Il rilancio (digitale) dei referendum

C’è una piccola rivoluzione in atto, di cui si parla poco. È il rilancio della stagione referendaria grazie, in particolare, alle nuove tecnologie. Infatti da qualche settimana la raccolta delle firme per i referendum e le leggi di iniziativa popolare può essere effettuata anche on-line, come avviene in quasi tutta Europa. Ci sono voluti un paio di anni, nel nostro Paese, per adeguarci, anche se i primordi della battaglia, condotta principalmente dai Radicali e da Mario Staderini, è stata avviata nel 2012. L’Onu ha persino condannato l’Italia, nel 2019, per violazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici, a causa degli ostacoli alla raccolta delle firme sugli strumenti di democrazia diretta. Il via libera al digitale spiega il boom di adesioni per la richiesta dei primi referendum “tecnologici” sui temi dell’eutanasia (un milione di firme), della cannabis (quasi 500mila firme), della caccia (200mila) e della giustizia (sei quesiti).

La novità delle firme on-line è stata introdotta il 20 luglio scorso con un emendamento al decreto Semplificazioni, firmato dal radicale Riccardo Magi. Si tratta di una norma transitoria che permette ai comitati promotori le raccolte di firme attraverso una piattaforma predisposta da un ente certificatore convenzionato con l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID). L’identificazione del firmatario avviene tramite Spid (già quasi 25 milioni di italiani ne sono dotati) o la Carta d’identità elettronica (Cie). L’ente effettua, quindi, l’autenticazione e conserva i documenti firmati. Tra qualche mese potrebbe essere realizzata una specifica piattaforma governativa per referendum e leggi di iniziativa popolare.

La svolta tecnologica ha posto in secondo piano i tradizionali banchetti di raccolta, gli specifici moduli, le autorizzazioni, insomma tutto “l’armamentario” che per decenni è stato utilizzato principalmente dai Radicali, che nella loro storia hanno raccolto oltre 20 milioni di sottoscrizioni complessive.

Le nuove tecnologie, come spesso avviene, stanno insomma attuando un radicale rinnovamento con profonde conseguenze, arrivando a rendere desueta la Costituzione: infatti il traguardo delle 500mila firme, grazie al digitale, è certamente oggi più agevole e rischia di attivare centinaia di richieste di referendum benché non subito, in quanto nei prossimi due anni – 2022 e 2023 – non si potranno raccogliere firme per i referendum, a meno che l’attuale legislatura non termini prima della sua scadenza naturale nel 2023.

Sappiamo tutti come le petizioni on-line siano tante e spesso abbiano successo. Per cui c’è un serio rischio che l’istituto del referendum venga inflazionato e, con il tempo, perda quindi il suo ruolo di stimolo su tematiche di interesse pubblico. Lo scorso 14 settembre, il presidente emerito della Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick, già ministro, ha detto a La Repubblica che “probabilmente” sarebbe giusto alzare la soglia delle firme perché è stata fissata nel 1947, quando la popolazione italiana era largamente inferiore a quella attuale. In effetti allora gli elettori erano circa 28 milioni rispetto ai 51 milioni di oggi, per cui oggi servirebbero circa 920mila firme adeguando quel dato.

Ma la questione non è legata unicamente alla soglia, ma agli strumenti per raggiungerla. Le difficoltà storiche nel raccogliere le firme sono dipese soprattutto dall’organizzazione: non a caso i promotori sono stati per lo più i partiti, con la loro ramificazione nel territorio e i tanti attivisti. Oggi, con la nuova modalità di sottoscrizione digitale, il raggiungimento delle 500mila firme è decisamente facile: quello sull’eutanasia ha raccolto oltre 300mila adesioni in tre giorni. La prospettiva di un numero “eccessivo” di richieste referendarie è concreta. E non dimentichiamoci che è stato soprattutto l’abuso di richieste, in una determinata stagione, che ha finito per depotenziare questo importante strumento di democrazia.

Va aggiunto che la modalità on-line facilita anche la raccolta di donazioni, rendendo ancora più agevole ed efficace ogni battaglia referendaria.

Pur preservando questo importante istituto, che molto ha contribuito a modernizzare il costume del Paese, una sua limitazione paradossalmente potrebbe costituire il passaggio obbligato per preservarne l’utilità e la credibilità.

(Domenico Mamone)

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