emergenza”.

Insomma, ancora una volta il Molise di cui si parla a livello nazionale è quello che non fa certo bella figura di sé. Tanto da continuare a chiedersi se davvero abbia senso continuare a tenere in piedi questa regione da 300mila residenti scarsi.

Il Fatto quotidiano parla senza mezzi termini di “probabili illegittimità”, ricostruendo la situazione. “La legge elettorale molisana vigente prevedeva, accanto alla regola della incompatibilità tra la carica di consigliere e quella di assessore, anche la ‘supplenza’ dei consiglieri nominati assessori, sostituiti dai primi dei non eletti: questa è la legge con cui sono stati eletti Toma e il Consiglio regionale e tale è rimasta fino a quando qualche consigliere supplente ha cominciato a storcere il naso sulla gestione del governatore, il quale ha pensato bene di liberarsene. E così, per evitare imboscate nella sessione di Bilancio, ecco l’idea geniale. Il 17 aprile Toma chiede a tutti i suoi assessori di dimettersi, dunque li revoca in modo da farli rientrare in Consiglio al posto dei supplenti dissidenti, nel frattempo decaduti, giusto in tempo per consentirgli di votare la manovra finanziaria da loro stessi approvata in Giunta. Come se nulla fosse, l’incredibile cambio d’abito trasforma il controllato (l’assessore) nel controllore (il consigliere) nello spazio di un mattino”.

Ed ancora: “Basterebbe questo scioglilingua per gridare allo strappo della Costituzione, che svilisce la separazione dei poteri legislativo ed esecutivo e il principio di rappresentanza democratica”.

E’ il Molise, bellezza.

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