Italia Campione d’Europa, grazie ragazzi

Le mani feline di Gigio Dommarumma. Infinite. D’artista. Il portierone barbuto come Ulisse, in corsa con Messi per il Pallone d’oro, dopo aver preso il premio di miglior giocatore dell’Europeo. Grazie a lui, il solito martirio dei rigori è diventata la porta dell’Eden. E poi il grugno maschio e inesauribile di Bonucci, che s’accende già con l’inno offerto dal duo Mameli-Novaro. O la diga sorniona di Chiellini, alla terza partita consecutiva dopo l’infortunio. E il centrocampo di qualità: quell’abile, elegantissimo cesellatore marchigiano in camicia bianca sa montarlo e rismontarlo come pezzi di un magico Lego. Ancora, l’immagine del “cavaliere” Leonardo Spinazzola con le stampelle che fa festa, sorretto dai compagni.

Onore ai 26 orchestrali in tenuta azzurro lucente che hanno elargito istantanee immortali per i nostri ricordi. Protagonisti di meravigliose e infinite sofferenze. Ennesima generazione che sa essere forza collettiva di un’Italia concreta e vincente. Campioni d’Europa. Nello stesso giorno del mitico Enzo Bearzot, 39 anni fa. Nando Martellini, oggi, lo scandirebbe due volte, richiamando l’altro trionfo del 1968. “Troppo bello” titola oggi la Gazzetta.

Avevamo tutti bisogno di emozioni positive, dopo interminabili mesi di notizie e immagini sanitarie drammatiche. Ed i pianti di Mancini e Vialli, abbracciati come due adolescenti dopo un’esame di maturità, questa volta sono di gioia e di speranza. Di redenzione, per loro che sanno cosa significa piangere per un dolore, generato casomai da una sconfitta in maglia blucerchiata in un torneo internazionale.

L’Italia s’è desta. Nei momenti più bui sa recuperare l’orgoglio e un pizzico di fortuna. Dopo l’abisso della mancata partecipazione ai mondiali, ecco Alessandro Florenzi che festeggia con un pezzo della rete di Wembley, vessillo di una conquista che entra di diritto nella storia. Il cielo è azzurro pure sopra Londra. Scacco agli inventori del calcio. Alla Brexit. E alla Regina. Gli otto chili della Coppa d’argento da Londra hanno preso il volo per Coverciano.

Finalmente le notti magiche. Di un’estate italiana. Ma senza amare sorprese, come avvenne nel Mondiale italiano del 1990. Ora è festa. Ce la meritiamo perché l’Italia le ha vinte tutte. Giocando soprattutto con intelligenza e con intuito.

“Lo sport veicola ed esalta il sentimento nazionale, come se fosse diventato l’unica espressione umana capace di generare e legittimare democraticamente lo spirito patriottico, che in quest’epoca di scetticismo si ritrae dalla politica, dall’arte, dal cinema, dal dibattito culturale – scrive oggi Ezio Mauro su Repubblica. Forse proprio dal calcio questo Paese dovrebbe imparare di più, dalla capacità di essere gruppo, di prendersi responsabilità, di rivendicare la bellezza e di arrivare fino in fondo. Orgogliosi di quest’Italia e della nostra Italia.

(Domenico Mamone)

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