Indimenticabile Fred Bongusto…

©lapresse archivio storico spettacolo musica anni ’80 Fred Bongusto nella foto: il cantante Fred Bongusto

Il suo emblema è e resterà “Una rotonda sul mare” del 1964. Pieno boom economico e primato di nascite dal dopoguerra ad oggi. Un pezzo estivo “imprescindibile”, aggettivo azzeccatissimo di Marinella Venegoni. Sembra sia stata scritta in omaggio al litorale di Senigallia, nelle Marche. Per i molisani di Termoli una sorta di beffa.

Ma al nome di Fred Bongusto sono legati altri intramontabili motivi, da “Frida” ad “Amore fermati”, da “Malaga” (incisa anche da João Gilberto) a “Doce Doce”, da “Se tu non fossi bella come sei” a “Tre settimane da raccontare”, da “Balliamo” a “La mia estate con te”. Fino a quella “Spaghetti a Detroit” del 1967 con il celebre “spaghetti, pollo e insalatina e una tazzina di caffè, a malapena riesco a mandar giù…” che ancora accompagna servizi televisivi sull’enogastronomia. Di questi tempi non ce ne priviamo mai.

E poi, figlia di quella tv in bianco e nero così affascinante, il celebre motivetto di “Quando mi dici così”, sigla della trasmissione “Speciale per voi”, con un Fred Bongusto un po’ irrigidito al microfono corteggiato da una spumeggiante Minnie Minoprio. Segmenti cult di tempi ormai eclissati del tutto.

Bongusto, scomparso a 84 anni dopo un lungo silenzio dovuto ad una malattia che lo aveva inchiodato ad una sedia a rotelle, è stato uno dei simboli di quell’Italia spensierata di quasi un decennio a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, che ha sfornato interpreti musicali di grande talento. L’artista molisano, con il suo stile da crooner e modelli tra Frank Sinatra e Nat King Cole, ha “sussurrato” in un personalissimo modo confidenziale e melodico un repertorio capace di fare da sottofondo ad un Paese sognatore in pubblico e in privato. Epoca di Nicola Arigliano, Teddy Reno, Johnny Dorelli, Bruno Martino e Peppino di Capri. Con quest’ultimo, Fred ha avuto un’eterna rivalità artistica sfociata in un’amicizia e, negli anni Novanta, in una solida alleanza artistica.

Nato a Campobasso il 6 aprile 1935, strimpellatore di chitarre già da studente nella locale scuola media, ha poi preso il volo fuori dal Molise ed ha avuto un rapporto conflittuale con la propria terra, a cui ha dedicato anche una canzone poco tenera, “Campobasso e il gabbiano”. All’aspra montagna molisana ha preferito il mare, quello di Sant’Angelo d’Ischia, solcato con la sua barca Riva, gioiello di legno pregiato.

Ma Bongusto è stato anche cittadino del mondo. L’altro grande amore della sua vita è stato il Sudamerica e in particolare il Brasile. Un legame che lo ha portato a collaborare con artisti quali Vinícius de Moraes, Antônio Carlos Jobim, João Gilberto e Toquinho, con cui condivideva anche le origini molisane, Nel repertorio brani classici come “Garota de Ipanema”, “A Felicidade”, “Samba de Orfeo”. E’ stato amico del jazzista Chet Baker.

Dopo due apparizioni nel 1965 (“Aspetta domani”) e nel 1967 (“Gi”), nel 1986 ha partecipato a Sanremo con “Cantare” e nel 1989 vi è tornato con “Scusa”, in una fase ormai calante della carriera. Il conduttore e direttore artistico del festival 2020, Amadeus, ha annunciato che nel corso della manifestazione sarà dedicato un tributo al cantante molisano.

Da non dimenticare le colonne sonore. Ne ha composte una trentina, anche per importanti film come “Matrimonio all’italiana” di Vittorio De Sica, “Il tigre” di Dino Risi, “Malizia” e “Peccato veniale” di Salvatore Samperi, “Un dollaro bucato” di Giorgio Ferroni, “Venga a prendere il caffè da noi” e “La cicala” di Alberto Lattuada, “Fantozzi contro tutti” di Neri Parenti e Paolo Villaggio.

Ha anche interpretato due film musicali nella prima metà degli anni Sessanta (“Obiettivo ragazze” e “Questi pazzi, pazzi italiani”),

Bongusto era sposato con l’attrice Gabriella Palazzoli, scomparsa quattro anni fa, la quale aveva una figlia dalle nozze precedenti con l’attore americano John Drew Barrymore. Bongusto ha cresciuto la ragazza, dandole anche il suo cognome. Ed è stata lei ad accudirlo fino alla fine.

Ha ben scritto Gino Castaldo: “Il crooner all’italiana lo faceva benissimo, con la dovuta ironia, e l’obbligo del napoletano, vedi ‘Doce Doce’, che ai tempi era la lingua internazionale del night club, e che lui pronunciava piuttosto bene, con solo una punta lieve di residuo molisano, anzi di campobassese (ndr. in realtà “campobassano”), la cadenza della città dove era nato nel 1935. Se proprio doveva scatenarsi, lo faceva in chiave jazz, per cantare di ‘Spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè’ e chissà poi perché questa spaghettata con l’agognata Lola si svolgeva a Detroit, forse perché agli italiani l’America è sempre piaciuto sognarla, in tutte le possibili chiavi. Cantava con le finali spalancate, quelle ‘a’ ed ‘e’ molto aperte a fine verso che erano un suo marchio di fabbrica e facevano la gioia dei suoi numerosi imitatori. Era l’eroe supremo di un certo stile della canzone italiana coltivato all’ombra protettiva dei locali notturni, fondamentale scuola per gli intrattenitori ‘confidenziali’, quelli che dovevano sussurrare frasi romantiche, stuzzicare malizie di coppie spesso illegittime, avvolgere tutto di morbide fantasie e non urlare troppo per non impedire che si potesse dire qualche parolina mentre si ballava o si cenava al lume di candela ascoltando musica dal vivo”.

Marino Niola ha ben focalizzato il ruolo di Bongusto nella musica, ma soprattutto nel costume italiano. “Se la musica è la voce di un’epoca, è il suo soffio vitale, le canzoni di Bongusto sono state la colonna sonora del miracolo economico, il sentimental mood di quella mutazione antropologica di cui Pasolini vedeva il bicchiere mezzo vuoto. Infatti, a dispetto dei Beatles, degli Stones, dell’onda sessantottina incipiente, l’autore di ‘Amore fermati’, ha continuato a rappresentare un intermezzo felice ma breve, un’età dell’oro buona più per essere ricordata che vissuta. E rimane nell’immaginario italico come il nume ispiratore di una nazione di amatori”.

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