Mes “sanitario”, Zingaretti sbaglia

Sul Mes “sanitario”, l’evoluzione in chiave Covidiana del fondo salva-Stati, il frequentemente silente Nicola Zingaretti ha avuto un improvviso impeto sentenziando il suo forte appoggio. Ha ricevuto l’immediato sostegno nientemeno che di Beatrice Lorenzin, già paladina del centrodestra e ministro della Sanità, oggi deputata del Pd e responsabile del Forum Salute del partito.

La mossa di Zingaretti mira, probabilmente, a stringere la morsa intorno a Conte, che nei giorni scorsi aveva ricevuto il diplomatico invito della cancelliera Merkel. E dal momento che a favore di questo Mes ci sono anche Forza Italia, Mario Monti e tanti neoliberisti, qualche scrupolo dobbiamo pure farcelo venire.

Per carità, le ragioni del “no” a tale strumento non nascono certo da ragioni di orgoglio patrio, da fremiti euroscettici o da timori di sorprese troike. E nemmeno dai sussulti pentastellati. Tutt’altro. La prima ragione è che questa montagna di soldi, a prestito, appesantirebbe ulteriormente il debito pubblico (si prevede lo sfondamento del 170 per cento a fine anno), per finire nelle tasche, probabilmente, dei soliti noti. Cioè dei signori e signorotti della sanità, gli stessi che di frequente hanno interessi anche in altri settori, dall’edilizia all’informazione. Non dimentichiamo quanto hanno pagato in più per le prestazioni sanitarie i cittadini del Lazio, del Molise o della Campania a causa dei debiti contratti negli anni precedenti dalle giunte regionali di ogni colore.

Scrive bene Stefano Fassina: “Nella narrazione dominante, da una parte ci sono gli anti-europeisti, gli ‘ancorati al passato’ come scrive Nicola Zingaretti, finanche gli utili idioti accodati a Salvini e alla Meloni; dall’altra, ovviamente con il Pd, i progressisti, gli europeisti illuminati, gli uomini e le donne aperti a cogliere le ‘opportunità e le cose possibili da fare per il bene comune’”. Ma i tanti scandali che hanno messo in ginocchio, in molti territori, la sanità regionalizzata ha visto estranei i partiti? O forse è il contrario?

Il rischio, insomma, è che questa pioggia di soldi – a prestito, va ribadito, cioè sulle spalle delle future generazioni già molto penalizzate – non finisca certo per le missioni, ma nelle mani di chi con la sanità s’è arricchito negli ultimi anni.

C’è di più. Accedere al Fondo salva-Stati “darebbe l’idea ai mercati di un’Italia sull’orlo della crisi e questo peggiorerebbe la percezione che hanno di noi i nostri creditori – ha dichiarato Thomas Candolo, dell’Ufficio studi di Copernico Sim. in un’intervista a FocusRisparmio. Per l’esperto sarebbe dunque “un vantaggio momentaneo che si tradurrebbe in un maggior esborso di denaro in futuro a causa di un aumento dei tassi dovuti alla percezione di uno Stato in difficoltà da parte del mercato”. Ed in effetti i 400 milioni annui di minor spesa per interessi generata dai fondi Mes verrebbe annullata dall’aumento di 10 punti base (0,1 per cento) del tasso sui 400-500 miliardi di titoli di Stato in scadenza ogni anno.

C’è poi da porsi una domanda: perché nessun altro Stato – ad esempio Grecia, Portogallo, Spagna, Francia – è interessato all’offerta del Mes? Forse in altre latitudini hanno fiutato quelle condizionalità all’accesso che i promotori del prestito tengono molto a negare? La sottoscrizione dei prestiti ha sempre implicato l’assoggettamento a sorveglianza speciale da parte della Commissione europea e l’osservanza di obiettivi di finanza pubblica soffocanti per l’economia reale.

L’accesso al Mes sanitario sarebbe una scelta azzardata per un Paese che nel 2020 potrebbe vedere un meno 13 per cento per il proprio Pil. Le priorità per il nostro Paese sono ben altre rispetto ad un quadro sanitario che complessivamente ha retto e, a fronte di un’incertezza sull’evoluzione prossima del Covid-19, potrebbe trasformare investimenti in inutili sprechi, come già avvenuto con nuovi ospedali funzionanti solo qualche giorno nella coda dell’emergenza attuale.

Ben diverso sarà il discorso per il Recovery Fund, ammesso che si arriverà ad una soluzione proficua e rapida per il nostro Paese: l’Italia va innovata, la sua giustizia va riformata, la burocrazia semplificata. Ed occorre, in una logica realmente europeista, sostenere la Bce perché l’acquisto di titoli di Stato è per ora l’unica ancora di salvezza che abbiamo.

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