Ma davvero il Molise è solo la terra dei caciocavalli?

Su un quotidiano nazionale è uscito l’ennesimo articolo che parla del Molise, di fatto, come la terra dei caciocavalli. Come molisano non mi sento rappresentato da questa etichetta. Non perché il caciocavallo non sia buono, c’è a chi piace e a chi no, ma perché sarebbe ora di finirla con l’associare il Molise a qualche prodotto locale, non dissimile da quelli analoghi di altre regioni del Mezzogiorno, tra l’altro ben più celebrati come la burrata pugliese o il caciocavallo lucano o calabrese.

Proprio per abbandonare etichette di arretratezza (vedi film di Checco Zalone), di “regione che non esiste”, sarebbe ora di tralasciare quei pochi prodotti caseari, spesso fatti con latte bulgaro, o altre produzioni minime e certamente insostenibili al confronto con regioni più grandi e meglio organizzate e provare a far conoscere le reali eccellenze del territorio che con una gastronomia povera, scarsa di materie prime e sempre meno genuina, specie quella che va fuori regione, ha poco a che spartire.

Parliamo del Molise che produce intelligenze, di start-up realizzate da giovani di belle speranze, dei coworking attivi lungo la costa, di buona pratiche imprenditoriali legate, ad esempio, ai beni culturali. S’investa in cultura vera, nello straordinario e unico patrimonio sannita, riservando casomai al caciocavallo una funzione di contorno. Più intelligenza molisana e meno bottegai, per favore.

(G. Mancini)

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