In tv “il solito giro”

Davvero si può parlare di pluralismo informativo quando le trasmissioni televisive ospitano sempre gli stessi opinionisti, rappresentanti, per lo più, di una dozzina di testate? Si parla tanto della frattura sempre più profonda tra i cittadini-elettori (e “non elettori”) e la politica – divario accentuato anche dall’attuale crisi – ma perché non si punta l’indice pure sulla fenditura tra lettori e giornali ormai alla canna del gas per numero di copie vendute?

Tra l’altro, specie in alcune emittenti televisive, sono ospiti direttori di giornali praticamente introvabili nelle edicole e con dati di vendita – quando ci sono – da giornalino di parrocchia.

Al di là della qualità individuale e dell’indice di gradimento presso il pubblico, possibile che un Marco Damilano abbia una sorta di dono dell’ubiquità nell’etere, al pari della squadra del Fatto quotidiano (Antonio Padellaro, Andrea Scanzi, Marco Travaglio) o di Alessandro Sallusti del Giornale?

Non sarebbe interessante, almeno talvolta, ospitare esperti settoriali svincolati dal “solito giro” che ormai rende noioso ogni programma-fotocopia e soprattutto allontana sempre più i ragazzi dal “vecchio” mezzo televisivo?

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