Il “pasticcio” navigator

Collegata alla questione del reddito di cittadinanza, ce n’è un’altra che sta esplodendo in questi giorni: il mancato rinnovo del contratto di lavoro per 2.400 “navigator”.

Assunti nel luglio 2019, hanno ottenuto una proroga il 30 aprile di quest’anno, ma ora rischiano di finire disoccupati, proprio loro che avrebbero dovuto aiutare a trovare un’occupazione i tanti che si trovano in difficoltà, specie nel Mezzogiorno. Una beffa davvero da “commedia all’italiana”.

Il problema è che questa “anomala” figura professionale, figlia del provvedimento-bandiera dei Cinquestelle, avrebbe dovuto garantire l’efficacia ad una delle due facce dell’iniziativa pentastellata: l’attivazione del mercato del lavoro. E se il costoso reddito di cittadinanza (8,4 miliardi per il 2022), pur con tutte le imperfezioni e gli abusi, ha perlomeno attenuato i problemi economici a milioni di persone, è altrettanto vero che il ruolo di politica attiva non è stato finora esaltante (usiamo un eufemismo), almeno a leggere i dati ben riportati dal Post.

L’Agenzia nazionale politiche attive lavoro (Anpal), nell’ultimo rapporto “parla” di 420.689 beneficiari “presi in carico” dai Centri per l’impiego al 30 settembre 2021, il 37,9 per cento di tutte le persone che hanno firmato il Patto per il lavoro, cioè quello strumento personalizzato di inserimento lavorativo. Poco più di uno su tre è una percentuale decisamente bassa. Di queste – ecco il nodo – soltanto il 14,5 per cento del totale (dati Corte dei Conti riferiti al 10 febbraio 2021), cioè 152.673 individui, hanno instaurato un rapporto di lavoro successivo alla data di presentazione della domanda. Poco più di uno su dieci.

Certo, attivare uffici e assumere persone serve a poco se manca la materia prima, cioè il lavoro. Poi ci si è messo anche il Covid, che ha reso molte sedi del collocamento dei “luoghi fantasma”. A ciò vanno aggiunti i limiti di una riforma attuata a metà. Infatti il “Piano straordinario di potenziamento dei Centri per l’impiego e delle politiche attive del lavoro”, stabilito dall’accordo tra Stato e Regioni nell’aprile 2019, è in gran parte inattuato: delle 11.600 assunzioni previste, alla fine di giugno ne risulta effettuato soltanto il 19 per cento del totale, causa le molte Regioni che non hanno ancora bandito i concorsi. Il Piano è stato lanciato soprattutto paragonando i nostri “uffici del collocamento” a quelli di altri Paesi europei, con il numero italiano di operatori decisamente inferiore a quello di Germania e Francia, tanto per fare esempi a noi vicini. Ma lì il lavoro si trova più che da noi. Tanto è vero che ogni anno oltre 100mila persone si recano dall’Italia all’estero per lo più per trovare un impiego.

Ma le carenze dei nostri Uffici per l’impiego non sono soltanto figlie di organici ridotti. C’è soprattutto un problema di disorganizzazione, di burocrazia, di incapacità di “fare sistema”, di inadeguata integrazione tra i tanti enti che gravitano in questo delicato e complesso settore.

Restano due problemi.

Il primo: la vera emergenza, di cui si parla poco, è la disoccupazione giovanile. probabilmente la situazione più drammatica insieme alla criminalità organizzata (e i due fenomeni sono collegati, purtroppo), specie nel Mezzogiorno. La media italiana è al 29,8 per cento (dati Eurostat), secondi in Europa dietro alla sola Spagna. Se non s’interviene sulle infrastrutture e sulla cultura del lavoro, potenziare gli uffici serve davvero a poco. Occorre un Piano straordinario per far fronte a questa piaga che sta diventando atavica.

Il secondo: in questo Paese non è possibile che contratti a termine nel settore pubblico debbano automaticamente diventare contratti a tempo indeterminato, specie dopo un’esperienza non proprio esaltante. Se proprio si vuole “salvare” i 2.400 “navigator” dalla disoccupazione, si proceda, appunto, con un Piano straordinario – e organico – che preveda l’utilizzo dei “navigator” attraverso politiche immediate a sostegno in particolare dei 2,1 milioni di giovani che non lavorano e non studiano (dato Eurostat), triste primato italiano in Europa. Altrimenti è come assumere gli osti quando manca il vino da servire a tavola.

(Domenico Mamone)

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