La strategia della tensione

“Quello che è accaduto sabato è stato volutamente permesso. E questo ci rimanda indietro ad anni bui. Siamo alla strategia della tensione”. È quanto ha detto il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, nel corso del Question Time alla Camera, replicando al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

La leader della destra d’opposizione ha aggiunto che “la scena di sette agenti lasciati a presidio della sede della Cgil a prendere delle bastonate è offensiva per questo Parlamento che non è fatto da imbecilli”. Quindi, rivolgendosi direttamente al ministro: “Lei sapeva e non ha fatto nulla. Se prima di ieri potevamo pensare che lei era inadeguata, ora la tesi è più grave: quello che è avvenuto sabato è stato volutamente permesso e questo ci porta agli anni più bui della storia italiana, siamo tornati agli anni della strategia della tensione”.

Le accuse della Meloni sono ovviamente gravi. E dimostrano come si stia sempre più guastando quel clima di distensione sociale che sembrava coincidere con l’arrivo di Mario Draghi e con il “governissimo” in grado di coinvolgere la stragrande maggioranza delle forze politiche rappresentate in parlamento. La frattura, se è soltanto accennata tra i partiti – in fondo Fratelli d’Italia svolge un ruolo di opposizione – è ben accentuata nel corpo elettorale, che oltre a disertare le urne, riempie sempre più piazze. Perché in gioco, con il green pass, non c’è solo una questione ideologica ma soprattutto una somma di vicende personali.

Quanto è successo sabato è emblematico da diversi punti di vista. Dimostrando che i segnali d’allarme sono molteplici.

Innanzitutto qualcuno dovrebbe fornire spiegazioni perché certi personaggi dell’ultradestra da anni possono liberamente arringare la folla nelle piazze – com’è successo sabato scorso con linguaggio non certo da Accademia della Crusca – o essere presenti nelle occasioni di guerriglia urbana, come già avvenuto un anno fa a piazza del Popolo proprio in occasione di manifestazioni contro le restrizioni imposte dal Covid. La domanda che in molti si sono posti: perché alcuni degli arrestati erano su quel palco? La risposta di più di qualcuno: forse per delegittimare la maggior parte di quelle cinquantamila persone – numero davvero imprevisto – che manifestavano pacificamente contro il governo e il green pass?

Seconda osservazione: dal momento che l’attacco alla Cgil era stato preannunciato, così come i disordini, possibile che non siano state prese misure per presidiare a dovere i cosiddetti “luoghi sensibili”?

Altro quesito: che ruolo hanno avuto i tutori dell’ordine “infiltrati” tra i manifestanti? Cosa è successo in piazzale del Brasile, a ridosso di villa Borghese, dove la “pax” tra le forze dell’ordine che accompagnavano il corteo e i manifestanti s’è definitivamente rotta?

Al di là dell’attacco gravissimo alla sede della Cgil e all’irruzione nel pronto soccorso del Policlinico Umberto I, perché indire per sabato prossim una manifestazione a San Giovanni in Laterano – che si preannuncia oceanica – proprio alla vigilia di ballottaggi importanti, contravvenendo di fatto al silenzio elettorale?

Insomma, usando un eufemismo si può dire che in piazza del Popolo più di qualcosa è andato storto. E che l’entità del popolo “no green pass” è stata sottovalutata, come sta emergendo con quel campanello d’allarme dei portuali a Trieste assolutamente da non sottovalutare.

(G. Palladino)

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