Lino Rufo, perle di saggezza sul Molise di oggi

C’è un bell’articolo sul Molise, pubblicato su Moliseweb da Lino Rufo, artista molisano attivo dalla seconda metà degli anni Settanta con proprie formazioni soprattutto in ambito blues e jazz, ma anche collaborazioni importanti (Enzo Avitabile, Goran Kuzminac, Napoli Centrale, James Senese, ecc.), partecipazioni di rilievo (Pooh), tour con altri giovani artisti (Alex Britti, Edoardo De Angelis, Marco Ferradini, Alberto Fortis, Vasco Rossi, Vincenzo Spampinato, Telesforo, ecc.), arrangiamenti e produzioni (Francesco Pannofino).

Lino Rufo (foto da Linorufo.it)

Cosa scrive Rufo?

Innanzitutto, in apertura del pezzo, una bella descrizione del Molise. “Quando entri nella regione venendo da Roma, oltrepassata la galleria di Venafro, ti sembra di entrare in una favola: davanti agli occhi si dirama una vallata che abbraccia tre quarti della provincia d’Isernia e comprende la stessa Isernia, Monteroduni, Roccapipirozzi, Roccaravindola, Pettoranello, ecc. In poche parole entri in un altro mondo…. Lungo il percorso trovi di tutto: castelli, luoghi di culto, anfiteatri e teatri romani, paesaggi mozzafiato, due parchi nazionali, biodiversità e ogni tipo di flora e fauna che la natura possa offrire”.

Pone poi un’osservazione che apre un nuovo scenario: un avventore, vista tanta paradisiaca ricchezza naturale, sarebbe portato a pensare: “Chissà come sarà bella la gente che popola queste terre!”…

A questo punto Rufo evidenzia la discrasia tra i molisani di ieri, quando la terra era un feudo della Democrazia cristiana “che riusciva a tenere tranquille le forze avverse, soddisfacendo gli equilibri e facendo sì che le persone si sentissero serene e tranquille” e quelli di oggi.

“La gente dei paesi porta stampati, sulle rughe del viso, gli stenti di una vita, il terrore della guerra e il duro lavoro in una campagna, su gran parte del territorio, ostica e impervia, che non offre la malleabilità dei terreni di pianura – scrive Rufo. “Ha un temperamento fintamente servile, pronta a riverire il forestiero che si affacci da queste parti, ma altrettanto svelta a criticare aspramente, e rigorosamente alle spalle, il proprio conterraneo, sotto l’egida della considerazione ‘Questo è di carne e ossa come me, nato in questa terra da genitori simili ai miei, magari anche parenti, quindi non vale niente!’!.

Amare considerazioni che estende nel suo mondo quello dello spettacolo. “Se lavori nello spettacolo, stai tranquillo che qui non avrai mai futuro. I paesani un po’ più evoluti, che si sono arrangiati a fare gli impresari musicali o a organizzare eventi, se scritturano artisti da ‘fuori’ li pagano prima ancora della prestazione, portandogli i soldi ‘in bocca’; se poi, nella stessa sera c’è un cantante locale, anche se storicamente riconosciuto, gli dicono ‘Tu devi aspettare!’, e non si capisce se i soldi li vedrà mai”.

Quanta verità. E aggiunge: “La proprietà intellettuale, qui, è pura utopia”.

Racconta che gli è capitato di ascoltare registrazioni di sue canzoni scritte e depositate personalmente, eseguite da qualche musicista che aveva collaborato al provino o di aver visto ripubblicare articoli o utilizzare sue slide senza fonte.

Rufo si lamenta anche della mancanza di promozione musicale in regione. “Nel 1964, dopo che il Molise si era separato dall’Abruzzo – racconta – si tenne il ‘Festival della canzone Molisana’ I edizione (e ultima) a Roma. Vinse una canzone dedicata alle mie montagne, le Mainarde… La singolarità di questa cosa è che dei cantanti nessuno era molisano e neanche gli autori, infatti la canzone vincitrice era del maestro Ruccione, l’autore di ‘Faccetta nera’. E pensare che negli anni ’50, quando la regione era Abruzzi e Molise, esisteva un Festival, anche importante, la cui prima edizione si ebbe il 30 luglio 1955 – 1° Festival della Canzone Abruzzese Molisana, che si teneva all’aperto su corso Italia a Vasto. In questa edizione il presentatore era Corrado Mantoni della Rai. Alla quarta edizione, il Festival della Canzone Abruzzese e Molisana fece un salto di qualità: rimase la sezione abruzzese con 20 canti corali; si aggiunse la sezione italiana con 11 canzoni composte da compositori nazionali che furono cantate da noti cantanti dell’epoca: Jula de Palma, Franca Raimondi (vincitrice 4° festival di Sanremo), Elsa Quarta, Antonio Basurto, Rosanna Gherardi, Renzo Angiolucci, ecc.; fu assicurata la presenza della Rai”. Stessa risonanza negli anni seguenti fino al 1963, quando si svolse l’ultima edizione con la presenza, tra gli altri, di Achille Togliani.

“In realtà, il Molise non ha mai avuto una musica propria – continua Rufo. “Qualunque canzone abbia un sapore popolare, è fortemente influenzata dalle regioni limitrofe, soprattutto dalla Campania e dalla Puglia. Nella musica etnica è la stessa cosa. I più attivi esponenti dell’arte del pentagramma prendono spunto dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare, da Roberto De Simone, ma anche da De André”.

Secondo Rufo prima le persone non erano così: ora sembrano incattivite e prive di ogni moto spontaneo. E anche la cultura ne risente.

“Se si vuole investire nella cultura bisogna ricercare all’interno del tessuto sociale molisano le risorse incomprese, di cui è pieno il territorio, a parte i grandi, riconosciuti universalmente, Andrea D’Isernia, Francesco Jovine o Vincenzo Cuoco, ma anche tutti coloro, nascosti, derisi, disprezzati dal volgo, animi sensibili che portano avanti un loro discorso comunicativo in modo originale e personale”.

“L’arte, in fondo, è comunicazione creativa, spontanea, secondo i propri mezzi e le proprie capacità – conclude Rufo. “Caratteristiche oggi difficili da mantenere integre e protette da avvoltoi pronti a carpire la preda intellettuale per aggiungere un ennesimo merito alla propria insignificante capacità di creare. Costoro hanno un grande talento nel costruire bugie sfruttando la capacità intellettuale altrui e sporcando ulteriormente il mondo in cui viviamo che, invece di essere ripulito dalle scorie, s’inquina sempre più, rendendo impossibile recuperare la vista del vero. L’oscurità ci coglierà impreparati e sarà la fine – conclude con non poco pessimismo.

Riflessioni frutto di una lunga esperienza, quindi per questo da condividere e utilizzare come spunto per fruttiferi dibattiti in una regione alla canna del gas.

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