Molise, il Corriere della Sera gli dedica una pagina

Il New York Times mette il Molise fra le 52 mete da visitare nel 2020. Qualche reazione positiva c’è, dal momento che il Corriere della Sera dedica oggi quasi una pagina alla più piccola Regione del Mezzogiorno. Servirà a seminare almeno un po’ di curiosità tra i lettori?

Se il pezzo a pagina 23, firmato da Candida Morvillo, parla di “rivincita della Regione che ha il record negativo in tutte le classifiche sul turismo, oltre che su natalità, disoccupazione, spopolamento” (non proprio una bella presentazione), meglio non va per altre rilevazioni, come l’ormai abusato “Il Molise non esiste”, definito dalla giornalista “un refrain complottista che gira sul web con teorie strampalate, tipo che sia un luogo immaginario, creato da uno stupratore e spacciatore per attribuire i suoi misfatti ai mitologici molisani”. Il pezzo informa che un video del 2015 intitolato «Il Molise non esiste» ha oltre 1.600.000 visualizzazioni su Youtube e anche Maurizio Crozza si è esibito in una gag sul tema.

E ancora, si legge: “Critici i trasporti: l’aeroporto non c’è; a Campobasso e Isernia arrivano solo treni regionali; un’autostrada che colleghi quelle di Tirreno e Adriatico è giusto un desiderio”.

Ecco poi i nudi e impietosi dati sul turismo raccolti e rilanciati dal Corriere della Sera: nel 2017, le notti trascorse in albergo sarebbero state 42.197 per l’Eurostat e 131 mila per Confartigianato. In generale, le presenze sono circa 450mila l’anno e, come rileva l’istat, solo l’8 per cento sono di stranieri.

Meglio non va con le dichiarazioni raccolte tra i molisani. Se Robert De Niro in Molise non s’è visto, osserva la giornalista, non torna neanche il cantante Tony Dallara, nato a Campobasso ed emigrato a Milano bambino. Il quale dichiara: «Ci sono andato solo quando ho finanziato il restauro della Madonna del Monte. Da allora, m’invitano sempre a cantare ma non mi fanno mai una vera offerta né ammettono, cuore in mano, che non possono pagare». Molisani senza soldi, insomma.

L’ex magistrato Antonio Di Pietro: «Ne sono innamorato, arriva il vento dal mare e vedo i monti della Maiella, ma posso starci perché mi guadagno il pane fuori: se dovessi campare dell’olio che produco, non vivrei. Capisco i giovani che se ne vanno». La sua soluzione per far sopravvivere il Molise è praticamente quella di riunificarsi con l’Abruzzo: «Sono per sole sette o otto regioni, più competitive nel mondo globalizzato: al Molise serve il coraggio di riunificarsi con l’Abruzzo – dice Di Pietro. Commento della giornalista: “Insomma, affinché il Molise che non esiste torni ad esistere, bisognerebbe abolirlo”.

Meglio, nella stessa pagina, il commento di Franco Arminio: “Prima la Puglia, e poi Matera, e adesso il Molise. Continua l’attenzione a un Sud che una volta era poco conosciuto. C’è da sperare che ora arrivi anche la Calabria. In Molise più che altrove si sente il silenzio di chi se n’è andato e quello di chi non è venuto. È una regione senza l’evidenziatore, colore chiaro, umore sincero, atteggiamento poco vanitoso. I molisani non sembrano scalpitare per dare notizie dei loro luoghi – scrive. Poi racconta di Sepino, del teatro sannitico di Pietrabbondante. Cita i paesi: Castel San Vincenzo, Capracotta, Fornelli, Roccamandolfi, Montemitro, Frosolone, Larino, Venafro, Agnone, Vastogirardi, Castelpetroso, Oratino. Bella la chiusura: “Il Molise è una bellezza a lento rilascio, è la vitamina M”.

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