Interrogazione presentata da LeU sulla situazione del Molise

L’onorevole Nicola Fratoianni, di origine molisana, ha presentato un’interrogazione al ministro della Salute sulla situazione in Molise.

Si legge: “Premesso che:

la regione Molise a differenza della prima ondata pandemica, oggi soffre pesantemente il dilagare della seconda ondata di contagi da Covid-19;

l’esorbitante crescita di contagi, ricoveri e decessi a causa del Covid-19 è aggravata dalla preesistente condizione di crisi, funzionale ed economica, del servizio sanitario regionale;

la sanità molisana è commissariata da ben 12 anni, risale infatti al 2009 la nomina del primo commissario ad acta con il risultato che, ad oggi, gli ospedali pubblici della regione sono stati in parte ridimensionati – con tagli ai reparti, al personale, ai servizi – in parte chiusi. Nelle prestazioni ospedaliere e specialistiche i privati accreditati assorbono addirittura il 26% della spesa, contro una media nazionale del 16%;

le azioni dei Commissari Presidenti della regione che si sono succeduti negli anni hanno ridotto e peggiorato l’offerta sanitaria pubblica, favorendo piuttosto quella dei privati accreditati, senza peraltro eliminare il deficit;

tra i privati accreditati spicca NEUROMED di Pozzilli (IS), che fa capo ad un potentato politico-imprenditoriale, in potenziale conflitto di interessi, che esercita una grande influenza in Molise, oltre che in Campania ed in Calabria;

nella crisi sistemica, basti pensare che i cittadini molisani sono ancora in attesa che venga definito il Programma operativo 2019-2021, si è innestata la crisi pandemica, che in quattro mesi ha portato il totale dei decessi con Covid-19, che al primo ottobre 2020 erano 24, a 379 al 8 marzo 2021. Per una Regione di 305.000 abitanti si tratta di numeri esorbitanti;

i posti letto, specialmente quelli di terapia intensiva sono pieni e il servizio 118 in Molise ormai è utilizzato esclusivamente per trasportare i malati affetti da Covid-19;

l’incalzare della pandemia ha fatto precipitare il servizio sanitario regionale in uno stato di semi-paralisi anche per quanto concerne la prevenzione, la diagnosi e la cura delle altre patologie. Ormai da mesi ogni attività sanitaria ordinaria in Molise è di fatto ferma, anche perché non è stato realizzato un centro Covid-19 regionale separato, scaricando l’emergenza sui tre ospedali regionali di Campobasso, Isernia e Termoli;

in regione c’è un solo laboratorio per processare i tamponi, a Campobasso, e nessuno per sequenziare le varianti;

le USCA sono state create in ritardo e soffrono di carenza di organico;

sono drammaticamente carenti i letti di terapia intensiva e sub-intensiva Covid-19, e più ancora il personale sanitario specializzato da adibire a tali reparti, situazione tuttora irrisolta, nonostante la tardiva richiesta di aiuto ai privati ed all’Esercito;

dalla nomina il 7 dicembre 2018 di un Commissario ad acta per la sanità governativo e non del Presidente della Giunta regionale, la sanità molisana patisce uno stallo istituzionale. Il Presidente regionale, benché controlli la macchina sanitaria regionale, tramite la GSA e l’ASReM, sostiene di avere solo poteri di protezione civile e scarica la responsabilità della malagestione sanitaria esclusivamente sul Commissario governativo, che, dal canto suo, non ha certo brillato;

a parere dell’interrogante, l’amministrazione sanitaria regionale non può nascondersi dietro l’alibi delle pur esistenti inefficienze commissariali e governative. Per scogliere l’ingorgo istituzionale è indifferibile adottare anche per il Molise un provvedimento analogo a quello adottato per la Calabria, con il DL 150/2020;

è infine urgente provvedere ad incrementare i letti di terapia intensiva Covid-19, ad esempio con il supporto di Emergency, come si è fatto a Crotone:

quali iniziative di competenza, anche di natura normativa, intenda assumere il Ministro in indirizzo, affinché le emergenze richiamate in premessa possano essere affrontate e risolte nel più breve tempo possibile, garantendo ai cittadini molisani l’effettivo esercizio del diritto costituzionale alla salute e all’accesso alle cure.

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