Molisani: Antonio Vincelli da Casacalenda

Antonio Vincelli, perenne rapsodo della “Terra dei Padri”. Un colpo di fulmine! Un’attrazione avvincente, sociologica e letteraria scocca nel 1991 e continua ad appassionare la penna e la coscienza di Antonio Vincelli, fino a renderlo nume della sua “Alma terra natia”, di quella “nobil patria” per la quale sprigiona, con amore di cuore e di carne, tenàcia e voleri. 

Dall’incanto delle macerie, egli scava cataloghi sempre più sorprendenti di varia umanità. Ingegnere, dialettologo, investigatore appassionato, racconta usi, costumi, storia, esperienze, glorie antiche della sua terra. E, frugando in quel sottofondo, rintraccia e delinea anche le voci più antiche e belle del dialetto di Casacalenda. E compone, più tardi, la grammatica descrittiva, il vocabolario ragionato, il dizionario dei proverbi e dei modi di dire, le tradizioni e i rituali del paese; Giochi e giocattoli; Pesi e misure in uso fino al 1861; I panorami topografici, geologici e mineralogici. Elabora il lessico della sua città e, con stupore, anche quello religioso e della liturgia, stuzzichevolmente tratteggiato nella saporosa parlata kalendina. E sfiora persino le “Perle di cultura e storia locale”, quelle dialogate a “contorno” dei semestrali conviviali ideati dalla Banca d’Italia di Campobasso.

Colto e discreto, trova questa volta buoni motivi per ricostruire, interpretare e divulgare documenti, vicende e personaggi collegati ad una autorevole istituzione e fondazione esistita ed esistente nel suo luogo d’origine. Esce, dunque, dai tipi della Editrice Lampo, un’altra perla del repertorio, curiosamente o volutamente – mi sembra – “senza titolo”, forse per solleticarci a fiutarlo, odorarlo fin dalla immagine imponente di copertina, da quei due adiacenti e arditi palazzi che, con la loro grandiosità, con la fotografia invece che con la grafia – esprimono ciò che vien chiarito a pie’ di pagina dal sottotitolo. E’ l’immagine della “Fondazione Scolastica Caradonio-Di Blasio”, la donazione devoluta nel secolo scorso a beneficio della cultura, della evoluzione, della educazione intellettiva in un territorio molto esteso del Molise.

Leggo il libro, 85 pagine in un quarto d’ora, d’impeto, senza occhiali. Ne provo piacevolezza anche per la dimensione e la visualizzazione dei caratteri di stampa, probabilmente un corpo 40/50. E’ un salutare impatto! Perché in esso ritrovo “i miei ricordi” bambini, quelli malinconicamente gioiosi di quando, per la prima volta, lascio Guardialfiera per frequentare a Casacalenda la Scuola Media “Caradonio-Di Blasio”.  Rileggo il testo e mi riappaiono pensieri ed avventure di quel crudele immediato dopoguerra, quando il sistema viario, i pubblici servizi erano stati azzerati per l’abbattimento dei ponti, tutti quelli sulla Provinciale 73 tra Guardia e Casacalenda, tutti dilaniati dalla implacabile dinamite tedesca del 10 ottobre 1943, compreso il maestoso ”Ponte Scipione Di Blasio” sul fiume di Guardia. Non ci si poteva, dunque, incamminare neppure a piedi tra i due paesi, perché – annotava Jovine – “il Biferno era insidioso da guadare, in perenne piena, gonfio di tutti i torrenti e rivoli del Contado di Molise. E, per settimane e mesi dalle terre di Larino, Casacalenda – paesi dell’altra sponda – che si rimandavano a mattutino e a vespro il suono delle campane, non arrivava un corriere, un contadino, un porcaro”.

E proprio durante quelle settimane, in quei mesi della mia prima adolescenza e di quel mio mesto esilio, percepisco l’amore alla vita, alla pace, al riflettere sul mio spirito libero e perché mi rendessi artefice di ogni sano destino. Lo devo alla ferrea femminilità culturale di Amelia Vitocolonna, Preside e mia Professoressa di lettere in 3^ media; alla tenerezza di Rosetta Iannucci, deliziosa distillatrice di saperi e di bontà; al distaccato ma virtuoso Generoso Chiocchiola, insegnante di matematica e disegno e – perché no – al buon Pasqualino Maditoso, il bidello, che entrando un mattino nella glaciale immensa aula di 3^ media, annunciò: “vi porto, ragazzi, un braciere fresco fresco di carboni ardenti”! 

Antonio Vincelli, dunque, (il bimbo svelatosi amico mio nel 1950, proprio dentro le mura titaniche del “Di Blasio”), seguita ancora ad educare il nostro spirito alla “terra dei padri” con la sapienza della parola, la delicatezza dell’agire e la fermezza del volere.

Vincenzo di Sabato

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