Nessun progresso nell’azione globale per il clima

Quattro anni dopo l’accordo di Parigi, l’azione globale sul clima è del tutto insufficiente. Le emissioni di gas serra sono ben al di sopra dei livelli necessari e nell’ultimo decennio sono aumentate mediamente dell’1,5% l’anno, mentre servirebbe una riduzione del 5% l’anno per raggiungere l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi. Ma gli impegni degli Stati restano molto limitati: appena 67 Paesi del mondo – tra cui nessuno dei primi cinque per produzione di gas serra – si sono impegnati a raggiungere l’obiettivo di emissioni zero di anidride carbonica. Se non ci saranno cambiamenti significativi nei prossimi cinque anni la capacità di azione futura sarà limitata, con danni potenzialmente irreversibili. Ma è ancora possibile prevenire i peggiori effetti del riscaldamento globale se tutti gli attori in gioco riconoscono l’urgenza di interventi globali per il clima: anche le imprese e gli investitori, che non hanno ancora compiuto un passo avanti deciso verso un’economia a zero emissioni, possono svolgere un ruolo significativo. È quanto emerge dal rapporto “The Net Zero Challenge. Global Climate Action at a Crossroads” realizzato da World Economic Forum e Boston Consulting Group.

I governi – Dall’analisi, solo 67 dei 195 Paesi membri delle Nazioni Unite (tra questi anche l’Italia) si sono impegnati realisticamente a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni entro il 2050, ma tutti insieme pesano appena il 15% delle emissioni globali. Di questi, solo 16 (meno del 6% delle emissioni) hanno sviluppato tabelle di marcia e obiettivi intermedi. Ma appena 7 – Bhutan, Costa Rica, Danimarca, Islanda, Paesi Bassi, Suriname e Svezia, pari a solo il 2% delle emissioni globali di gas serra – hanno istituito inquadramenti politici che possono realisticamente sostenere l’obiettivo. Nonostante alcuni esempi positivi, sono necessari molti più progressi in vista di Glasgow 2020 (COP26).

Le imprese – Aziende di diversi settori hanno elaborato piani ambiziosi di decarbonizzazione. Tuttavia, delle 7.000 società in tutto il mondo che riportano al Carbon Disclosure Project (l’organizzazione senza fini di lucro che monitora le emissioni globali) solo una su otto rivela integralmente le proprie emissioni di gas serra, ha un obiettivo definito di riduzione e di anno in anno lo sta effettivamente attuando. Inoltre, ben il 65% degli obiettivi dichiarati è orientato al breve termine e poco ambizioso, con la difficoltà a stabilire parametri di riferimento e tenere traccia dei progressi in mancanza di standard comuni di segnalazione. In media, gli obiettivi di riduzione delle emissioni aziendali sono circa la metà di quanto servirebbe per un mondo a 1,5 gradi: quelli a breve termine mirano a ridurre del 15% i gas serra invece del 30% necessario; quelli a più lungo termine al 50% anziché all’obiettivo “zero netto” entro il 2050.

Gli investitori – Gli investitori hanno iniziato a promuovere la riduzione delle emissioni delle società in portafoglio. Tuttavia, l’impatto della pressione su scala globale è ancora insufficiente, principalmente perché la necessità di offrire rendimenti a breve termine supera di gran lunga la domanda di strategie di decarbonizzazione.

I cittadini – La pressione pubblica e l’attivismo sta aumentando anche da parte di cittadini e consumatori, soprattutto tra i giovani dei paesi occidentali. Ma in molti paesi il cambiamento climatico non è ancora tra le prime preoccupazioni: serve una consapevolezza molto più ampia per innescare un’inversione di tendenza nella reazione pubblica su scala globale.

Per queste ragioni, secondo il rapporto WEF e BCG il mondo è di fronte un bivio. Nel prossimo decennio si deciderà se sia possibile raggiungere l’obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5 gradi e evitare effetti catastrofici per l’ambiente e la società. A questo scopo, le aziende devono ridurre l’intensità delle emissioni e cercare opportunità in nuovi modelli senza carbonio. Le soluzioni tecnologiche necessarie per la decarbonizzazione sono ampiamente disponibili, i costi di abbattimento stanno diminuendo e le barriere sono spesso sopravvalutate. I governi devono farsi avanti con impegni conformi agli obiettivi di Parigi e progettare quadri politici per decarbonizzare l’economia, sostenendo le industrie virtuose e proteggendo quelle vulnerabili dalla concorrenza sleale ad alto contenuto di carbonio, anche attraverso strumenti come tasse transfrontaliere sul carbonio e sostegno a produzioni a basse emissioni.

Il rapporto completo è scaricabile qui

Precedente Zuccherificio del Molise, la posizione del sen. Ortis Successivo La transumanza è patrimonio culturale dell'Unesco, soddisfazione in Molise