La testa di Augusto e altre “teste”

È mai possibile che un importante ritrovamento archeologico in Molise – uno dei tanti – debba non solo rimanere materia chiusa all’interno dei confini regionali, salvo poche eccezioni, ma anche diventare causa di roventi polemiche?

La bella testa di Augusto rinvenuta ad Isernia
(foto Sovrintendenza Archeologia del Molise)

Nei giorni scorsi, per chi non lo sapesse, c’è stato un importante ritrovamento archeologico ad Isernia. Durante i lavori per il ripristino di un muro crollato anni fa in via Occidentale, prima fonte di durature polemiche, dal terreno è emersa una testa di una bella statua in marmo attribuita all’imperatore Augusto.

Una prima discussione, particolarmente accesa sui social, ha riguardato le tecniche di estrazione del reperto perché sembrerebbe scalfito di recente.

Un secondo dibattito ha per oggetto l’identità del personaggio raffigurato, per qualcuno l’imperatore Augusto non c’entrerebbe alcunché.

La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise conferma l’attribuzione: “Si, è proprio lui… l’imperatore Augusto, testa di statua in marmo rinvenuta oggi nel corso dello scavo” hanno scritto i funzionari nel post inserito nella pagina di Facebook. Ovviamente l’attribuzione ci riempie d’orgoglio.

Chi avrà ragione?

Ovviamente non abbiamo le competenze per entrare in dispute del genere. Solitamente ci affidiamo ai giudizi dell’architetto Franco Valente di Venafro, punto di riferimento indiscutibile – per esperienza e per passione – su questioni del genere.

C’è, però, un punto – il solito punto – che resta fermo: perché questi importanti e causali “benefici culturali” per il Molise, che arrivano come manna dal cielo, restano più o meno lettera morta a livello nazionale? Perché la Regione continua ad investire risorse per promuovere iniziative molto discutibili, tra convegni e sagre, mentre ritrovamenti di questa portata potrebbero apportare giovamenti e alzare il livello generale dell’offerta, com’è successo per i bronzi di Riace in Calabria o per la mummia dell’Alto Adige?

Isernia, in particolare, ha enormi potenzialità sul fronte storico-culturale, dal sito paleolitico ai culti priapici, dalla storia sannita (si pensi solo alla Lega Italica) ad un centro storico ricco di testimonianze. Poi Ponzio Pilano e Celestino V. Nonostante stia a meno di due ore da Roma, la capacità d’intercettare flussi turistici anche “da fine settimana” è praticamente nulla. Qualcuno, in Regione, preferisce continuare a puntare sui caciocavalli. Altre “teste”. Mentre il Molise sta morendo. Purtroppo.

Precedente Salgono a 19 le Città dell’Olio del Lazio Successivo Anche il genoma dell’olivo non ha più segreti