L’Italia rischia di essere come i banchi a rotelle

Al di là delle battute, aver investito centinaia di milioni di euro per acquistare i banchi con le rotelle per la ripartenza delle scuole a settembre non vorremmo che costituisse un antipasto per come saranno spesi i soldi del “Recovery”.

I banchi, al centro di polemiche già all’indomani dell’annuncio, come noto sono arrivati con il contagocce, i più in ritardo rispetto al 14 settembre, addirittura a dicembre a scuole chiuse. Non solo. Molti di quelli che sono arrivati non hanno sostituito i banchi tradizionali a due posti ma li hanno affiancati, ponendo il quesito sull’utilità di tale scelta. In molte scuole i banchi tradizionali sostituiti dai nuovi arrivati sono finiti al macero, nonostante fossero stati acquisitati da non molto tempo. Insomma, uno spreco. A Roma, presso il Centro Carni su via Palmiro Togliatti, è stato ammucchiato materiale delle scuole, banchi compresi, all’interno di alcuni container.

Ora si va oltre: i nuovi banchetti, poco pratici perché per nulla spaziosi (si pensi alle difficoltà nel collocare i materiali di un istituto per geometri o i vocabolari nei licei), addirittura farebbero male alla schiena. Così la Regione Veneto ha deciso di toglierli di mezzo, come ha annunciato l’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione del Veneto, Elena Donazzan, a margine dell’incontro tenuto con tutte le sigle sindacali. “Bocciamo interventi assurdi e poco salutari come lo sono stati i banchi con le rotelle che, come è emerso nella riunione di ieri, sono stati ritirati dai plessi scolastici in cui erano stati introdotti perché erano causa di mal di schiena – ha detto l’assessore.

Sono insomma legittimi i dubbi che in Europa serpeggiano su come l’Italia spenderà gli oltre 200 miliardi in arrivo da Bruxelles?

P.S. Per i banchi a rotelle sono stati spesi 119 milioni di euro, secondo le cifre ufficiali. Sarebbe certamente stato più utile investirli nelle reti tecnologiche che avrebbero spinto all’innovazione una scuola decisamente “arretrata” come quella italiana…

Precedente Da Licia Colò si conferma “Il Molise che non esiste” Successivo Recovery: soldi, soldi e ancora soldi