Molise, l’aragosta nel piatto rotto

D’accordo, finalmente i vertici molisani stanno comprendendo l’importanza della comunicazione e del marketing. Dopo decenni di quasi-vuoto su questo fronte, l’inaspettato “premio” giunto da oltreoceano – gloria al New York Times che ha collocato il Molise tra le mete ideali del 2020 – può costituire un punto di partenza. Le “repliche” su un paio di importanti quotidiani, che hanno dedicato servizi al Molise, fanno ben sperare sul fronte promozione.

Occorre, però, comprendere che il problema del Molise non è quello di collezionare qualche “finestra” in più di visibilità, ma di scardinare l’isolamento mediatico. Cioè occorre colmare gli abituali vuoti. Ad esempio, perché Alberto Angela nel seguitissimo “Meraviglie” su Raiuno non s’è soffermato sul Molise? Perché le maggiori riviste del settore turistico solitamente ignorano la nostra regione? Perché, a fronte della pagina sul Corriere della Sera o sul Sole 24 Ore, poi nel corso dell’anno questi giornali non prendono in grande considerazione le notizie o gli eventi della più piccola regione del Mezzogiorno?

Il rischio, insomma, che all’entusiasmo per questi riconoscimenti non faccia seguito un flusso costante di turisti nelle strutture ricettive regionali è concreto.

Il sentore di ciò è offerto, ad esempio, dall’ennesima adozione della logica dei finanziamenti a pioggia per iniziative turistiche da realizzare nel territorio molisano. Una torta di due milioni di euro, 200mila in più rispetto a un anno fa, per il bando “Turismo è Cultura” per foraggiare Comuni, istituzioni pubbliche e soggetti privati senza scopo di lucro per la promozione del territorio.

Solita domanda: ma il Molise va fatto conoscere fuori dai propri confini o dentro? Ancora: serve davvero dar vita a eventi spesso abbastanza discutibili se poi, come il cane che si morde la coda, sono gli stessi molisani a fare da spettatori?

E’ chiaro che i flussi turistici saranno in aumento, anche perché peggio di così sarà davvero difficile. Ma, dal momento che ormai anche tanti proprietari di seconde case in Molise non rientrano più nei paesi d’origine, non c’è forse un problema di fidelizzare le presenze? Cioè, se colui che arriva per la prima volta si imbatte in tutta quella serie di problematiche legate alla fruizione del territorio – a cominciare dai collegamenti viari e dai trasporti – davvero il Molise è pronto per offrirsi all’esterno? Non si rischia di offrire la classica aragosta nel piatto rotto?

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