Matese, riproporre la Galleria di valico

Il professor Giuseppe Pace, laureatosi in Scienze naturali all’Università di Napoli, specializzatosi in Ecologia umana internazionale e perfezionatosi in Ingegneria del Territorio all’Università di Padova, è un grande esperto, tra l’altro, dell’area del Matese, oggetto anche della sua tesi di laurea. Dal 1976 vive a Padova con moglie biologa e due figli laureati e prima di pensionarsi dal servizio, nel 2009, ha insegnato anche in Molise, oltre all’estero (Romania, Germania, Usa, Argentina, Turchia ed Egitto). Ha pubblicato 13 libri.

Prendendo spunto dalle polemiche di questi giorni sull’esoso progetto del Mose, ha focalizzato la sua attenzione sul Matese, montagna sacra dei Sanniti, auspicando la galleria di valico che costerebbe circa 125 milioni di euro (rispetto ai quasi sei miliardi del Mose), garantendo però un impulso importante all’economia del Molise e del Sannio Alifano.

“Per la galleria del Matese tra Guardiaregia, Cusano Mutri e Gioja Sannita si sono espressi, anche pubblicamente, sia lo scrivente che l’avvocato Luigi Cimino nonché molti di Cusano Mutri e alcuni di Bojano come C. Silvaroli mentre presiedeva il Nucleo Industriale Campobasso-Bojano e l’ex presidente della Camera di Commercio campobassana, Falcione. Altri, soprattutto piedimontesi e campani, stanno a guardare e ricevere ordini dai politici napoletani che del Matese conoscono poco o nulla, ma solo i feudi elettorali dove mietere consensi – scrive il professore.

Il professor Pace riporta l’importante memoria storica della questione: “Negli anni Sessanta due tunnel furono scavati per valicare il Matese tra Guardiaregia a Cusano Mutri (primo tunnel di 10,7 km) e tra Cusano M. e Criscia di Gioja S. (5 km). Dentro vi passa l’acqua delle tre sorgenti del Biferno di Bojano, visitate in agosto scorso con Michele Spina, ex responsabile molisano della Cassa del Mezzogiorno che fece l’Acquedotto Molisano-Campano per dissetare parte della metropoli napoletana fino ad Ischia e Procida. La mia tesi all’Università di Padova riprende quegli studi geotecnici del Matese e conferma che il colosso montuoso si può valicare solo attraverso quella direzione di minore impatto ambientale interno per le falde freatiche, pendenze, ecc.. Se ci si associa una galleria più ampia è possibile far transitare automobili, camion e forse anche il treno. Nella tesi di perfezionamento in Ingegneria del Territorio della Facltà d’Ingegneria di Padova, nel 1994, stimavo un costo per la galleria del Matese tra Molise e Campania di 250 miliardi di lire, pagabili in 30 anni di esercizio con il costo del biglietto di transito di oltre 3.000 autoveicoli al giorno: al bivio di Vinchiaturo-Guardiaregia (massima densità di traffico veicolare molisana) passano oltre 30mila autoveicoli al giorno e solo il 10 per cento è stato sottostimato che possa utilizzare la scorciatoia della galleria di valico del Matese per non aggirare i 75 chilometri del massiccio sia ad ovest sia ad est. Si ipotizzava un consorzio pubblico-privato per compiere l’opera affidata ad imprese private”.

Il professore ha anche scritto il saggio “Piedimonte Matese e Letino tra Campania e Sannio”, che propone di allargare il Molise attuale all’intero Sannio storico fino a raggiungere circa un milione di residenti di una nuova Regione da chiamare Sannio e non Molisannio come pronosticato da altri, decenni fa. Ma anche questo grido nel deserto non ha trovato sostenitori soprattutto in “Molise, puozz’ess accis”come titola la canzone del campano-molisano, Fred Buongusto, recentemente scomparso e compianto dal mondo intero”.

Il professor Pace è molto legato al Molise, che “è stata ed è terra d’emigrazione diffusa e i giovani sono pochi poiché gli adulti fertili sono migrati negli anni Cinquanta in America, Australia e Centro Europa, gran parte non sono tornati più – scrive ancora. “La Fontana fraterna d’Isernia sembra un inno alla bellezza storica e religiosa molisana. L’acqua donata dal Matese intero ai napoletani è tanta e ha fatto bene un sensibile artista, di Piedimonte Matese (Caserta), a disegnare sui muri della centrale piazza Carmine “Il dono dell’acqua”.

Insomma, anziché inseguire altre opere faraoniche, tra aeroporti e autostrade, il Molise potrebbe concentrarsi su questa galleria di valico che lo aprirebbe verso il suo sbocco storico più naturale.

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