Libri, “Un povero Cristo” di Michele Tanno

Quanti personaggi un po’ fuori dal tempo ci sono in una terra a lungo isolata come il Molise? Decisamente tanti. Ogni paese ne conta più di uno, spesso al centro degli sfottò soprattutto dai parte dei ragazzi.

Il libro dell’agronomo Michele Tanno, sempre attento alle vicende della sua terra, racconta la storia umana di Michele D’Andrea, nato a San Biase (Campobasso) nel 1898. Di condizioni assai modeste, era anche orfano di padre e, quindi, non poté ricevere quel minimo insegnamento per essere istradato nella vita. Peraltro la mamma, dopo averlo messo al mondo, manifestò segni sempre più evidenti di squilibri mentali e, perciò, non fu in grado di dargli una corretta formazione educativa.

Il volume ricostruisce con grande sensibilità e attenzione le vicende dello sfortunato compaesano, che pur colpito da queste carenze affettive e formative e da una qualche deficienza intellettiva, si faceva volere bene per la sua semplicità.

Il ragazzo, sebbene vissuto all’ombra della madre, si trovò presto in mezzo alla strada, sbandato e beffato.

Diventato adulto e avendo perso anche lei, andava sempre per suo conto, “solingo e guardingo sotto cieli a vedere e sopra terre a camminare” e, grazie alla misericordia del prossimo, è riuscito a procurarsi quel poco per mantenersi in vita. A ciò ridotto non per scansar fatica, di cui anzi si gravava ogni giorno, ma perché così era la sua condizione mentale e materiale.

La prefazione è di Padre Nando Simonetti.

Una lettura interessante perché in Michele D’Andrea è possibile vedere tanti personaggi emarginati di questa piccola regione.

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Michele TANNO ha ripercorso le tappe che si snodano dal 1898 al 1977 soffermandosi sullo spaccato sociale di un Molise alle prese con un isolamento atavico, e dominato da una borghesia parassitaria che si accaniva con i deboli lustrando le scarpe dei potenti.

Con una dovizia particolare ha ricostruito il vissuto quotidiano di questo “Povero Cristo”  e della sua famiglia all’interno delle dinamiche di inizio secolo che caratterizzavano l’abitato di San Biase, l’attività agricola del tempo, le ristrettezze estreme in cui sopravvivevano gran parte delle persone, l’emigrazione interpretata come fuga dalla miseria e lo stato di sottomissione delle classi sociali marginali verso i pochi che disponevano di pane, abiti, campi da coltivare o reddito professionale.

Un quadro estremamente interessante in cui ci si imbatte nell’assenza di acquedotti, fognature, illuminazione, strade, scuole, marciapiedi, uffici postali, case degne di questo nome o di tutto ciò che distingue il medio evo dalla civiltà ed i servi della gleba dal sottoproletariato gramsciano.  Uomini che dormono insieme alle bestie in catapecchie infestate da pulci e topi in cui è arduo separare i destini delle persone da quelli degli animali, in periodi in cui la fame rappresentava un problema diffuso, specie nelle annate agrarie negative e l’impossibilità di studiare, di curarsi o semplicemente di mettersi un panno addosso o delle scarpe ai piedi era del tutto normale.

In questo girone infernale dantesco i penultimi si scagliano contro gli ultimi scodinzolando ipocritamente verso i benestanti e non avendo alcuna percezione su chi fossero per davvero i potenti dell’epoca. Le invidie sociali sopperivano all’assenza di risposte ai problemi che si trascinavano irrisolti di generazione in generazione. Si litigava per un metro di terra, si andava a fare i servi per intere giornate di lavoro in cambio di qualche tozzo di pane e, in via del tutto eccezionale, di qualche centesimo, ci si difendeva aggredendo con le pietre, e se si avevano deficienze mentali o provenienze familiari problematiche si era condannati alla marginalità perenne e alla derisione sistematica.

Scorrere le pagine di “Un povero Cristo” aiuta a conoscere la miseria d’animo e l’odio rancoroso di chi ha poco verso chi non ha nulla, gli arresti e processi a Trivento con la galera a Montagano, la sopravvivenza mangiando erba o scorze di patate o torsi di cavoli crudi, in un Molise che non è lontanissimo nel tempo visto che sostanzialmente si tratta della prima metà del Novecento. (Michele Petraroia)

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L’autore, Michele Tanno, è nato a San Biase (Campobasso). Laureato in Scienze agrarie, è studioso della civiltà contadina molisana e fondatore dell’Arca Sannita, associazione occupata al recupero e valorizzazione dei semi e frutti a rischio d’estinzione nel Molise e nel Sannio.

Dal 2004 insegna Storia dell’Agricoltura molisana all’Università della Terza Età di Campobasso.

E’ autore dei seguenti libri:
Vite e Vino nel Molise (Ed. Lampo, 1997), San Biase – Il barone e i contadini (Ed. Enne, 2005), Grano e civiltà rurale del Molise (Ed. Studio Emme, 2006), Sulle orme di S. Pietro Celestino (Tip. Leconomica, 2009), Frutti antichi del Molise (Ed. Palladino, 2014), Tu non sei mio padre (Tip. Fotolampo, 2016), Come un uccello volato dal nido (Cop. CSG, 2019).

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