La Caritas diocesana di Trivento (Cb) e le aree interne

Trivento (Campobasso)

Sulla possibile rigenerazione dei piccoli Comuni si è svolto a Castel del Giudice (IS) il 31 maggio e 1° giugno 2024 un simposio di studio dal titolo “GENERARE FUTURO” organizzato da Legambiente.

Le idee che seguono sono il contributo di riflessione portato a quel convegno dalla Caritas Diocesana di Trivento (CB), diretta da don Alberto Conti, che ha condotto sulle aree interne del Molise studi, ricerche e indagini su tantissime questioni locali e su temi di carattere culturale e sociale che hanno portato a diverse pubblicazioni nelle quali sono state avanzate tantissime proposte.

Essere vicini ai problemi della popolazione per trovarne le possibili soluzioni è stato lo scopo principale del lavoro iniziato nel 1993 e che tuttora continua proprio su un territorio ormai desertificato non solo sul piano demografico e umano, ma anche a livello culturale, economico e sociale.

Idee per agevolazioni di tipo fiscale per le aree interne, suggerimenti concreti di sviluppo nei settori dell’agricoltura, dell’allevamento, della realizzazione di prodotti alimentari di eccellenza, del turismo, dell’artigianato e delle innovazioni tecnologiche sono nelle pubblicazioni finalizzate a coinvolgere la responsabilità delle classi dirigenti ma soprattutto dei cittadini.

Molti sono i convegni che la Caritas di Trivento ha realizzato in oltre trent’anni di attività completati tra l’altro da corsi di formazione tuttora attivi per aiutare i giovani del territorio a inserirsi nel mondo del lavoro.

Sono stati messi insieme quanti potevano elaborare paradigmi per l’arricchimento delle infrastrutture e per garantire ai cittadini servizi efficienti soprattutto sul piano culturale e sanitario.

Si è scesi in lotta quando i diritti dei cittadini venivano calpestati e ci si è opposti a forme di legislazione che apparivano penalizzanti per le aree interne.

Insieme a medici, intellettuali, movimenti civici e semplici cittadini si è lavorato con tenacia per la difesa della sanità pubblica indicando una sua possibile strutturazione telematica e territoriale.

È stato promosso un confronto aperto sul territorio e si è lottato per anni cercando di produrre documenti, di avanzare suggerimenti e di condurre azioni di contrasto a quel tentativo di privatizzare progressivamente il servizio sanitario che ora sta procedendo con sempre più celerità creando difficoltà immense nel tutelare la salute soprattutto per gli abitanti più poveri.

Le classi dirigenti in Molise sono state capaci di chiudere aziende industriali nate con la logica dei poli di sviluppo negli anni settanta del secolo scorso grazie all’impegno dell’allora presidente Florindo D’Aimmo senza riuscire non solo a fermare il declino, ma neppure a garantire servizi decenti e a disegnare un piano di sviluppo capace d’impedire il ritorno dell’emigrazione con la progressiva contrazione del numero di abitanti nella regione.

Abbiamo la rete stradale provinciale in una condizione disastrosa soprattutto nel Molise Centrale mentre la Trignina e la Bifernina, le due principali arterie stradali della regione, sono frenate nella percorribilità in più punti da tracciati impossibili o da semafori per lavori e il ponte Sente è chiuso da anni.

I molisani sembrano sopportare la situazione con una rassegnazione incomprensibile e inaccettabile e tanti bevono ancora sistematiche promesse elettorali su fantomatiche nuove arterie stradali mai realizzate.

A ciò aggiungiamo l’accettazione della colonizzazione culturale, politica e amministrativa imposta dai partiti nazionali in ruoli apicali delle strutture regionali e nella nomina di candidati a livello parlamentare e perfino comunale.

Secondo i dati della Camera di Commercio di Campobasso nel primo trimestre del 2024 è continuata in modo pesante la chiusura di attività soprattutto in agricoltura, commercio, servizi, ristorazione, costruzioni e attività manifatturiere.

Ora sono apparse chiare le difficoltà esistenti nel Molise che non hanno la loro origine, come taluni pensano, nell’autonomia regionale ottenuta nel 1963, ma nell’assenza totale di un progetto capace di dare al territorio infrastrutture per uscire dall’isolamento, creare in loco capacità imprenditoriale e dotarsi soprattutto di una classe dirigente la cui funzione non può essere quella di perpetrare assistenzialismo attraverso il sistema clientelare, ma di attrarre capitali per un’economia innovativa in tutti i settori con strutture e sistemi produttivi di altissima qualità smettendo di ripetere che il Molise avrebbe solo talune vocazioni economiche.

Il DDL 615 sull’autonomia differenziata sicuramente darà il colpo di grazia alla nostra regione.

Ancora una volta anche in questa direzione la Caritas ha provato a chiamare i cittadini alla riflessione e al confronto su tale deleterio progetto messo in piedi da una borghesia miope rappresentata in Parlamento dalla Lega.

Dunque abbiamo problemi da risolvere davvero spinosi a livello locale e nazionale sui quali il dibattito pubblico in Molise è assolutamente carente.

Di errori di natura politica nelle scelte ne abbiamo avuti tanti; eppure per anni la Caritas ha elaborato idee molto chiare ad esempio nell’economia, nella sanità, nella pianificazione dei servizi educativi, nelle infrastrutture, nella difesa dell’ambiente e del territorio e perfino nella riorganizzazione amministrativa.

Tali proposte si trovano nei “Quaderni della solidarietà”, lo strumento di cui la Caritas si serve per diffonderle.

L’Università, il mondo imprenditoriale nei diversi settori, gli intellettuali e le forze produttive già esistenti devono ora incoraggiare e rafforzare tale lavoro mettendo in campo studi in grado di disegnare le vie del cambiamento.

Il Prof. Rossano Pazzagli dell’UNIMOL sta già dando un contributo notevole in tal senso con alcune pubblicazioni interessanti e con l’esperienza della “Scuola dei piccoli comuni” che opera ormai da qualche mese a Castiglione Messer Marino (CH).

L’incontro di Castel Del Giudice va sicuramente in tale direzione perché s’inserisce positivamente nella necessità di un progetto di sviluppo fondato sulla biodiversità e la sostenibilità ambientale.

Il primo obiettivo è quello di riportare l’attenzione sui rischi dello sviluppo capitalistico urbanocentrico disegnando un riequilibrio demografico sul territorio delle aree interne con un’equa redistribuzione delle attività economiche, delle strutture e dei i servizi.

Questo significa pretendere dal governo nazionale che il Molise sia dotato di una rete viaria e di infrastrutture essenziali che lo facciano uscire dall’isolamento e lo rendano attrattivo per investimenti economici.

Nessuno prova realmente ad affrontare la questione della redistribuzione dei fondi disponibili nel bilancio regionale riducendo i privilegi in ogni settore e finanziando lo sviluppo.

Non si pretende da tutti la scelta di recente fatta da qualche sindaco o assessore di rinuncia completa all’indennità di funzione o di carica, ma sicuramente molto si può fare in merito.

Uscendo dalle logiche clientelari e dalle vituperate raccomandazioni, immorali e dure a scomparire, occorre altresì convincersi a creare nei giovani la cultura del lavoro e un’imprenditorialità autoctona sostenendo ad esempio quest’ultima con quel risparmio che molti per troppo tempo hanno indirizzato verso il mercato finanziario o i titoli di Stato piuttosto che utilizzarlo in forma singola o associata in attività produttive.

Il mondo intellettuale sicuramente può dare tanto in termini di competenza nella lettura analitica della situazione attuale e nel delineare le vie di cambiamento per lo sviluppo del Molise sul piano culturale, economico e sociale.

Ci sono poi gli esperti nei diversi settori economici e nell’organizzazione dei servizi che davvero possono indicare i percorsi più adeguati e capaci di dare speranza a quanti certamente continueranno ad andar via se non usciamo dall’impasse.

Lavoriamo su questo da molisani senza cercare altrove le soluzioni o i luminari come salvatori di una situazione che dobbiamo superare solo noi con analisi specifiche, impegno e senso di responsabilità.

Sicuramente le esperienze del Comune di Castel del Giudice o quelle di alcuni giovani che stanno creando esperienze lavorative di tipo autonomo nel settore della pastorizia, dell’allevamento, della produzione del miele o in altre sperimentazioni di natura economica come la Domus di Bagnoli del Trigno (IS) possono essere da stimolo.

In ogni caso per immaginare una rigenerazione demografica e umana delle nostre aree interne abbiamo bisogno di alcune iniziative concrete.

La prima è quella di portare l’intera popolazione molisana a prendere coscienza della situazione attuale e responsabilizzarsi sugli impegni da assumere per il rispetto dei propri diritti quali la sanità, una viabilità e delle infrastrutture efficienti e per essere parte attiva nella rigenerazione del territorio su cui si abita.

Questi servizi non possono certo attendere e hanno bisogno di strutture sul territorio da realizzare subito anche con i fondi del PNRR.

Più volte dalla “Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico Paolo Borsellino” della Caritas di Trivento sono giunte proposte per riordinare un sistema amministrativo locale davvero estremamente vetusto e burocratizzato modificando la gestione delle funzioni e dei servizi che purtroppo oggi sempre più spesso vengono delegati o affidati a strutture private come sta avvenendo ad esempio con l’acqua.

In molte delle nostre piccole comunità spesso si respira un’aria tossica di contrapposizione tra gli abitanti, alimentata anche da un uso distorto della politica, che va assolutamente superata con attività di socializzazione quali esperienze di teatro, sport, cineforum, incontri culturali, esercitazioni di lettura e scrittura creativa.

Intanto abbiamo bisogno a mio avviso di una profonda riorganizzazione della rete scolastica e dei servizi culturali oggi gravemente decontestualizzati perché un’errata attuazione dei cosiddetti poli scolastici ha finito per annullare nelle piccole comunità delle aree interne ogni tipo di ricerca e di attività formativa.

Già nel 2014 era stato delineato un progetto di rete scolastica per le aree interne presentato ad Agnone, ma le idee di tutela dei diritti culturali allargati difficilmente avrebbero potuto trovare consensi in una società non certo solidale ma sempre più competitiva come quella in cui viviamo.

Non si pensa a piccole scuole di pluriclassi sostenute da alcuni perché in esse è carente il confronto ma anche la socializzazione.

Riappropriarci della cultura che è stata rubata ai piccoli Comuni con un sistema di rete scolastica estremamente penalizzante per le aree interne significa ridisegnare la funzione dei poli scolastici equamente distribuiti sul territorio con l’obiettivo di ampliare il loro compito attraverso un organico più allargato da utilizzare in piena autodeterminazione non solo per l’istruzione di fasce di popolazione che vanno dall’infanzia all’adolescenza, ma anche per quella legata agli adulti promuovendo l’educazione permanente oggi sempre più necessaria con le continue trasformazioni tecnologiche.

L’UNIMOL dovrà attivarsi alla creazione di un’università popolare itinerante cui affidare il coordinamento di un tale progetto promuovendo nelle piccole comunità ricerca storica, indagini e confronti culturali che oggi vengono portati avanti solo da limitate esperienze di volontariato.

Il sistema dei trasporti poi va completamente rivisto affidandone la gestione a singoli Comuni o a un consorzio tra essi, eliminando i servizi attuali che tengono i cittadini un’intera giornata fuori dalla comunità di appartenenza anche per la soluzione di piccoli problemi e rendendo gli spostamenti sul territorio razionali, efficienti e funzionali alle esigenze della popolazione.

È assolutamente necessario continuare il lavoro della Caritas diocesana di Trivento nella formazione dei giovani a nuove attività economiche legate al settore dell’agricoltura, dell’alimentazione ma anche delle nuove tecnologie.

Si devono poi promuovere incontri di coscientizzazione della popolazione sulla necessità di creare imprenditorialità autoctona e utilizzare razionalmente il risparmio finalizzandolo alla produttività piuttosto che alla rendita finanziaria.

Per questo da anni la Caritas organizza sul territorio percorsi di formazione all’autoimprenditorialità per i giovani in diversi settori economici.

Non mancano nel Molise centrale e alto esperienze innovative legate al turismo, all’agricoltura o al settore alimentare; occorre tuttavia sostenerle e metterle in rete per migliorare i risultati sul piano qualitativo e aprirsi a un mercato più largo di quello regionale.

Utilissimi sul piano umano, sociale e occupazionale sono la riorganizzazione e il potenziamento del sistema di assistenza agli anziani del quale la Caritas diocesana di Trivento si è occupata più volte con indagini e studi di proposta pubblicati nei “Quaderni della solidarietà” sottolineando la necessità di uscire dalle strutture che eufemisticamente chiamiamo case di riposo organizzando forme razionali e umane di assistenza domiciliare con offerta di pacchetti di servizi capaci tra l’altro di creare posti di lavoro nel settore.

Sono state proposte forme di senior cohousing, ma anche su di esse le difficoltà sono state notevoli.

In questa direzione si muove il “Progetto salute”, varato nell’ultimo Consiglio di amministrazione della “Fondazione Caritas Trivento Onlus” che a livello sperimentale e con il sussidio di volontari si occuperà dell’organizzazione di servizi a domicilio per gli anziani nei Comuni di Castelguidone (CH), Schiavi d’Abruzzo (CH) e Civitanova del Sannio (IS) tutti appartenenti alla Diocesi di Trivento.

Anche le attività artigianali legate alla lavorazione del ferro, dell’acciaio, della pietra vanno recuperate e riqualificate nella qualità dei prodotti con opportuni corsi di formazione.

Sul piano turistico, affidandosi soprattutto alla competenza di chi già opera nel settore, c’è la necessità di far conoscere meglio e valorizzare il patrimonio storico, culturale, archeologico, religioso, ambientale ed enogastronomico di tutti i nostri paesi e la bellezza delle tradizioni di un territorio salubre e incantevole per la sua straordinaria diversità del paesaggio.

In tale direzione è quanto mai opportuno organizzare itinerari adeguatamente preparati e programmati, curare i beni a disposizione e ottimizzare le strategie promozionali per raggiungere gli obiettivi.

Parlare della valorizzazione dei tratturi ad esempio non ha alcun senso se poi li lasciamo nell’abbandono totale in cui versano e non creiamo attività in grado di suscitare interesse turistico.

Anche per le strutture religiose come facciamo a produrre turismo se alcune chiese delle nostre comunità non sono visitabili perché sempre chiuse?

Qualsiasi tipo di attività da avviare o implementare non può essere, come purtroppo ancora avviene, isolata, limitata e chiusa al solo mercato locale, ma si deve cercare una promozione di livello globale perché solo in tal modo si potrà avere quel miglioramento dell’occupazione capace di rigenerare appunto i nostri piccoli paesi.

Il turismo di ritorno, pure necessario, non è certo sufficiente.

Dare prevalenza a forme di ruralità e allevamento salvaguardando la tipicità del patrimonio agricolo e zootecnico legati alla biodiversità e alla sostenibilità ambientale è sicuramente il primo passo, ma occorre anche inserire le aree interne in attività legate ad altri settori economici che si stanno trasformando con l’aiuto delle nuove tecnologie.

Se vogliamo che le nostre piccole comunità tornino ad essere rigenerate e abitate, i diritti non vanno coniugati con la logica dei numeri, ma devono essere legati alla qualità della vita garantendo dignità a tutti così come prevede la Costituzione Italiana.

Rimboccarsi le maniche e lavorare concretamente per il bene delle aree interne e in ogni caso per l’intero Molise è l’unica cosa concreta che possiamo fare in un momento davvero difficile attraversato dalla nostra regione.

(Umberto Berardo)

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