Isernia aspira a diventare “Capitale della cultura 2021”. Ma se la vedrà con 43 città concorrenti

C’è anche Isernia tra le 44 città italiane che aspirano a diventare “Capitale italiana della cultura 2021”. Il capoluogo molisano se la dovrà vedere con concorrenti di non poco peso, per cui l’impresa appare decisamente titanica.

Tra tutte le località spiccano, per importanza, due capoluoghi di regione: Genova, con 575mila residenti, e Bari, con 320mila. Se i criteri saranno analoghi a quelli finora adottati per la scelta delle “Capitali”, la città ligure e quella pugliese hanno tutti i requisiti per raggiungere l’obiettivo.

Ma la concorrenza più agguerrita arriva dalla lunga sfilza di capoluoghi di provincia, tutti certi di poter conquistare la vetta della classifica: Catania (310mila residenti), Verona (260mila), Taranto (195mila), Livorno (158mila), Ferrara (132mila), Ancona (100mila), Arezzo (99mila), Barletta (94mila), Pisa (90mila), L’Aquila (70mila), Trapani (67mila), Trani (56mila), Pordenone (51mila), Ascoli Piceno (48mila), Belluno (36mila) e Verbania (30mila).

Ci sono poi altri centri più piccoli, che vantano notorietà storica e ambientale. E’ un altro lungo elenco: Venosa (Basilicata), Tropea (Calabria), Capaccio Paestum, Castellammare di Stabia, Giffoni, Padula, Procida e Teggiano (Campania), Arpino e Cerveteri (Lazio), Vigevano (Lombardia), Fano (Marche), Molfetta e San Severo (Puglia), Volterra (Toscana), Carbonia e San Sperate (Sardegna), Modica, Palma di Montechiaro e Scicli (Sicilia), Feltre e Pieve di Soligo (Veneto).

Infine anche tre Unioni dei Comuni: quelli della Bassa Reggiana, della Romagna forlivese e della Grecia Salentina, tutti candidati.

Se si analizza l’esperienza passata delle “Capitali italiane”, ad avere la meglio potrebbero essere città grandi. Il primo trofeo, istituito nel 2014 dopo che Matera è stata designata “Capitale europea della cultura 2019”, è stato conferito per il 2015 a tutte e cinque le città partecipanti alla selezione della “Capitale europea della cultura 2019” che, pur finaliste, non sono risultate vincitrici. Cioè a Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena. L’anno seguente ad essere premiata è stata Mantova, quindi, nel 2017, Pistoia. Nel 2018 è toccato a Palermo, mentre nel 2019, anno nel quale Matera è stata Capitale europea della cultura, non è stato previsto il conferimento del titolo italiano per evitare confusioni. Quest’anno la città designata è Parma: l’intenso calendario di eventi partirà il prossimo 12 gennaio con l’apertura ufficiale alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Insomma, se la logica è quella di premiare città come le nove finora designate, Isernia non ha molte chance. Forse troppo piccola con i suoi 21mila abitanti, ma anche mal collegata e con infrastrutture non proprio invidiabili. Non a caso il capoluogo molisano è agli ultimi posti nella classifica del Sole 24 Ore per qualità della vita. Prima di aspirare a trofei molto ambiziosi, l’amministrazione farebbe bene a migliorare il contesto cittadino.

Comunque anche Isernia dovrà presentare, entro il 2 marzo 2020, il proprio dossier di candidatura, così come le altre 43 città candidate. Il dossier sarà esaminato da una giuria di sette esperti per arrivare, entro il 30 aprile 2020, alla selezione di un massimo dieci progetti finalisti da invitare in audizione. E forse la città molisana può già puntare a questo primo traguardo, animata di ottimismo.

La città “Capitale italiana della cultura 2021” verrà poi scelta esclusivamente sulla base di questi colloqui entro il 10 giugno 2020, quando la giuria indicherà pubblicamente al ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo la candidatura più idonea da formalizzare con delibera del Consiglio dei ministri. La città vincitrice riceverà un milione di euro per la realizzazione del programma presentato.

Il Molise, una volta tanto, sarà capace di fare squadra per raggiungere perlomeno il primo traguardo, benaugurante per sfide future?

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