La scuola “separatrice”

C’è un gran discutere, in questi giorni, sul ritorno a settembre a scuola “in sicurezza” (l’espressione più abusata e inutile di questi tempi, come se qualcuno proponesse “l’insicurezza”).

Il calo del numero e dell’intensità dei contagi da Covid rende il dibattito libero da freni inibitori.

L’esercito di psicologi e psicoterapeuti, con il supporto di qualche filosofo e dell’immancabile opinionista, ci ricorda l’importanza delle relazioni umane tra i banchi, bocciando in toto le esperienze on-line di queste settimane.

Per la ripartenza, però, se queste sono le premesse, probabilmente rimpiangeremo collegamenti, webinar e teleconferenze.

La proposta più balorda è quella di installare delle barriere nelle aule per “separare” gli studenti tra loro. Al di là della riduzione di quella socialità richiamata proprio dagli esperti di relazioni, c’è un piano pratico: perché investire una montagna di soldi – quattro i miliardi complessivamente stanziati per la ripartenza scolastica – in questi materiali che, tra l’altro, farebbero subito una brutta fine quale invito al vandalismo mai sopito, e non rafforzare, invece, quei supporti tecnologici di cui la scuola italiana è purtroppo carente?

Secondo punto, a proposito di edilizia scolastica. Si è coscienti che il calo demografico porterà ad un’ulteriore abbandono di edifici scolastici, e molti di quelli vuoti da anni sono alla mercé di occupazioni e di scempi? Allora, non sarebbe più utile recuperare e riutilizzare i tanti edifici pubblici abbandonati o razionalizzare ed eventualmente allargare gli ambienti e le aule di quelli in uso, contribuendo così a renderle più sane, anziché continuare a cementificare il territorio con opere che tra qualche anno saranno inutili?

In conclusione: l’emergenza coronavirus non è piaciuta a nessuno. Ma se non avessimo avuto le nuove tecnologie, i ragazzi sarebbero stati totalmente inattivi per oltre tre mesi. E, nel caso di un ritorno del virus in autunno, circostanza che ovviamente nessuno si augura, dobbiamo essere pronti a replicare – al meglio – l’esperienza di questa primavera. Anche perché il peso della scuola nella società, nelle relazioni, dei trasferimenti, è dominante: circa dieci milioni di persone ne sono coinvolte quotidianamente.

Il mondo del web può pure non piacere, legittimamente, a qualche educatore, ma comunque esiste e soprattutto va gestito al meglio. Proprio nella gestione dei processi la componente umana torna protagonista.

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