Isernia, città del “tombolo”

foto associazione Il Merletto di Isernia

In odore di riconoscimento Unesco, l’arte del merletto a tombolo vede Isernia come una delle principali realtà che gode di un notevole numero di merlettaie e di un substrato di efficienza che ha dell’incredibile.

Una realtà che pone la città molisana tra le più prolifiche in ordine ad eventi, a qualità del lavorato artigianale, alla ricerca e divulgazione.

Un’arte che già dal ‘400 ha assunto a sé la storia dei vicoli della città pentra.

Il tombolo è uno strumento di lavoro utilizzato per la realizzazione di pizzi e merletti. Si compone di tre parti : un sostegno; un tamburo circolare (il tombolo vero e proprio) detto Pallone, imbottito in crine e ricoperto di panno; i fuselli sui quali vengono avvolti i singoli fili. Il tintinnio di essi durante la lavorazione delle sapienti merlettaie, intreccia la storia. Una musica che stupisce, ammalia quando, soprattutto le donne, oggi anche gli uomini, realizzano i merletti, vere e proprie opere d’arte. Abilità, pazienza ed esperienza che si tramandano di madre in figlia da oltre 800 anni.

Isernia può così, essere definita la Città dei merletti ed ancora oggi, grazie all’associazione “Il Merletto di Isernia – L’Arte nelle Mani” in primis, ed altre spontanee ricamatrici, passeggiando per le vie del centro storico è possibile ascoltare il caratteristico tintinnio dei fuselli maneggiati con maestrie dalle merlettaie e sentire le voci di esse che raccontano pezzi di storia e di vissuto mai del tutto scomparso.

Con questo spirito che concorda con tradizione e passione, le donne isernine si sono ingegnate nel voler realizzare un opera d’arte davvero fuori dal comune. Centinaia di forme, di sagome, di ore spese tra le faccende quotidiane. Un’opera d’arte unica al mondo che ha visto lavorare giorno e notte centinaia di merlettaie per realizzare lavori rappresentanti i simboli della Città di Isernia. Dalla Fontana Fraterna, alla facciata della Cattedrale, allo stemma della Città, al volto di Santi e Protettori, alle forme più significative di luoghi simbolo come il Paleolitico. Un lavoro certosino, simbiotico, privo da incertezze e dogmi di invidia che ha generato impareggiabile passione e ristorato l’amore per una Città ancora alla ricerca di un equilibrio identitario.

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