L’immagine del Censis per l’Italia: “una ruota quadrata”

L’appuntamento con il Rapporto annuale del Censis, giunto alla cinquantaquattresima edizione, costituisce certamente una delle migliori occasioni per interrogarsi sullo status del nostro Paese, sulle sue crescenti criticità, ma anche sulle indiscutibili potenzialità. Quest’anno, poi, che l’analisi dell’istituto di ricerca cade in piena pandemia, è maggiore l’interesse da parte dei tanti estimatori della ricerca presentata annualmente in autunno.

La squadra di Giuseppe De Rita, come sempre, riesce a sintetizzare efficacemente una complessa situazione con una sola immagine. Quest’anno rappresenta adeguatamente il sistema-Italia come “una ruota quadrata”. C’è tutto il potenziale della ruota, ma anche il freno rappresentato dagli spigoli, che determinano sforzi disumani, tentennamenti e tonfi nel condurre la macchina.

Il Censis, nella sua analisi, è però impietoso: il virus ha colpito una società già stanca, incapace di visione ma piena di annunci, dove le divisioni sono diventate fratture. Una realtà caratterizzata dal declino e dal declassamento sociale, con oltre la metà dei giovani che vive in una condizione socio-economica peggiore di quella vissuta dai genitori alla loro età. Il dato palese è l’insicurezza: la prova più evidente è nella rilevante crescita dei risparmi (in sei mesi, da dicembre 2019 a giugno 2020, ben 41,6 miliardi in più: il portafoglio finanziario degli italiani ha superato i 4.400 miliardi).

Il principale spartiacque sociale resta il lavoro. I garantiti sono ovviamente colpiti meno dalla pandemia rispetto ai precari e agli autonomi; soltanto meno di un quarto di questi ultimi ha mantenuto le stesse entrate di prima. I bonus sono stati ben accolti, soprattutto dai giovani – attesta il Censis – ma la pioggia di sussidi (26 miliardi di euro a oltre 14 milioni di beneficiari) ha soltanto lenito una situazione particolarmente critica. Emblematica, in proposito, la crescita della fruizione del reddito di cittadinanza, 582.485 individui in più da marzo a settembre, oltre a quasi 700 mila beneficiari del reddito di emergenza.

Dei tanti spunti offerti dal Censis, riteniamo importante cogliere le annose disparità tra le regioni, confermate dalle cronache sanitarie (numero di terapie intensive su tutto) e scolastiche (dispersione media del 10 per cento con la didattica a distanza) degli ultimi mesi: distanze abissali in particolare tra Lombardia e Veneto da una parte e Calabria dall’altra.

A proposito della didattica a distanza, il Censis ha sentito i dirigenti scolastici con reazioni in chiaroscuro: la Dad da una parte amplia il gap di apprendimento tra gli studenti, dall’altra, però, costituisce una sperimentazione utile per l’insegnamento.

Altri spunti interessanti sui cambiamenti di abitudini imposti dalla pandemia. Oltre un terzo degli italiani utilizza meno i mezzi pubblici, una parte ha iniziato ad utilizzare la bicicletta; i fruitori dello smart working potrebbero arrivare a tre milioni e mezzo di unità, sebbene non manchino le criticità, come evidenziano molti imprenditori; i risparmi finiscono sempre meno in azioni, fondi comuni e obbligazioni; la scorsa estate c’è stato un boom di vacanze nelle seconde case, di cui dispone un italiano su quattro.

Per concludere, crediamo che dopo la pandemia sia necessario soprattutto recuperare fiducia e ottimismo. Il Censis conferma che quasi tre italiani su quattro vivono questo periodo con ansia e paura dell’ignoto.

(Domenico Mamone)

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