Ilaria, la “pasionaria”

La sinistra-sinistra, oggi incarnata quasi in solitaria (a suo beneficio) da Alleanza Verdi Sinistra della coppia Bonelli-Fratoianni, ha ottenuto una buona affermazione elettorale alle ultime europee, raggiungendo il 6,7 per cento.

Il partito è stato il più votato dai giovani universitari e tra i più votati, in generale, dai ragazzi al primo voto. Ad alimentare tale scelta ci sono stati principalmente due fenomeni: la comune visione d’intenti sul conflitto mediorientale, con l’appoggio incondizionato ai palestinesi, e la spinta ecologista che intriga soprattutto le nuove generazioni a livello ormai universale. Temi nobilissimi e condivisibili, l’importante è che siano sottratti ai radicalismi più estremi che fanno solo danni.

A calamitare, invece, il voto dei più adulti – recuperando anche tanti dall’area del non-voto – sono state principalmente due candidature “di bandiera” (più rossa che verde, a onor del vero) che, da sole, hanno raccolto centinaia di migliaia di preferenze: Mimmo Lucano, alfiere dell’integrazione etnica (ne ha prese 190mila) e Ilaria Salis, che dovrebbe rappresentare la paladina dei diritti quale “vittima” lei stessa di un regime carcerario particolarmente duro in Ungheria (ne ha prese 176mila).

Le candidature simboliche hanno sempre costituito un irrinunciabile vessillo per la sinistra-sinistra, particolarmente intrisa di contenuti ideologici e sensibile alla “mitizzazione” di alcuni personaggi che si traducono – tra l’altro – in efficaci strumenti di marketing elettorale. Talvolta, però, le scelte si sono tradotte in amari boomerang: emblematico il caso di Aboubakar Soumahoro, finito oggi nel gruppo misto della Camera, colpito talvolta anche dal fuoco amico per le inchieste giudiziarie che hanno riguardato suoi familiari.

Ilaria Salis rischia, analogamente, di diventare il migliore strumento in mano al centrodestra per fidelizzare il proprio elettorato. Come primo atto del proprio incarico di europarlamentare cosa ha fatto la “pasionaria” dell’ultrasinistra? Ha rivendicato “con orgoglio” l’occupazione illegale delle case, riconoscendo con vittimismo come sia “logorante” farlo. Ha parlato e straparlato ad un Paese dove la maggior parte dei cittadini non solo è proprietaria di appartamenti (quasi sempre acquisiti con sacrificio), ma continua a considerare il mattone il principale bene-rifugio nonostante sia un bancomat per tutti i governi, a furia di tasse e balzelli vari. Per molti giovani mettere a reddito il bene ereditato dai genitori come case-vacanze per turisti costituisce oggi la sola sopravvivenza, specie nelle grandi città.

Sarebbe, inoltre, interessante sentire cosa pensano delle esternazioni della (benestante) neoeuroparlamentare le famiglie che sono in lista d’attesa per un alloggio popolare e non possono averlo perché è occupato dalla Salis e dai suoi amici. Famiglie che, nonostante non navighino nell’oro e vittime di difficoltà quotidiane, rispettano le regole rinunciando alla via più breve – e spesso efficace – dell’illegalità di chi ignora le graduatorie preferendo occupare e non rispettare la legge.

C’è di più. Le occupazioni raramente costituiscono un atto di natura etica. Il più delle volte nascondono business celati dall’ipocrisia della missione. Tanti palazzi occupati sono trasformati in rendite sicure (chi sta dentro, stando alle cronache e alle inchieste, paga una sorta di affitto mascherato da adesione ad associazioni), nonché in bacini elettorali.

Insomma, la Salis è una perfetta paladina di un certo mondo che di meglio non poteva trovare. Quel mondo che ha qualche problema con le parole “proprietà” e “legalità”, termini garantiti dalla Costituzione.

La Salis è libera, naturalmente, di avere la sua opinione sul mercato immobiliare e sulla proprietà. Certamente ha meno diritti se occupa case. Anche perché è proprio grazie alla “legalità” di un Paese civile e libero come l’Italia che si ritrova al Parlamento europeo rispetto allo Stato europeo, certamente meno tollerante, che l’ha tenuta in galera per molti mesi e l’ha portata in tribunale in catene. Forse all’insegnante brianzola farebbe bene qualche lettura, a cominciare da quella della nostra Carta costituzionale.

(Giovanni Palladino)

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