Molise, i gravi ritardi nei prodotti certificati

Grazie all’Igp “Olio di Puglia”, che comprende l’olio di tutta la regione, l’Italia ha raggiunto le 300 indicazioni geografiche. L’elenco comprende le Denominazioni di origine protetta (Dop), le Indicazioni geografiche protette (Igp) e le Specialità tradizionali garantite (Stg). Se aggiungiamo anche i Prodotti ad indicazione geografica (Ig) l’elenco arriva a quota 339.

In questo elenco di prodotti certificati, il Molise rappresenta un’inezia. Ad esclusione dell’olio Dop Molise, la regione non ha una propria Denominazione di origine protetta. Beneficia di qualche altra Dop per prodotti che per origine e denominazione non appartengono al proprio territorio, ma che vengono realizzati anche in Molise, come ad esempio il caciocavallo silano (Calabria, ma anche Basilicata, Campania e Puglia), la mozzarella e la ricotta di bufala campana (Campania, ma anche Lazio e Puglia). Altra Dop che include il Molise (insieme ad altre dieci regioni) è quella dei salamini italiani alla cacciatora, mentre l’Ipg Vitellone bianco dell’Appennino centrale lo vede insieme ad altre sette regioni. C’è poi la pizza napoletana Stg, che però è un prodotto di tutte le regioni italiane.

Insomma, i ritardi molisani sul tema delle certificazioni sono lampanti. E ciò penalizza un settore che ha difficoltà ad imporre una propria identità o un prodotto-bandiera. Giustamente Pasquale Di Lena propone la certificazione per l’Aurina o il Gentile di Larino, ma certamente nel settore dell’olio la concorrenza è fortissima, per quanto la zona di Larino vanti prodotti d’eccellenza.

Sicuramente hanno lavorato meglio in regioni prossime geograficamente o culturalmente alla nostra. In Abruzzo le certificazioni sono ben 31, con 15 Dop e 12 Igp. In Basilicata sono 21 e sappiamo quanto gli ultimi anni siano stati prolifici per la regione di Matera grazie agli investimenti in cultura. Persino la minuscola Valle d’Aosta è a quota 12. Il Molise, tra l’altro, è carente anche nel settore dei liquori, dove il Nord la fa da padrone, ma anche la Campania beneficia di due limoncelli, quello di Sorrento e quello della Costa d’Amalfi.

Riguardo a Benevento, oltre ai benefici regionali, ha quale propria caratteristica la melannurca Igp, che condivide con altre province campane.

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