Molisannio, colpo di coda di una regione alla deriva?

Quando nacquero a Roma il giornale e l’associazione “Forche Caudine”, parliamo del finire degli anni Ottanta, la scelta del nome volle proprio rappresentare un’identità comune per territori dall’analoga matrice sannita. Cioè principalmente Molise, provincia di Benevento e altri lembi di Campania (una parte della provincia di Caserta) e dell’Abruzzo. Non a caso l’associazione raccolse subito molisani e beneventani, oltre qualche abruzzese.

Dal momento che il Molise – fummo facili profeti – avrebbe perso abitanti negli anni a venire e coscienti dell’esperienza, allora ultraventennale, di una regione senza futuro a causa dell’esiguità territoriale e del numero dei residenti (il Molise ha sempre contato poco in tutti i tavoli istituzionali ed è rimasta regione sconosciuta ai più), l’idea di raddoppiare popolazione e superficie ricreando il Sannio storico ci sembrava non campata in aria.

La nostra proposta, di fatto diventata realtà seppur all’interno di un sodalizio romano, trovò grandi consensi nella Capitale. Meno nei due territori istituzionali che avremmo voluto unire, soprattutto per contese da campanile tra Campobasso e Benevento sull’investitura di capoluogo della ipotetica regione Sannio.

Poco dopo quel nostro tentativo, la proposta fu ripresa da qualche politico principalmente per scopi elettorali. Nacque ciò che noi riteniamo un obbrobrio, cioè il “Molisannio”, neologismo davvero pessimo che prova a mettere insieme un’identità storica medievale e un popolo italico contemporaneo all’Antica Roma.

Certo, gli attuali abitanti delle province di Benevento, Campobasso e Isernia hanno poco a che spartire con gli antichi sanniti. Ma, in fondo, lo stesso si può dire per i romani. Però, questo il punto, il territorio è ricchissimo di testimonianze di quella storia, compresi i nomi di tanti paesi di tutte e tre le province. Allora? Perché non pensarci prima che questa scelta diventi “l’ultima spiaggia”?

Ora apprendiamo che il presidente del Molise, a fronte di una regione che continua a perdere abitanti (siamo ormai lontani persino dai 300mila) e a dilapidare risorse, ritira fuori la proposta dal cilindro come fosse la panacea di tutti i mali. E lo fa insieme al politico di spicco del Beneventano. E’ dunque iniziata la campagna elettorale per le prossime regionali?

Paolo De Socio, segretario della Cgil molisana, scrive che “quel che resta della popolazione molisana dovrebbe auspicare un innalzamento del livello della discussione tale da contribuire alla selezione di una futura classe dirigente degna di questo nome che sappia dare risposte alle emergenze (che rischiano di diventare irreversibili) in questa regione: lavoro, spopolamento, sanità e welfare, sviluppo, infrastrutture, trasporti, mobilità, filiera della conoscenza…  Ebbene, nel mezzo del cammin di questa vita, autorevoli esponenti della politica molisana e aspiranti tali insieme a magnati e navigati centristi, confinanti sanniti, spostano l’attenzione sul tema degli assetti territoriali e istituzionali e annunciano, udite udite,  all’interno di una scialba discussione politica, la panacea per (quasi) tutti i mali : la nascita del Molisannio, che sventolerà con orgoglio il vessillo delle genti che, giusto qualche secolo fa, nel corso della seconda guerra sannitica, umiliarono i romani nei pressi delle famose forche caudine”. Come non dargli ragione?

Il Molise è sempre più pieno di problemi e, per molte famiglie qui a Roma, persino il possesso della casa degli antenati costituisce l’ennesimo problema a causa delle tasse da pagare e dei crescenti costi di manutenzione. A fronte di cosa?

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