Lettera aperta ai molisani

Cari molisani, sgombro preliminarmente la lettera da possibili equivoci su scopi reconditi che non esistono.

Ciò che muove il mio intento è unicamente sottolineare la necessità che ha ciascun cittadino di porsi al servizio della comunità cercando sinergie operative.

Chi scrive è un vostro corregionale che, al di là degli anni universitari, ha vissuto sempre in Molise per scelta pur avendo avuto la possibilità di esercitare la sua professione oltrove.

Sono rimasto sulla terra che mi ha dato i natali per diverse ragioni.

Da ragazzo e da giovane per portare avanti i miei studi ho avuto immense difficoltà economiche che in parte ho narrato nella mia antologia di racconti “Storie di vita” pubblicata nel 2003; ho deciso per questo di fare il docente nella scuola proprio sul territorio delle aree interne per aiutare gli adolescenti a crescere nello sviluppo della propria personalità, nella promozione delle diverse abilità, nell’acquisizione di una capacità di ricerca autonoma e di spirito critico per diventare liberi e cercare la soluzione dei problemi personali e collettivi.

Seguendo un po’ le metodologie di due grandi maestri come don Lorenzo Milani e Paulo Freire, ho provato a dare tutto me stesso nell’attività didattica ed educativa per trentasei anni in diverse sedi scolastiche del Molise centrale rimanendo residente sempre nella piccola comunità di nascita, Duronia (CB), un paese che dal 1951, quando contava 2255 abitanti, è passato agli attuali 392.

Oltre all’insegnamento di materie letterarie nella scuola secondaria di primo grado, ho condotto attività di ricerca e di promozione culturale, sociale e politica con la Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico “Paolo Borsellino” incrociando il mio percorso di vita con don Alberto Conti, direttore della Caritas Diocesana di Trivento (CB), ma anche con il compianto amico e collega Leo Leone.

Insieme, con il sostegno della Chiesa Diocesana di Trivento, abbiamo condotto studi, ricerche e indagini su tantissime questioni locali e su temi di carattere culturale e sociale che ci hanno portato a diverse pubblicazioni.

Essere vicini ai problemi della popolazione per trovarne le possibili soluzioni è stato lo scopo principale del lavoro iniziato nel 1993 e che tuttora continua sul territorio delle aree interne ormai desertificate sul piano umano, culturale, economico e sociale.

Questo impegno mi ha portato a sei pubblicazioni personali nella saggistica e nella narrativa.

Nel gennaio del 2016 insieme a medici, intellettuali, movimenti civici e semplici cittadini sono stato tra i promotori del Forum per la Difesa della Sanità pubblica.

Abbiamo promosso un confronto aperto sul territorio e lottato per anni cercando di produrre documenti, di avanzare proposte e di condurre azioni di contrasto a quel tentativo di privatizzare progressivamente il servizio sanitario che ora sta procedendo con sempre più consistenza creando difficoltà immense nel tutelare la salute soprattutto per gli abitanti più poveri.

Solo nel maggio del 2016 si riuscì nell’impresa di portare in Piazza Municipio a Campobasso circa cinquemila persone che chiedevano con forza di rafforzare il servizio sanitario pubblico garantendo a tutti, come prevede la Costituzione Italiana, la tutela della salute con livelli di assistenza non essenziali ma di qualità, garantiti sul piano territoriale e ospedaliero.

Tranne la CGIL e qualche esponente di forze politiche progressiste, le istituzioni regionali, provinciali e comunali furono allora pressoché assenti.

Su centotrentasei sindaci in piazza ce n’erano appena otto.

Intanto progressivamente chiudevano nella regione diverse aziende industriali nate negli anni settanta del secolo scorso senza che la classe dirigente riuscisse non solo a fermare il declino, ma neppure a garantire servizi decenti e a disegnare un piano di sviluppo capace d’impedire il ritorno dell’emigrazione con la progressiva contrazione del numero di abitanti nella regione.

Da anni non riusciamo neppure a porre in essere un piano di controllo efficace per l’eccessivo numero di cinghiali che non solo produce danni gravissimi all’agricoltura, ma ci pone davanti al rischio della peste suina africana.

Abbiamo la rete stradale provinciale in una condizione disastrosa mentre la Trignina e la Bifernina, le due principali arterie stradali sul territorio, sono frenate nella percorribilità in più punti da semafori per lavori e il ponte Sente è chiuso da anni.

Tutti sembrano sopportare la situazione con una rassegnazione inaccettabile e tanti bevono ancora le promesse elettorali sistematicamente ripetute di fantomatiche superstrade a quattro corsie.

A ciò aggiungiamo l’accettazione della colonizzazione culturale, politica e amministrativa imposta dai partiti nazionali in ruoli apicali delle strutture regionali e perfino nella nomina di candidati a livello parlamentare e perfino comunale.

Secondo i dati della Camera di Commercio di Campobasso nel primo trimestre del 2024 è continuata la chiusura di attività soprattutto in agricoltura, commercio, servizi, ristorazione, costruzioni e attività manifatturiere.

Un termometro della situazione economica in regione è la continua chiusura di sportelli bancari non solo nei centri più piccoli ma anche nei due capoluoghi regionali.

Ora il ribollire della crisi ha scoperchiato la pentola e sono apparse chiare le difficoltà esistenti nel Molise che non hanno la loro origine, come taluni pensano, nell’autonomia regionale ottenuta nel 1963, ma nell’assenza totale di un progetto capace di dare al territorio infrastrutture per uscire dall’isolamento, creare in loco capacità imprenditoriale e dotarsi soprattutto di una classe dirigente la cui funzione non può essere quella di perpetrare assistenzialismo attraverso il sistema clientelare, ma di attrarre capitali per un’economia innovativa in tutti i settori con strutture e sistemi produttivi di altissima qualità.

Nulla si è visto al riguardo finora mentre l’establishment locale sembra orientato al tanto peggio tanto meglio come assetto di sopravvivenza al punto che negli anni la speranza nel mutamento sembra sparita.

Ma davvero qualcuno ha mai pensato che ad esempio progetti come “la metropolitana leggera” o “l’elettrificazione molto parziale della rete ferroviaria regionale” potessero rappresentare segni apprezzabili di un reale cambiamento per far uscire il Molise dall’isolamento?

Si è trattato solo di fumo negli occhi, cari corregionali!

C’è chi immagina il futuro nella riannessione all’Abruzzo o nell’ipotetica creazione del Molisannio.

Io vedo tali ipotesi come fuga dalla responsabilità di rimboccarsi le maniche e tentare di mettere in campo tutte le forze per uscire dai problemi studiando le soluzioni più adeguate senza escludere tuttavia in futuro una riorganizzazione amministrativa dell’Italia sul piano territoriale in macroregioni secondo linee democratiche che ho già indicato più volte nel principio di rispetto dei diritti, dell’identità e della rappresentanza piena di ogni popolazione locale.

Di errori di natura politica nelle scelte ne abbiamo avuti tanti; eppure per anni ci sono stati forum, comitati e associazioni che hanno elaborato idee molto chiare ad esempio nell’economia, nella sanità, nella pianificazione dei servizi educativi, nelle infrastrutture, nella difesa dell’ambiente e del territorio e perfino nella riorganizzazione amministrativa.

L’Università, il mondo imprenditoriale nei diversi settori, gli intellettuali e le forze produttive già esistenti devono ora incoraggiare e rafforzare tale lavoro mettendo in campo studi in grado di disegnare le vie del cambiamento.

Non buttiamo soldi nelle solite commissioni programmatorie, ma creiamo equipe gratuite di lavoro costituite come servizio da chi già dallo Stato o dalla Regione riceve compensi fin troppo elevati.

Nessuno prova realmente ad affrontare la questione, ma redistribuire i fondi disponibili riducendo i privilegi in ogni settore e finanziando lo sviluppo dev’essere il primo obiettivo per un’inversione di tendenza.

Occorre altresì convincerci a creare imprenditorialità autoctona sostenendola ad esempio con quel risparmio che molti per troppo tempo hanno indirizzato verso il mercato finanziario o i titoli di Stato piuttosto che utilizzarlo in forma singola o associata in attività produttive.

Il DDL 615 sull’autonomia differenziata sicuramente darà il colpo di grazia a una regione come il Molise.

Ancora una volta un gruppo di molisani ha costituito un Comitato Spontaneo che sta lavorando sul territorio per chiamare i cittadini alla riflessione e al confronto su tale deleterio progetto messo in piedi da una borghesia miope rappresentata in Parlamento dalla Lega.

Oltretutto tale disegno cammina in parallelo con quello del premierato disegnando un’idea di Paese che ci sta portando verso una struttura dello Stato che non è certo quella disegnata dalla Costituzione Italiana.

Dunque abbiamo problemi da risolvere davvero spinosi a livello locale e nazionale sui quali il dibattito pubblico in Molise è assolutamente carente.

Su di essi i molisani sono stati chiamati più volte a una partecipazione responsabile di cittadinanza attiva.

Con grande sincerità la risposta degli amministratori locali e dei cittadini, che pure ha fatto registrare impegno e passione presso alcune comunità, si è manifestata fin qui ancora una volta assai tiepida e marginale.

Se dietro tale posizione ci sono gli interessi individualistici di chi pensa ancora di seguire le direttive del potere per raccattare le briciole col sistema del clientelismo, se si tratta di rassegnazione o di passività di fronte a problemi che non toccano al momento la propria persona o il nucleo familiare, è difficile dire.

Resta il fatto che ciascuno di tali atteggiamenti è profondamente dannoso per il futuro del Molise.

Non ci rimane molto tempo se davvero vogliamo dare nella loro terra una prospettiva di studio, di lavoro e di vita accettabile alle nuove generazioni che sono tornate a fuggire verso il Nord o all’estero.

Sicuramente sono l’ultimo tra i molisani che può arrogarsi il diritto di una chiamata dei propri corregionali a un impegno sul piano politico per disegnare un progetto di sviluppo reale e percorribile che da noi manca ormai da troppi anni.

Ho preso l’iniziativa di questa lettera aperta perché vedo davanti a noi il possibile baratro, ma vorrei che insieme cercassimo con determinazione i sistemi per uscirne guardando finalmente verso un orizzonte sereno.

In tale direzione abbiamo bisogno in generale dell’intera società civile troppe volte evocata e che invece spesso rifluisce verso forme d’individualismo di tipo personale, familiare o di gruppo.

Il mondo intellettuale sicuramente tanto può dare in termini di competenza nella lettura analitica della situazione attuale e nel delineare vie di cambiamento per lo sviluppo del Molise sul piano culturale, economico e sociale.

Ci sono poi gli esperti nei diversi settori economici e nell’organizzazione dei servizi che davvero possono indicare i percorsi più adeguati e capaci di dare speranza a quanti certamente continueranno ad andar via se non usciamo dall’impasse.

Lavoriamo su questo da molisani senza cercare altrove le soluzioni o i luminari come salvatori di una situazione che dobbiamo superare solo noi con analisi specifiche, impegno e senso di responsabilità.

È quanto mai inopportuna e sconsigliabile l’assunzione di posizioni preconcette, istintive, polemiche e contrapposte senza mettere in moto sull’intero territorio regionale un percorso preliminare di riflessione allargata, di confronto e di capacità di sintesi sulle scelte da fare.

Sapendo distinguere sempre il grano dalla zizzania, è davvero estremamente necessario cercare sinergie operative per bloccare il declino in atto della regione in cui viviamo.

Si facciano promotori di iniziative per l’elaborazione di un progetto di sviluppo del Molise quanti non intendono demordere rispetto al lassismo e all’afasia da cui siamo purtroppo circondati.

È un dovere di singoli cittadini, ma ovviamente di partiti, di sindacati, dell’Università e degli amministratori pubblici perché questo è tra gli scopi prioritari a livello culturale e politico di quanti non vogliono ridursi a pensare solo a se stessi.

L’informazione, diventando più libera e democratica, può dare un contributo importante in tale direzione cercando con convinta deontologia professionale un pluralismo sempre più largo nel confronto delle idee.

Di sicuro in tale lavoro occorre essere guidati dall’onestà, dal senso del dovere e dalla volontà di porsi al servizio dei cittadini per realizzare il principio di condivisione nell’eguaglianza dei diritti che solo può portare al bene comune.

Domenica 28 aprile abbiamo visto tantissimi giovani in piazza per la promozione del Campobasso Calcio in serie C e dell’Isernia in D.

Sarebbe bello vedere questi stessi ragazzi scendere in piazza così numerosi a reclamare i propri diritti civili e sociali!

Umberto Berardo

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