Molisani a Roma, web impietoso con il reddito di residenza

La Regione Molise ha deliberato un reddito di 700 euro per tre anni per chi è disposto a trasferire la residenza in paesi molisani con meno di duemila abitanti. Unico obbligo: aprire un’attività commerciale e tenerla in vita per cinque anni. Da Roma sono tanti soprattutto i cittadini stranieri interessati all’iniziativa: le comunità indiane e pakistane, ad esempio, hanno pubblicato su Youtube un filmato in lingua che descrive la notizia, visto da migliaia di persone.

Per tutte le informazioni si può consultare il sito della Regione Molise qui, dove sono riportati tutti i riferimenti per ogni approfondimento.

Ma cosa ne pensano i molisani di Roma, la cui storica associazione “Forche Caudine” ha sede proprio nel quartiere Appio, a due passi da San Giovanni?

L’associazione esprime critiche al progetto per diversi motivi. Innanzitutto ritiene che l’idea di offrire soldi ad una persona per trasferirsi in Molise sia deleteria per l’immagine stessa del territorio, quasi che vivere lì sia una sofferenza che richiede un compenso. Ed infatti moltissime persone sul web hanno preso in giro il provvedimento, accompagnandolo con i soliti pregiudizi verso il Molise che – di fatto – in molti casi sono stati rafforzati con questo provvedimento.

In secondo luogo, visto che la somma complessiva stanziata è di circa 500mila euro per il primo anno, si prevedono poco più di una cinquantina di beneficiari. Essendo i paesi molisani sotto i 2.000 residenti ben 105 su 136 totali, sarà ben difficile che poche persone beneficiarie riescano a risolvere il problema della spopolamento, tanto più spalmate in oltre cento comuni.

Un’altra critica riguarda il differente trattamento tra i molisani residenti in questi piccoli centri, spesso con servizi da terzo mondo, e “gli estranei” che dovrebbero costituire i nuovi residenti con stipendio pagato dalla Regione.

C’è poi l’aspetto dell’attività da aprire: davvero con 700 euro al mese si riesce ad avviare un’attività in paesi con pochi abitanti, a pagare un locale più le spese gestionali?

L’associazione dei molisani a Roma ha però risposto in modo originale. Facendo “parlare” gli oltre cinquemila commenti apparsi sui social a seguito della notizia rilanciata da diversi giornali. Li ha raccolti dettagliatamente, li ha classificati e li ha trasformati in un “campione” che potrebbe essere utilizzato per approfondire criticità del territorio e del provvedimento. Dal momento che molti commenti, come al solito, sono divertenti, li riportiamo volentieri, ringraziando l’associazione per averceli fatti riprendere.

Reddito di residenza, il web se la ride

Tanta visibilità sui media, ma cinquemila commenti sui social lo stroncano

Un interessante campione per orientare le azioni di marketing per il Molise. Lo vede in modo pragmatico l’associazione Forche Caudine. E’ il bacino degli oltre cinquemila commenti – solo su Facebook – a seguito della notizia sul reddito di residenza. Un “patrimonio di voci” – dicono dall’associazione – che potrebbe essere utile a chi è impegnato a promuovere la regione a livello istituzionale.

Pur rinnovando le proprie perplessità sull’iniziativa – salvo l’impegno del proponente – Forche Caudine ha classificato in modo oggettivo l’imponente mole di reazioni sul web. Cosa emerge, nel dettaglio, da questo ricco campione?

Sostanzialmente affiorano due fenomeni: tanti preconcetti verso il Molise, frutto per lo più dell’impreparazione sul territorio e che spesso sconfinano nel dileggio, e un diffuso livore verso la terra d’origine da parte di molisani costretti a vivere altrove.

“Se non si lavora seriamente su queste due amare realtà crediamo sia inutile promuovere, anche in modo imponente, un provvedimento che, al di là di altre lacune, rischia di trasformarsi in un boomerang perché alimenta l’ennesima ondata di fango sull’immagine di un territorio che elemosina abitanti – sottolineano dall’associazione.

Ecco, allora, cosa offre il campione del web.

LA LITANIA DELLA NON ESISTENZA – I più rinnovano la favoletta, non certo esaltante, del Molise che non esiste. Con varianti più o meno spiritose. “Il reddito in realtà è un premio al primo che scopre il Molise – scrive Ivan. Mentre Chiara: “Ma se il Molise non esiste, ti pagano con i soldi del Monopoli?”Luca: “Perché trasferirmi in una regione che non esiste, piuttosto vado nella Terra di mezzo”. Fabrizio: “Piuttosto vado in Australia, ops non esiste nemmeno quella”.

GLI SFOTTO’ – C’è chi prende in giro la regione da altri punti di vista, in particolare su arretratezza e isolamento. Francesco: “Affrettatevi, solo 16 posti. Dopo il Molise è pieno”. Lorella: “Ci credo c’è la solitudine più completa”. Franco: “Arriveranno i cinghiali”. Morena: “A fare lo zampognaro?”. Francesca: “Serve il passaporto?”. Danilo: “Allevo alpaca”. Andrea, in stile biscardiano: “Non gi sdo sgabendo biù niende”. Maria: “Una soluzione vantaggiosa alla mia misantropia”. Andrea: “Vida loca wooo! Mi stavo per trasferire ad Ibiza però ora ho cambiato idea dalla foto (Repubblica ha accompagnato il pezzo con l’immagine di un anziano zampognaro) si capisce molto bene che è qui la festa con musica che spacca fino alle 6 del mattino! Tutti su le mani che si vooooolaaaa!”.

LE BATTUTE ECONOMICHE – Non pochi si soffermano sui 700 euro. Stefano: “Se ti porti il divano, te ne danno 780”, con chiaro riferimento al reddito di cittadinanza. Analogamente Francesco: “Mi licenzio, vado via da Firenze e tra redditi di cittadinanza e di trasferimento arrivo a 1.400 euro e faccio pace con la mia regione”. Stefania: “E ne spendi 800 in Prozac”. Giulia: “Meglio i 700 euro che andare all’università”. Sharon: “Mezzo iPhone pagato”. Wil: “700 al giorno? Se ne può parlare…”. Giovanni: “Non ci rifaccio neanche il pavimento saltato”. Maurizio: “I 700 euro partono in bestemmie e psicofarmaci”. Claudia e Fabiana rinnovano celebri frasi governative: “Sarà un anno bellissimo” e “Abbiamo abolito la povertà”.

IRONIA SULLE ATTIVITA’ – Ancora battute sulle attività. Giacomo: “Centro massaggi con fior di professioniste in paese ed io in un casale ristrutturato con ogni confort: quant’è che mi date?”. Matteo: “Possiamo finalmente aprire la nostra bestemmieria”. Carmine: “Un punto ristoro per lupi e orsi, visto che sono emigrate pure mucche e pecore e i fucili sono più arrugginiti degli ultimi abitanti”. Maurizio: “Incentiviamo il sesso per gente che ha compiuto 95 anni: è la stessa cosa”. Igor: “Coltivateci la bamba. Vedi come si ripopola, aggratis”.

PAESI & DIALETTO – Non mancano battute sui singoli paesi. O sul dialetto. Ad esempio Mirian: “Ho tante idee su come ribaltare la vita di Conca Casale”. Frequente il “Molise puzzesse accise”.

SARCASMO SUL PROVVEDIMENTO – Edoardo: “Un reddito di stupidità quando?”. Nicole: “Mi ricorda la Vodafone che offre promozioni decenti solo ai nuovi clienti”. Fabiano: “Ti danno anche corda e pistola di cittadinanza per farla finita dopo che sei là due mesi?”. Andrea: “C’è più vita nel Sahara”. Valentina: “Quando la realtà supera un film”. Vincenzo: “Ci manca solo compare Mastella, becero assistenzialismo”. Stefano: “Una lotteria, saranno premiati i primi 40 sfortunati”. Antonietta: “Chi è il pusher che ci ha portato alla ribalta internazionale? Come l’hanno dopati?”.

CRITICHE ALL’INIZIATIVA – Secondo l’associazione, la critica più condivisibile all’iniziativa la esprime Davide: “Ma è talmente una regione brutta ed invivibile il Molise che siamo costretti a pagare la gente per farla venire? Ma che messaggio trasmettiamo? È facile intuire con quanta ironia una misura del genere venga letta dal resto del Paese. Credo che si tratti di un autogol della politica regionale locale. Vuol dire che non abbiamo fiducia nei nostri mezzi, e che pensiamocon una misura assistenziale, di farci perdonare il ritardo infrastrutturale storico di questa regione. Ma un ‘mea culpa’, ogni tanto, le classi politiche che da un cinquantennio sono state latitanti rispetto alle esigenze di sviluppo di questa regione, se lo fanno? Questa misura assistenziale è offensiva per il Molise e per i molisani. Forse è il caso di ricordare che gli imprenditori vengono a fare impresa se trovano le infrastrutture materiali ed immateriali che agevolino il loro lavoro”.

ATTIVITA’ SENZA FUTURO – Altre perplessità riguardano il futuro dell’attività da aprire. Fabio da Arezzo: “Ma se si tratta di zone spopolate, che fine fa poi l’attività senza clienti?”. Francesco: “Da molisano penso che si getteranno soldi al vento per aprire attività che non andranno mai avanti a causa dell’assenza di infrastrutture, principale problema della regione”. Marianna: “Che senso ha aprire nuove attività in una regione in cui le attività preesistenti sono costrette a chiudere? E’ come piantare primule nel deserto”. Antonio: “La vera domanda è: cosa caxxo apri in un paese dove non ci sta nessuno?”Ilaria: “Il Molise, per quanto noi possiamo essere affezionati alla terra natìa, non è affatto un paradiso. Senza contare che il reddito di residenza spetta ai comuni fantasma con meno di 2.000 abitanti. Chi sarebbe così folle da aprire un’attività sapendo che il comune si spopola incessantemente?”. Emmanuel: “I primi due mesi forse arrivano i 700 euro poi devi pagarti una scarofanata di tasse più l’affitto, più la luce per aver aperto un buco nel nulla dove son scappati già tutti”. Valerio: “Obbligo di aprire un’attività, così il giorno dopo arriva la finanza e si chiude”. Elisa: “Avere una partita Iva attiva x 5 anni, avete idea dei costi che comporta?”. Antonio: “Vorrei sapere quale studio, analisi o altro sia sensatamente alla base di questo progetto”.

LE CRITICHE DI CHI CI VIVE – Anna: “Più che agevolare le persone per venire a viverci, bisogna aiutare chi ci vive da una vita e purtroppo è costretto ad andare via”. Marianna: “Se già viverci è impossibile, che senso ha far arrivare altre persone? Solo ad avere più numeri sulla carta? Numeri provvisori, perché poi se ne andranno anche quelli”. Regina: “E io che mi sono appena trasferita in Lombardia dal Molise?”. Francesca: “A noi ci pagano se ce ne andiamo?”. Giorgia: “A noi che ci viviamo da sempre, niente?”. Angela: “Ho la residenza, ma sti 700 euro?”. Luciano: “Ma perché dare soldi a chi viene? Piuttosto investite soldi per far restare chi sta per andar via”. Elvira: “Bisogna fare i conti con gli abitanti di questi piccoli borghi, restii a qualsiasi cambiamento che turbi la pace quotidiana”. Giuseppe: “Avete mai fatto le tratte interne fra San Felice, Acquaviva, Mafalda? O tra Montefalcone e Palata? Strade?”. Simone: “È uno scherzo, vero?”.

PROPOSTE ALTERNATIVE – Alfredo: “Franco tasse per 10 anni a chi apre attività e investimenti per infrastrutture. Faccio vedere come il Sud riparte”. Sebastiano: “Affidarsi a seri professionisti per un progetto strategico per rilanciare la zona”. Cecilia: “Se facessero infrastrutture non ci sarebbe bisogno di dare soldi per andare a viverci”. Lorenzo: “Ma con gli stessi soldi fare un cristo di treno?”. Giovanni: “E studiare le vere cause della desertificazione e cercare di risolvere quelle? Troppo impegnativo vero? Meglio buttare un po’ di soldi pubblici…”. Angelo: “Non potete ripopolarli con i migranti? Personalmente ho una parte di territorio coltivabile e lo cedo volentieri”. Valentina: “Perché non investirli nei servizi sanitari anziché regalarli a chi poi se ne andrà comunque?”. Simone: “Questo è sussidio di sopravvivenza, non è progettazione di un futuro sostenibile per questi territori”.

CRITICI VERSO LA REGIONE – Pina: “Sono scappata dal Molise, non ci tornerei neanche per un milione di euro”. Filippo: “ll Molise è nato illegalmente nel 1963 per vanità dei politici locali, non ottemperando ai dettami costituzionali. Decisione mai ratificata tramite referendum, altro obbligo costituzionale. Una classe dirigente non all’altezza ha condannato i residenti ad essere assistiti o emigrati”. Eduardo: “Il punto (che ripeto da anni) è che il Molise si può caratterizzare per nome, per confini, per sentimento di appartenenza ma, in realtà, non esiste. Il dialetto è quello napoletano, due terzi della regione hanno caratteristiche campane e un terzo pugliesi, il caciocavallo c’è in mezzo Sud e persino la cucina, a parte la ‘pizza e minestra, non ha piatti tipici particolari. Non contiamo nulla, non sappiamo contare nulla e per questo non abbiamo parlamentari di rilievo né li abbiamo mai avuti. Siamo destinati a sparire e l’unica cosa da decidere è se il processo di sparizione lo vogliamo gestire o ce lo vogliamo fare imporre”. Lina: “Sono molisana di nascita e ci ho vissuto fino all’età di 19 anni. Amo questa terra, la mia terra ma, mi duole ammetterlo, il Molise è in uno stato di arretratezza imbarazzante. Tutto questo perché le amministrazioni pubbliche sono state occupate, a partire dall’uscere fino ai vertici passando per gli impiegati, da gente ‘messa lì’ per meri favori politici, spesso senza competenza, e ancora più spesso senza responsabilità del proprio ‘non operato’. Il Molise è dunque, ahimè (e sottolineo ahimè perché ha delle potenzialità infinite) un carrozzone vecchio, inadeguato, sovraccarico di gente inutile e inattiva (non tutta ovviamente), che si muove lentamente cigolando e traballando in un mondo in cui tra un po’ ci si muoverà con il teletrasporto”. Vincenzo: “Il Molise è Regione da abolire e riaccorpare all’Abruzzo. Pusctariell e a penziuncel“. Alessia: “Tutto il Molise farà sta fine, me lo sento”. Antonietta: “Le imprese molisane tendono sempre più a investire fuori dal Molise. Qui è terra bruciata. Basta andare in Abruzzo e già sono avanti di 20 anni”. Giuseppe: “Sti paeselli di neanche 2.000 persone, lontani dalle infrastrutture spariranno ed è meglio così, non hanno più senso di esistere. Dispiacerà ma costa troppo mantenerli tra sindaci, guardie mediche, collegamenti, manutenzione ecc.”.

FINALE – La chiosa più bella è di Miriam: “La parte migliore sono i commenti”.

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