L’on. Pina Occhionero (molisana) e il suo collaboratore arrestato (siciliano)

“Ringrazio la magistratura e le forze dell’ordine per lo straordinario lavoro di contrasto alla mafia. Da ciò che emerge dalle notizie riportate sui giornali quello che diceva e scriveva Nicosia era ben lontano dalla verità, arrivando a veicolare messaggi mafiosi per conto dei detenuti. Quello che si legge nelle intercettazioni è comunque vergognoso e gravissimo”.

E’ quanto ha dichiarato la parlamentare molisana di “Italia Viva”, Giuseppina Occhionero, commentando l’arresto del suo stretto collaboratore, il siciliano Antonello Nicosia, componente del comitato nazionale dei Radicali italiani e direttore della onlus “Osservatorio internazionale dei diritti dell’uomo”. Per lui l’accusa è di avere veicolato messaggi fuori dalle carceri. Ciò allo scopo di favorire alcuni detenuti rientranti nientemeno nel circuito del latitante Matteo Messina Denaro.

La parlamentare, che proprio di recente ha fatto parlare di sé per il passaggio da Leu a Italia Viva, è estranei ai fatti.

La deputata molisana Giuseppina Occhionero detta Pina, 41 anni (è nata a Larino nel 1978), laureata in Giurisprudenza all’Università di Bologna, avvocato a Termoli, è stata consigliera comunale a Campomarino dal 2009 divenendone, nel 2011, assessora con deleghe alla Cultura e al Turismo.

Alle elezioni politiche del 2018, grazie al meccanismo dei resti, è stata inaspettatamente eletta alla Camera dei deputati, nelle liste di Liberi e Uguali nella circoscrizione Molise. Lo scorso 25 ottobre ha annunciato la propria adesione a Italia Viva di Matteo Renzi, seminando più di qualche malumore a sinistra, specie in Molise.

Oggi molti si domandano perché uno dei pochi parlamentari molisani scelga un collaboratore non molisano, specie in una regione alla canna del gas per quanto riguarda il lavoro. La Occhionero non ha trovato alcun giovane molisano con un buon curriculum e tanta voglia di lavorare e di fare esperienza in un contesto istituzionale importante qual è il Parlamento italiano? Sicuramente tale scelta avrebbe anche evitato l’abbinamento del suo nome, per quanto completamente estranea, a questa brutta vicenda.

“Le parole offensive di questo sedicente difensore dei diritti dei deboli suscitano solo disgusto – ha affermato Maria Falcone, sorella del giudice ucciso dalla mafia nel commentare l’intercettazione in cui Nicosia, si lamentava che l’aeroporto di Palermo fosse dedicato a Falcone e Borsellino.

“La collaborazione con me – ha detto la parlamentare larinese per l’occasione – durata solo quattro mesi, era nata in virtù del suo curriculum, in cui si spacciava per docente universitario oltre che di studioso dei diritti dei detenuti. Non appena ho avuto modo di rendermi conto che il suo curriculum e i suoi racconti non corrispondevano alla realtà – spiega – ho interrotto la collaborazione. Le visite in carcere peraltro sono parte del lavoro parlamentare a garanzia dei diritti sia dei detenuti sia di chi vi lavora. Ora sono profondamente amareggiata”.

Davvero in Molise non c’era una persona con un curriculum del genere, tra l’altro reale?

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