Molisani a Roma, ricordo del professor Francesco Di Marco di Sant’Elia a Pianisi

Tra i molisani che hanno certamente lasciato un forte segno culturale, oltre che umano, nella Capitale, va annoverato il professor Francesco Di Marco, nato a Sant’Elia a Pianisi (Campobasso) il 20 gennaio 1913 e scomparso il 29 marzo 1994 a 81 anni.

Cresciuto nel paese molisano, in un clima che gli rafforzerà il legame per la sua terra in tutta la vita, ha acquisito l’esperienza artigiana in un centro con un’antica tradizione per il lavoro manuale – principalmente nel settore del legno e della falegnameria – per poi concentrarsi sugli studi e conseguire l’abilitazione magistrale nel 1940

Trasferitosi a Roma, dove ha conosciuto la futura moglie Maria Grazia, s’è ben inserito nella Capitale, frequentando anche gli ambienti culturali, in particolare quelli di via Margutta, strada celebre per gli atelier e le abitazioni di importanti artisti (ci vivrà anche Federico Fellini).

A Roma, negli anni Cinquanta, s’è iscritto alla facoltà di Lettere dell’università La Sapienza dove si è laureato nel 1960 con tesi di antropologia culturale dal titolo “Il ciclo dell’anno e il ciclo della vita umana a Sant’Elia a Pianisi”, relatore il professore Paolo Toschi, esimio antropologo. Anche in questo importante passaggio esistenziale non è mai venuto meno l’amore per la propria terra.

Professore di scuole medie e in seguito preside, rafforza l’austera figura di intellettuale con molteplici interessi, rimasto però sempre legato alla propria terra. Tanto che nel 1963 è tornato in Molise come docente di scuola media statale, impegnandosi attivamente anche nella vita sociale e culturale del proprio borgo.

A lui si deve, ad esempio, la realizzazione della Fontana della Pace nel 1986, complesso idrico realizzato con pezzi assortiti d’arte d’altri tempi, sovrastante del fu “puzz don Marc”. Il professor De Marco ne ha curato la direzione.

A 14 anni dalla scomparsa, l’Università degli studi del Molise ne ha voluto onorare la memoria. Il 26 giugno 2008, presso la Sala Biblioteca di ateneo, intitolata a Enrico Fermi, in viale Manzoni a Campobasso, ha avuto luogo la presentazione del volume “Sant’Elia a Pianisi – Un autore, un paese, una comunità”, curato dalla professoressa Letizia Bindi, docente di Antropologia culturale presso l’Università degli studi del Molise.

Il volume ripropone la ricerca “Il ciclo dell’anno – Il ciclo della vita umana a Sant’Elia a Pianisi”, che Francesco Di Marco svolse nel suo paese natio, alla fine degli anni Cinquanta come laureando in Lettere moderne. La ricchezza e il rigore scientifico dei contenuti fanno sì che l’opera, oltre ad inserirsi degnamente nel panorama culturale molisano, possa essere disponibile alla più vasta platea degli studiosi delle scienze umane e in particolare dell’antropologia. I lavori furono presieduti dall’allora Rettore, professor Giovanni Cannata, mentre la presentazione del volume fu tenuta dal professor Vincenzo Spera, docente di Storia delle tradizioni popolari dell’Università degli studi del Molise.

Per l’analisi dell’opera di Di Marco si può ricorrere ad un bel testo del critico Tommaso Evangelista, che scrive: “Di Marco ha sperimentato diverse tecniche nel suo laboratorio. Se nella scultura lignea si richiama a certe influenze dell’arte africana e primitiva, nella sovrapposizione, a palinsesto, di complesse costruzioni antropomorfe, negli acquerelli sceglie soluzioni maggiormente poetiche ed evocative, attente alla resa degli oggetti e degli spazi. La pittura ad olio rivela un’interessante maestria nel trattamento atmosferico, a volte quasi materico, dei piani, mentre il disegno a china, con l’intensificazione della linea di contorno, e la ricerca di una semplificazione strutturale, è di sicuro la tecnica che più di altre è capace di mostrare le sue qualità e una personale, poetica visione del mondo.

Circa i generi, ha affrontato con grande consapevolezza la natura morta e il paesaggio, temi con figure e racconti aneddotici e di costume, unendo alla ricerca realistica un’altrettanto singolare interpretazione simbolica, quasi allegorica e moraleggiante, della vita che gli scorreva intorno.

A livello di influenze dalla storia dell’arte possiamo notare una vicinanza alle tematiche surrealiste, Magritte su tutti, il gusto antinaturalistico desunto dal primitivismo, vedi Henri Rousseau e i successivi pittori naif, l’espressività e i valori plastici di Matisse, la ricerca armoniosa della proporzione di Modigliani, lo studio contratto di Morandi sugli oggetti e una certa carica sociale desunta dal filone realista.

A conclusione, però, si può certamente affermare come la parabola artistica di Di Marco, per quanto sostanzialmente inedita e poco studiata, si caratterizza per una coerenza interna e uno studio serrato che rendono i lavori autentiche opere dello spirito, in stretto legame con la forma e l’esistenza”. (G.C.)

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